Ho passato varie fasi della mia vita in stato di pirlaggine. Una di queste fasi si verificò alle medie.
Sorvolando su tutte le manifestazioni della pirlaggine per quel che riguarda il comportamento, che ce ne sarebbero delle belle e delle incriminanti, alle suddette medie ebbi un guizzo di ambizione scrittoria che tuttavia si concretizzò soltanto in prolissità molesta e completa mancanza del senso del pudore. Riempii un quaderno intero con i geroglifici (la mia grafia) di un racconto fanta-storico ambientato in qualche luogo esotico intercambiabile, nelle intenzioni sullo stile de Le miniere di re Salomone di H. R. Haggard, per intenderci, ma probabilmente con contaminazioni di Topolino, Zapotek e la ghenga.
Tuttavia mi resi conto quasi subito che faceva cagare. Pirla sì, ma non cronico.
Ho sempre avuto un difetto, nella scrittura: l’assenza di linearità. Dato A, passando per B, ecco C. Tesi, antitesi, sintesi. Questo modo di ragionare non mi appartiene. Finché il pensiero rimane dentro di me, ok, nessun problema: se non sono d’accordo con me stesso, insomma, a voi che ve ne frega? Il problema è cristallizzare un turbinìo di sinapsi in un istante ben definito. Non dev’essere un caso che le foto di gruppo non mi riescano sistematicamente mai, perché anche con le sinapsi, insomma, becco sempre quella che teneva gli occhi chiusi, o quella che si è mossa.
Sono un discepolo del caos, dell’indefinito come mezzo di conoscenza, dell’indeterminazione come approccio al reale. Oltre che ateo mi professo sempre “del ramo agnostico”, e se vogliamo sono anche un po’ paraculo. Tengo a non giustificare, ma nemmeno a condannare, e in caso io riesca a comprendere difficilmente traggo conclusioni.
Nella vita reale, il Signor Dubbio è un individuo noioso che sa snocciolare a menadito tutti i possibili boh e mah. Nella vita scritta, il Signor Dubbio s’illude di avere più tempo per bohare e mahare a fondo; sarà anche vero, ma lo scritto non è un mezzo fluido a sufficienza per la materia che sta trattando. Acquistereste mai una lava lamp statica? Io no (nemmeno quella in movimento, ma non c’entra).
Il Signor Dubbio è convinto di essere in grado di non essere inutile; ma al momento non sa proprio come. E’ un po’ lusingato dal constatare di “pensare” in un modo un po’ originale, ma è moderatamente frustrato dal fare queste constatazioni come risultato dell’essere sistematicamente frainteso. Altri disegnano nelle sue fotografie soggetti che non ci sono, tagliano con l’accetta forme che sono appena accennate, vanno giù duro di Photoshop per cancellare (quelli che sono secondo loro) gli inestetismi.
Il Signor D. pensa allora che forse sta sbagliando, come faceva al liceo, quando scriveva tante chiacchiere inutili, quando sperimentava, annegato com’era nell’equivoco che un tema potesse avere valore al di fuori del significato didattico. Il Signor D. pensa che magari dovrebbe avere più rispetto per il lettore, cercare di fargli capire quel che voleva dire senza farlo troppo faticare. Solo che il Signor D. non lo sa nemmeno lui cosa vuole dire. Perché non vuole dire proprio nulla. E non si sa se prevale il non volere, o il non dire.
C’è una cosa di cui il Signor D. è certo, ed è che gli farebbe piacere sentirsi ogni tanto un po’ più normale.
(non ricordo di preciso quando le velleità scrittorie sono morte; ma certo non risorgeranno, se non riprenderò a leggere con maggiore regolarità)