Prove tecniche di scortesia

StM - Wednesday, 30 May 2007, 19:46 - diario

Antipatia: Lei è fortunato, in genere qui quando ce ne andiamo chiudiamo a chiave. Per fortuna che io dovevo restare…

Scortesia: Be’, fortunato relativamente, non è che mi stia diverte…

Antipatia: No, dico, lei è fortunato che ci sono io, sennò… [...]

Scortesia:

Antipatia wins.

Mi rifarò.

(però secca rilevare che spesso, anche se stai lavorando per loro, sembra che siano loro a fare un favore a te)

Messaggi di stato (dementi) (6)

StM - Wednesday, 30 May 2007, 0:04 - belinate, estensioni digitali

Ormai non do più spiegazioni (tranne questo). Sono un po’ più mosci del solito, segno forse che la vecchiaia ha cominciato a rosicchiare il cervello.

Only I can mess with me (and I do…)

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Buongiorno signora Tabella. Sono qui per il censimento. Il nucleo familiare qui da quante colonne è formato? Che tipo? Quanti record? Perfetto… una firma qui… grazie, arrivederci.

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brain overload: all (both) registers full. Empty at least one register.

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“La bomba è già caduta marcondirondero, la bomba è già caduta chi la prenderà…”
“Io! Io! A me a me!”

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Mi avventuro negli array di metodi. Mi serve un party; nello specifico mi servono un mago bianco, uno nero, un guerriero, un ranger; il pirla c’è già.

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Da un grande podere derivano grandi tassazioni

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Api, fiori, Baygon, diserbante.

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Vagolài per la nebbia, una nebbia così bianca e fitta che pareva sentir muggire, fin quasi a perdermi. Poi PURTROPPO ritrovai la strada per l’ufficio.

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Voglio il DDT :@
E non posso nemmeno schiacciarla perché è autunno e quindi non mi perdonerebbe e poi dovrei a lungo cantare :@

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regolarmente, prendo l’auricolare sinistro con la mano destra, e viceversa. E siccome sono precisino, regolarmente li scambio.

Il paradosso temporale del weekend

StM - Monday, 28 May 2007, 9:09 - diario

Ultima telefonata venerdì, alle 16.50, prima che partissi per tornarmene a casa. Tra metropolitana e tutto, ci arrivo per le 19.30 (e meno male che il weekend era previsto brutto).

Lunedì, 8.50. “Ciao Matteo, sono X. Hai avuto tempo di dare un’occhiata?”.

Eh?

Le famose smemoratezze

StM - Saturday, 26 May 2007, 15:23 - opere altrui, pensieri

Tratto da Primo Levi, I sommersi e i salvati:

La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. E’ questa una verità logora, nota non solo agli psicologi, ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda, o al suo stesso comportamento. I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra; non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano, o addirittura accrescono, incorporando lineamenti estranei. Lo sanno bene i magistrati: non avviene quasi mai che due testimoni oculari dello stesso fatto lo descrivano allo stesso modo e con le stesse parole, anche se il fatto è recente, e se nessuno dei due ha un interesse personale a deformarlo. Questa scarsa affidabilità dei nostri ricordi sarà spiegata in modo soddisfacente solo quando sapremo in quale linguaggio, in quale alfabeto essi sono scritti, su quale materiale, con quale penna: a tutt’oggi è questa una meta da cui siamo lontani. Si conoscono alcuni meccanismi che falsificano la memoria in condizioni particolari: i traumi, non solo quelli cerebrali; l’interferenza da parte di altri ricordi “concorrenziali”; stati abnormi della coscienza; repressioni; rimozioni. Tuttavia, anche in condizioni normali è all’opera una lenta degradazione, un offuscamento dei contorni, un oblio per così dire fisiologico, a cui pochi ricordi resistono. E’ probabile che si possa riconoscere qui una delle grandi forze della natura, quella stessa che degrada l’ordine in disordine, la giovinezza in vecchiaia, e spegne la vita nella morte. E’ certo che l’esercizio (in questo caso, la frequente rievocazione) mantiene il ricordo fresco e vivo, allo stesso modo come si mantiene efficiente un muscolo che viene spesso esercitato; ma è anche vero che un ricordo troppo spesso evocato, ed espresso in forma di racconto, tende a fissarsi in uno stereotipo, in una forma collaudata dall’esperienza, cristallizzata, perfezionata, adorna, che si installa al posto del ricordo greggio e cresce a sue spese.

