Smemoratezze dal sottosuolo

Un blog che è uno spettacolo anche quando è offline

Dimmi, ti ascolto. In emmepitre.

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Dice la sorella di un gran figo d’un blogger (che tra l’altro scrive qui, in questa folla autoriale che tanto vi sollazza col suo sovrannumero) che oggidì, per necessità o per vizio, s’usa ascoltare gli altri in mp3. Sarebbe a dire sfrondando tutto ciò che non è udibile, e per traslazione, tutto ciò di cui non ci frega un beneadorato baccello.

Credo abbia ragione.

E lo credo perché io sono tutti quei megabyte di differenza che separano un .mp3 da un .wav, metaforicamente parlando. Arriva un tizio qualsiasi e mi convolve, fourierizza e filtra: voilà, non rimane più nulla, rimango bello che fraunhoferizzato.

Il problema, ovviamente, non è il tizio qualsiasi, ma sono le persone che hai o vorresti avere vicino, e che ti rendi conto non ti capiscono; pensi di avere qualcosa di sbagliato, ma poi trovi qualcuno che invece sembra capirti a rimescolare le carte; e tuttavia ti viene il dubbio che sia più merito suo che accettabilità tua; e però; e quindi; e insomma.

Visto che fino a 4000 caratteri costa uguale, approfitto di questo spazio per richiedere una consulenza medica: dove si trova, e come si mette in rilievo la vena comica? Perché la mia non la trovo più. Sarò ingrassato.

Written by StM

June 1st, 2007 at 12:51 am

Posted in nosce te ipsum, pillole

8 Responses to 'Dimmi, ti ascolto. In emmepitre.'

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  1. È più o meno sotto il diaframma, sentirla al tatto è complicato… Però più stai di m***a e più dà segni di vita. Almeno, a me succede così! E non è neanche tanto strano, visto che in genere si è il contrario di quello che si scrive.

    emauff

    1 Jun 07 at 12:32

  2. Cercherò di stare un po’ meno stanco e un po’ più di m***a, allora :O

    StM

    1 Jun 07 at 12:35

  3. Deve succederti qualcosa di assolutamente fastidioso e doloroso, quindi assolutamente divertente, e rispunta fuori. Tipo alzarti la mattina, rimanere impigliato nelle lenzuola e cadere a terra, con ovvia sequela di moccoli che la metà fanno partire una crociata verso casa tua. Poi ci ripensi con calma dopo e ti viene da ridere. E cominci di nuovo ad essere ironico. Ma anche no.

    Griso

    1 Jun 07 at 13:56

  4. Ok, stasera mi faccio il sacco al letto di nascosto, secondo me sarà comicissimo quando proverò ad entrarci :]

    StM

    1 Jun 07 at 14:58

  5. Si trova in genere altrove. Non la cercare, improvvisamente spunta fuori più pulsante di prima. ;)

    virginiamanda

    1 Jun 07 at 19:55

  6. Eh, ma salta fuori sempre più di rado :(

    Devo tornare all’università, allora sì che la noia me la stimolava di brutto…

    @emauff: ripensandoci, visto che sei spessissmo terribilmente comica… non è che ti cade un pianoforte addosso dal quinto piano un giorno sì e uno no, vero?

    StM

    1 Jun 07 at 20:37

  7. plin plin plin… li senti anche tu i mertelletti rimasti che picchiettano ancora sulle corde?

    emauff

    2 Jun 07 at 10:18

  8. Quando non si riesce a trovare la vena comica, è d’ uopo ricorrere alla sua omologa, la vena tragica.

    Sebbene in tal caso, come la letteratura in materia ci insegna, la sopravvivenza dei lector-patientis non si può dare per certa, soprattutto in caso di prolungamento della situazione patologica (c.d. “sindrome da scoglionamento cronico”).

    seamaster

    5 Jun 07 at 19:16

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