Pettirossi

StM - Saturday, 28 April 2007, 19:15 - nosce te ipsum, segnalazioni

Tutta la mia solidarietà ai pettirossi londinesi (amici di questo qui), e non dico per dire: il problema della vocina debole affligge anche me.

Io non so cosa dirti

StM - Thursday, 26 April 2007, 21:25 - fotografismi, pindaro, scritti

Io non so cosa dirti.

Non so come affrontare il tuo muro di sorrisi
la tua voglia di dare
i tuoi va tutto bene.

Non capisci che di dare ho bisogno anch’io
che di ricevere hai bisogno anche tu
che si può vivere in qualsiasi modo ma
non c’è motivo di non vivere meglio?

In quale inferno hai vissuto fino a ieri
che provi vergogna nel volere un abbraccio
che nemmeno sai più
di volerlo?

E proprio me
proprio me dovevi incontrare sulla tua strada
che nemmeno so più
che gli uomini
son fatti
di carne?

Mappazza

StM - Monday, 23 April 2007, 21:20 - estensioni digitali, oblòg

Eeee, sì, ho un po’ di pancetta e scarse intenzioni di farla calare.

Ma a parte ciò, trovo divertente il plugin di wordpress che permette di fare questo. Per “chi si fosse messo in ascolto soltanto adesso” e volesse fare zapping, ma anche per me, che non mi ricordo mica tutto quello che ho scritto (e infatti ci stanno gli argomenti ciclici, ci stanno).

E poi c’è questa idea che tengo qualcosa da dire ma probabilmente non è qualcosa da dire qui, e perciò prosegue la “bassa stagione” blogghica. Faccio come Celentano quella volta a Fantastico che disse di cambiare canale: se non volete guzzarvi un’immagine statica del blog di non so quanti giorni, andate tutti da gianky, e non ve ne pentirete (stranamente credo di non averlo mai linkato in un post, come ho trovato occasione di fare con abbaianti&grugnenti, ohibò).

Temperature aldiboh della media stagionale

StM - Friday, 20 April 2007, 18:33 - belinate

Prima faceva un freddo porco, ora fa un caldo bastardo. O viceversa. Ciò ha avuto il notevole pro che anche quest’anno ho potuto evitare di comprare una giacca da mezza stagione. Uhu.

(casomai mi stufassi del mio lavoro, questo post fa curriculum per Studio Apertugio)

Fabrizio De André, consigli di ascolto, parte 2

StM - Wednesday, 18 April 2007, 23:43 - opere altrui
Tutti morimmo a stento
ingoiando l’ultima voce
tirando calci al vento
vedemmo sfumar la luce

L’urlo travolse il sole
l’aria divenne stretta
cristalli di parole
l’ultima bestemmia detta

Prima che fosse finita
ricordammo a chi vive ancora
che il prezzo fu la vita
per il male fatto in un’ora

Tutti morimmo a stento, La ballata degli impiccati. Tra quelli che vi consiglio, l’album che richiede maggiore concentrazione e magari peggior umore (così, ehm, non ve lo rovina - ma sto scherzando). Ha una personalità innegabile, e io ho una certa qual passione per gli Album con la A maiuscola, quelli che non possono essere spezzettati canzone per canzone. Oserei etichettare come delizioso humor nero la canzone Girotondo.

Daltonici presbiti, mendicanti di vista
il mercante di luce, il vostro oculista,
ora vuole soltanto clienti speciali
che non sanno che farne di occhi normali.
Non più ottico ma spacciatore di lenti
per improvvisare occhi contenti,
perché le pupille abituate a copiare
inventino i mondi sui quali guardare.
Seguite con me questi occhi sognare,
fuggire dall’orbita e non voler ritornare.

Non al denaro non all’amore né al cielo, Un ottico. Per quel che mi riguarda, il capolavoro di De André (pallidamente reinterpretato, mi si perdoni, anche da Morgan, ma ascolto interessante pure quello). E sì che la fonte di ispirazione è l’Antologia di Spoon River, e sì che si prende ad ispirazione anche Vivaldi, e sì che per le musiche ha fatto la sua parte Nicola Piovani… be’, e quindi sì. Contiene “un giudice” e “un medico”, due delle prime canzoni che tardivamente conobbi di De André (grazie all’intervento del mio amico Fabio), e che tanto mi colpirono. Di “un ottico” sono attualmente drogato, e non a caso visto quanto è psichedelica.