E, non per contraddire l’amore di Obi-Fran per le parole, il racconto dovrà forzatamente semplificare il ricordo per adeguarlo alla comunicazione verbale; salvo, forse, come si diceva, conoscendo “tutte le parole che servono per comunicare tutto ciò che si può comunicare”.

Poi ci sono pratiche che sono evidenti prostituzioni della memoria, e che però aiutano a vivere meglio. Una di queste è la razionalizzazione. Tale pratica, che è da vedersi in senso soggettivo e non oggettivo, e che andrebbe tradotta come “adeguamento del ricordo alla disposizione mentale del ricordante”, è attuabile da individui di qualsiasi levatura intellettuale. Molto spesso meccanismo di difesa, scatta per addolcire ricordi sgradevoli o che peserebbero sulla vostra vita come macigni.

Why is it that we don’t always recognize the moment when love begins but we always know when it ends?

Per quanto m’intenerisca la visione dell’amore ripresa da L. A. Story (”Pazzi a Beverly Hills”), non ho mai condiviso questa (pur suggestiva) affermazione. Non la ritengo generalmente valida, almeno.

Primo, perché assume che tutti sappiano cosa sia l’amore. Non è così.

Secondo, perché assume che per tutti l’amore sia la stessa cosa. Non è così.

Terzo, e poi smettiamo che sennò diventiamo antipatici, ho prove empiriche per le quali l’istante in cui comincia l’amore è invece più o meno noto ai più (”ho capito di essere innamorato di lei/lui quando…”, e non dite che eravate innamorati da prima: è successo in QUEL momento), mentre quello in cui non siete più innamorati non è molto chiaro: potete stare mesi ad amore finito e rendervene conto solo una mattina a caso in cui il vostro primo pensiero va a lui/lei e il secondo pensiero recita più o meno “ma che cazzo vuole da me?”.

L’amore è una di quelle cose che più ha bisogno di appoggiarsi a ricordi non verbali, irriferibili, e quindi più a rischio di distorsione. Anche il famoso “istante in cui vi scoprite innamorati”, a volte, a causa delle circostanze, è tale solo a posteriori. Ed è solo il primo, di una lunga serie, ricordo tradito. Con valanghe di fango nel momento della fine: e allora vi eravate illusi prima, o state travisando tutto il trascorso per autodifesa, per mettere una pietra sopra, per non rimpiangere nulla e “pensare al futuro”?

Teoria cellulare

StM - Thursday, 24 May 2007, 22:39 - pillole

Si parla di uova e di galline. Il gestore telefonico influenza le amicizie che uno si sceglie, o uno si sceglie le amicizie e poi scopre che usano il suo stesso gestore telefonico?

(c’è anche la terza via, e cioè chi ha una scheda per ogni operatore, per facilitare le operazioni di acchiappanza)

Il copioso numero di numeri Wind nella mia rubrica (a cui spammo volentieri) richiederebbe comunque una spiegazione, a fronte di una preponderanza, in generale, di numeri TIM. Non, ripeto NON è previsto che ora salti fuori qualcuno e mi commenti “eh, ma è perché sei parsimonioso“.

Son questioni.

I nuovi newbie nel campo della ristorazione

StM - Wednesday, 23 May 2007, 23:18 - pillole

Sono coloro che sanno usare forni elettrici, forni a legna, forni a gas, la nuda fiamma (se son proprio virtuosi, i becchi Bunsen), la piastra, la griglia, il tandoor, il sole a picco sui cofani delle automobili, il girarrosto, la sella dei cavalli, le “cotture chimiche”, gli specchi ustori.

