Dimmi, ti ascolto. In emmepitre.

Dice la sorella di un gran figo d’un blogger (che tra l’altro scrive qui, in questa folla autoriale che tanto vi sollazza col suo sovrannumero) che oggidì, per necessità o per vizio, s’usa ascoltare gli altri in mp3. Sarebbe a dire sfrondando tutto ciò che non è udibile, e per traslazione, tutto ciò di cui non ci frega un beneadorato baccello.

Credo abbia ragione.

E lo credo perché io sono tutti quei megabyte di differenza che separano un .mp3 da un .wav, metaforicamente parlando. Arriva un tizio qualsiasi e mi convolve, fourierizza e filtra: voilà, non rimane più nulla, rimango bello che fraunhoferizzato.

Il problema, ovviamente, non è il tizio qualsiasi, ma sono le persone che hai o vorresti avere vicino, e che ti rendi conto non ti capiscono; pensi di avere qualcosa di sbagliato, ma poi trovi qualcuno che invece sembra capirti a rimescolare le carte; e tuttavia ti viene il dubbio che sia più merito suo che accettabilità tua; e però; e quindi; e insomma.

Visto che fino a 4000 caratteri costa uguale, approfitto di questo spazio per richiedere una consulenza medica: dove si trova, e come si mette in rilievo la vena comica? Perché la mia non la trovo più. Sarò ingrassato.

8 commenti a “Dimmi, ti ascolto. In emmepitre.”

  1. emauff said, on June 1st, 2007 at 12:32 #

    È più o meno sotto il diaframma, sentirla al tatto è complicato… Però più stai di m***a e più dà segni di vita. Almeno, a me succede così! E non è neanche tanto strano, visto che in genere si è il contrario di quello che si scrive.

  2. StM said, on June 1st, 2007 at 12:35 #

    Cercherò di stare un po’ meno stanco e un po’ più di m***a, allora :O

  3. Griso said, on June 1st, 2007 at 13:56 #

    Deve succederti qualcosa di assolutamente fastidioso e doloroso, quindi assolutamente divertente, e rispunta fuori. Tipo alzarti la mattina, rimanere impigliato nelle lenzuola e cadere a terra, con ovvia sequela di moccoli che la metà fanno partire una crociata verso casa tua. Poi ci ripensi con calma dopo e ti viene da ridere. E cominci di nuovo ad essere ironico. Ma anche no.

  4. StM said, on June 1st, 2007 at 14:58 #

    Ok, stasera mi faccio il sacco al letto di nascosto, secondo me sarà comicissimo quando proverò ad entrarci :]

  5. virginiamanda said, on June 1st, 2007 at 19:55 #

    Si trova in genere altrove. Non la cercare, improvvisamente spunta fuori più pulsante di prima. ;)

  6. StM said, on June 1st, 2007 at 20:37 #

    Eh, ma salta fuori sempre più di rado :(

    Devo tornare all’università, allora sì che la noia me la stimolava di brutto…

    @emauff: ripensandoci, visto che sei spessissmo terribilmente comica… non è che ti cade un pianoforte addosso dal quinto piano un giorno sì e uno no, vero?

  7. emauff said, on June 2nd, 2007 at 10:18 #

    plin plin plin… li senti anche tu i mertelletti rimasti che picchiettano ancora sulle corde?

  8. seamaster said, on June 5th, 2007 at 19:16 #

    Quando non si riesce a trovare la vena comica, è d’ uopo ricorrere alla sua omologa, la vena tragica.

    Sebbene in tal caso, come la letteratura in materia ci insegna, la sopravvivenza dei lector-patientis non si può dare per certa, soprattutto in caso di prolungamento della situazione patologica (c.d. “sindrome da scoglionamento cronico”).

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