Ok, per ora abbiamo finito. La probabile utilità di questa breve panoramica di quelle che sono attualmente le mie preferenze riguardo alla produzione del cantautore genovese, mi si è formata come ipotesi dopo aver scoperto un ascoltatore di buon gusto che non conosceva Non al denaro non all’amore né al cielo, che è un po’ un ossimoro se permettete. E anche per combattere le sempre più energiche schiere degli spezzettatori di album e venditori di canzoni, in difesa di chi invece ascolta, vende, compra album. Io *amo* gli album. Non so se sono strano io ad avere una memoria che va un po’ oltre il breve termine; forse sono un po’ strano a rimanere sconcertato di fronte a chi usa spesso i tastini next e prev. Non so.

(Questi due post mi sono riusciti a metà, ché purtroppo mi ero preso appunti mentalmente ma poi ci ho dormito sopra, l’inchiostro neuronale s’è tutto sparso e non son più riuscito a rileggerci. Uff.)

Fabrizio De André, consigli di ascolto, parte 1

StM - Tuesday, 17 April 2007, 22:30 - opere altrui
Imputato, ascolta. Noi ti abbiamo ascoltato. Tu non sapevi di avere una coscienza al fosforo piantata tra l’aorta e l’intenzione. Noi ti abbiamo osservato dal primo battere del cuore fino ai ritmi più brevi dell’ultima emozione, quando uccidevi, favorendo il potere, i soci vitalizi del potere ammucchiati in discesa a difesa della loro celebrazione; e se tu la credevi vendetta, il fosforo di guardia segnalava la tua urgenza di potere, mentre ti emozionavi nel ruolo più eccitante della legge, quello che non protegge: la parte del boia.

Imputato, il dito più lungo della tua mano è il medio, quello della mia è l’indice; eppure, anche tu hai giudicato: hai assolto e condannato al di sopra di me, ma al di sopra di me, per quello che hai fatto, per come lo hai rinnovato, il potere ti è grato. Ascolta, una volta un giudice come me giudicò chi gli aveva dettato la legge: prima cambiarono il giudice, e subito dopo, la legge. Oggi, un giudice come me, lo chiede al potere se può giudicare: tu sei il potere, vuoi essere giudicato? Vuoi essere assolto o condannato?

Storia di un impiegato, Sogno numero due. Un album di poesia al tempo stesso malinconica e cruda, senza pudore politico né morale, dal significato oscuro per la mente ma non per il cuore. Contiene La canzone del padre, forse la canzone di De André che più mi scuote le corde della tristezza. Le sonorità sono violente, a ben rendere quella violenza del potere che spesso è ben mascherata da grandi discorsi e sorridenti soprusi.

Ora se c’è una cosa amara, desolante
è quella di capire all’ultimo momento
che l’idea giusta era un’altra, un altro movimento
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta
ma di morte lenta.

Gli apostoli di turno che apprezzano il martirio
lo predicano spesso per novant’anni almeno.

Morire per delle idee sarà il caso di dirlo
è il loro scopo di vivere, non sanno farne a meno.

Canzoni, Morire per delle idee. L’album non presenta un tema di fondo, ma contiene… canzoni. Bellissime canzoni. La quasi commediodantesca (intesa come carrellata di personaggi) La città vecchia, l’arcinota Ballata dell’amore cieco (su cui Obi-Fran e la meowproductions hanno anche prodotto un corto), Giovanna D’Arco, e la mai assente malinconia cristallizzata ad esempio in Valzer per un amore.

Non temete: in nessuno dei quattro album che vi suggerisco saranno contenute le (splendide) Bocca di rosa e Via del campo.

Torino & Museo del Cinema

StM - Monday, 16 April 2007, 11:54 - diario

Fino al ventiquattresimo anno di età non ho mai sfruttato granché le opportunità che mi sono capitate. Ventiquattro anni, sì. Tra le altre cose, sono stato quasi 5 anni a Torino a scopo università e non l’ho mai degnata di molti sguardi. Certo, diranno i colleghi studenti di ingegneria: è una facoltà che (in teoria) ti fa stare tanto a lezione, (in teoria) ti fa studiare tanto a casa e in più (meno in teoria) c’è di tanto in tanto la giUoia del laboratorio, che non guasta mai (salvo i corsi di programmazione, in cui “non fa rima con obbligatorio ma fa rima con consigliato“). Quindi, o esci di sera per andare a travoni (ehm, così pare che sia Corso Peschiera/Einaudi, vicino al Poli e a dove stavo), oppure durante il giorno non hai tutto questo tempo; specie considerato che le lezioni me le sparpagliavano a caso e quindi nei giorni peggiori avevi 2 ore di lezione, 2 di buco, 4 di lezione, 2 di buco, 2 ore fino alle 20.30; cose così; il Poli poi è più o meno lontano da ogni segno di civiltà, perciò nelle 2 ore di buco avevi appena il tempo di giungere alle propaggini di un qualsiasi essere umano non ingegnere, e subito dovevi prendere l’autobus per tornare.