Ma non sanno usare il microonde.

Ti somministrano piatti squisiti che hanno un unico, transitorio e trascurabile problema: le parti asciutte sono tiepide, mentre quelle umide/liquide ustionano di vari gradi. Tanto per non nascondere il fatto che li hanno riscaldati o scongelati poc’anzi. Tu testi con la lingua e trovi tiepido; abbandoni gli indugi e addenti con voluttà; tempo 3 picosecondi ti ritrovi catapultato nella barzelletta della Rana Dalla Bocca Larga.

Senza integralismi sulle pratiche accettabili e quelle che non lo sono (il piatto riscaldato è il male? Mah, fate voi), sarei molto curioso di dare una sbirciatina nelle cucine dei ristoranti qua e là, per capire come se la sfangano, tutte le volte, questa missione di portare 2N+1 piatti diversi a N persone, magari con tempi di attesa che non superano i 10 minuti.

Tu c’hai grossa crisi, oh

StM - Sunday, 20 May 2007, 23:19 - diario, nosce te ipsum, pensieri

Ho passato varie fasi della mia vita in stato di pirlaggine. Una di queste fasi si verificò alle medie.

Sorvolando su tutte le manifestazioni della pirlaggine per quel che riguarda il comportamento, che ce ne sarebbero delle belle e delle incriminanti, alle suddette medie ebbi un guizzo di ambizione scrittoria che tuttavia si concretizzò soltanto in prolissità molesta e completa mancanza del senso del pudore. Riempii un quaderno intero con i geroglifici (la mia grafia) di un racconto fanta-storico ambientato in qualche luogo esotico intercambiabile, nelle intenzioni sullo stile de Le miniere di re Salomone di H. R. Haggard, per intenderci, ma probabilmente con contaminazioni di Topolino, Zapotek e la ghenga.

Tuttavia mi resi conto quasi subito che faceva cagare. Pirla sì, ma non cronico.

Ho sempre avuto un difetto, nella scrittura: l’assenza di linearità. Dato A, passando per B, ecco C. Tesi, antitesi, sintesi. Questo modo di ragionare non mi appartiene. Finché il pensiero rimane dentro di me, ok, nessun problema: se non sono d’accordo con me stesso, insomma, a voi che ve ne frega? Il problema è cristallizzare un turbinìo di sinapsi in un istante ben definito. Non dev’essere un caso che le foto di gruppo non mi riescano sistematicamente mai, perché anche con le sinapsi, insomma, becco sempre quella che teneva gli occhi chiusi, o quella che si è mossa.

Sono un discepolo del caos, dell’indefinito come mezzo di conoscenza, dell’indeterminazione come approccio al reale. Oltre che ateo mi professo sempre “del ramo agnostico”, e se vogliamo sono anche un po’ paraculo. Tengo a non giustificare, ma nemmeno a condannare, e in caso io riesca a comprendere difficilmente traggo conclusioni.

Nella vita reale, il Signor Dubbio è un individuo noioso che sa snocciolare a menadito tutti i possibili boh e mah. Nella vita scritta, il Signor Dubbio s’illude di avere più tempo per bohare e mahare a fondo; sarà anche vero, ma lo scritto non è un mezzo fluido a sufficienza per la materia che sta trattando. Acquistereste mai una lava lamp statica? Io no (nemmeno quella in movimento, ma non c’entra).

Il Signor Dubbio è convinto di essere in grado di non essere inutile; ma al momento non sa proprio come. E’ un po’ lusingato dal constatare di “pensare” in un modo un po’ originale, ma è moderatamente frustrato dal fare queste constatazioni come risultato dell’essere sistematicamente frainteso. Altri disegnano nelle sue fotografie soggetti che non ci sono, tagliano con l’accetta forme che sono appena accennate, vanno giù duro di Photoshop per cancellare (quelli che sono secondo loro) gli inestetismi.

Il Signor D. pensa allora che forse sta sbagliando, come faceva al liceo, quando scriveva tante chiacchiere inutili, quando sperimentava, annegato com’era nell’equivoco che un tema potesse avere valore al di fuori del significato didattico. Il Signor D. pensa che magari dovrebbe avere più rispetto per il lettore, cercare di fargli capire quel che voleva dire senza farlo troppo faticare. Solo che il Signor D. non lo sa nemmeno lui cosa vuole dire. Perché non vuole dire proprio nulla. E non si sa se prevale il non volere, o il non dire.

C’è una cosa di cui il Signor D. è certo, ed è che gli farebbe piacere sentirsi ogni tanto un po’ più normale.

(non ricordo di preciso quando le velleità scrittorie sono morte; ma certo non risorgeranno, se non riprenderò a leggere con maggiore regolarità)

Raptus anarcoide

StM - Saturday, 19 May 2007, 13:42 - belinate, disegni, geek, acaro e nerd

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(sì, sì, lo so, non farò mai il tagger, non farò)

Effetti collaterali della destinazione del TFR

StM - Thursday, 17 May 2007, 20:23 - pillole

Caro Datore di Lavoro,

ho deciso di lasciare il mio TFR in azienda, e quindi di non destinarlo a fondi pensione, perché evidentemente ho intenzione di scapparmene presto col malloppo. Ma tu, caro Datore di Lavoro, continua pure a darmi fiducia, investire su di me, e fingere che ci siano altri buoni motivi per prendere questa decisione.

Con immutata stima

Il Tuo Dipendente

Letture che dovreste dare/fare/prendere/boh invece di perdere tempo qui

StM - Wednesday, 16 May 2007, 23:27 - informazione e TV, oblòg, segnalazioni

Quello di Daniele Luttazzi è un blog atipico (sto scherzando, che poi mi chiedete cosa sia un blog “tipico” e mi butto dal balcone per non rispondere). E’ passato dalle fasi Shockwave Flash, html e commenti per i registrati, niente più commenti. Devo ammettere di trovare condivisibile la sua ultima scelta, per qualcuno nella sua posizione (mentre non mi è chiaro invece cosa intenda Mantellini con “umiltà“).

Forse trovo facile ammirare Daniele perché non sono un personaggio pubblico e non mi ha quindi trovato ancora niente che non vada. Direttamente, almeno. Indirettamente aveva fatto un post, che non ritrovo, a proposito dei whiner che gli avevano scritto per convincerlo ad abbandonare quel cazzo (scusate) di flash (scusate di nuovo), e non c’era andato poi così leggero. Se non s’è capito io sono stato uno di costoro, ma perlomeno avevo aggiunto la mirabolante segnalazione tecnica che in realtà il flash non è che sia questa garanzia di incopiabilità, a stare a sentire l’about:cache di Firefox (hint). Vabbe’.

Comunque, di tanto in tanto su quel blog spuntano report sulle piccolezze di questo o quel personaggio pubblico; e di tanto in tanto tra questi personaggi pubblici ne capita qualcuno che apprezzo. Così è capitato anche al ligure Fabio Fazio, ahimé, e se comincia il circo giornalistico del virgolettato creativo la cosa non finirà mai più.

Non avevo invece problemi di stima da preservare riguardo a Fassino, e perciò questo post (linkato pure da Mantellini nel suo post segnalato più su) è interessante per un altro motivo, e cioè perche espone quella che è anche la mia opinione a riguardo del PD (qual gioioso acronimo). Non volendo scomodarmi più di tanto, e avendo perso un po’ di allenamento nel parlare di politica, mi limito a suggerirvi la lettura del capitolo “Democratici difettosi in partenza” in Stupid White Men di Michael Moore (stagionato, eh, ma ancora valido), in cui l’autore quasi sostiene (con esempi a supporto) che tra repubblicani e democratici siano meglio i repubblicani, perché almeno sai cosa voti, mentre i democratici tendono ad essere tali solo a parole. Il che mi ricorda qualcosa, ma non mi ricordo esattamente cosa (no, dai, abbiamo avuto solo antipasti, finora).