Il fante d'Italia davanti al Politecnico

Comunque.

Visto che i ventiquattro anni di cui all’incipit li ho compiuti da un po’, ho accettato prontamente un invito che non si poteva rifiutare (mi sono trovato una testa d’acaro mozzata nel letto, anche se forse è stato un caso), e in due giorni ho visto probabilmente più (e soprattutto, migliore) Torino di quanta ne abbia vista nei suddetti 5 anni. E dire che ci fu anche chi mi avrebbe pure preso come cicerone torinese, a me -.-

Ora, il Museo Nazionale del Cinema sta a Torino non a caso: anche solo il giro per il Balon mi ha richiamato alla mente un film; ma a pensarci bene la città sembra un agglomerato di location da set molto più di quanto possano esserlo Milano, Genova, Firenze, persino Roma (e sì che tengono Cinecittà, ma non vale; non dico che a Roma non basti puntare la cinepresa a caso per tirar fuori un bel film, ma che la città ha una sua personalità indistinguibile: se giri un film a Roma, parli di Roma). Se poi consideriamo che la mia simpaticissima guida per la capitale del Regno di Sardegna era la ragazza più cinefila (e di buon gusto, a riguardo) che abbia mai conosciuto, be’, capirete che la ri-visita mi è piaciuta parecchio.

Casomai voleste un giorno visitare il Museo Nazionale del Cinema, siete gente che non vuole perdersi nulla, e avete una resistenza fisica non indifferente, tenetevi buone 6 ore.

Il Museo Nazionale del Cinema (Torino)

La visita comincia con l’archeologia del cinema, o con il pre-cinema, con un assortimento di stereoscopie (i ricordi di quando “giocavo” col ViewMaster!), barbatrucchi ottici (come il crudele taumatropio ingabbia-uccellini :( ), cinetoscopi di Edison, e insomma tanta roba divertente anche per i bimbini, o per i bimbini cresciuti (gli stessi che magari si visitano il NEMO di Amsterdam…). Ed è un ottimo antipasto.

Si prosegue quindi per un altro piano, forse il meno interessante a dire il vero, in cui il cinema viene un po’ presentato dietro le quinte, con “nicchie” dedicate ai vari personaggi (umani o tecnologici) che fanno sì che il rito magico della creazione del film si compia. Grazioso il documentario del making-of di un mini-corto di esempio.

Il cuore del museo, quello per cui siete moralmente obbligati a sbavare copiosamente, è il piano con le nicchie a tema debordanti di spezzoni di film. A vederseli tutti sono svariate ore… sì che ci sono i posti a sedere (nel settore del cinema onirico e surreale poi sono comodissimi), ma sono risicati e lo ribadisco, le ore sono proprio svariate, eh. Le nicchie, oltre a trasmettere film a tema, a tema sono addobbate, e devo dire che alcune sono davvero riuscite.

A metà tra la seccatura e la curiosità caratteristica, di tanto in tanto (forse ogni ora?) potrete gustarvi suggestivi giochi di luce sul cupolotto della Mole. Ho detto potrete? Dovrete, invece, perché durante tali giochi di luce tutti i monitor e proiettori vengono spenti. La cosa mi lascia un po’ perplesso, ma va riconosciuto che il biglietto d’ingresso non dà accesso solo a cose che si possono vedere, bensì anche a cose che si possono esperire. Meno male comunque che avevo l’eroica guida, sennò di fronte agli schermi improvvisamente neri sarei impazzito molto prima di capire cosa stava succedendo.

Non ebbi invece modo di giungere all’ultimo piano, dove, mi si dice, alberga una galleria di locandine e cose del genere. Essaràperunaltravolta.

Fili di riso alla boh

StM - Saturday, 14 April 2007, 18:25 - how-tos

Fate bollire (gettandoli nell’acqua salata quando è in ebollizione) una quantità a voi gradita di gamberetti, considerando che se sono surgelati il loro volume si dimezzerà dopo la cottura; prendete una quantità arbitraria di fili di riso e piazzateli in ammollo per 10-15 minuti (poi scolateli); tagliuzzate la solita quantità che vi garba di scalogno o cipolla, e approssimativamente - abbondando - un quarto di mela (verde o golden, altre non saprei dire) per ogni persona; appena cotti (ed eventualmente sgusciati, se non lo sono già :P), tagliuzzate anche una parte dei gamberetti.

Una volta pronto tutto quanto, fate soffriggere in una padella per qualche minuto lo scalogno/la cipolla e la mela; quindi date una spruzzata di cerfoglio, precipitate i gamberetti tagliuzzati, e poco dopo i fili di riso con, se vi garba, qualche gamberetto intero. Mescolate, anche qui, per qualche minuto a fiamma moderata (non si deve sentire sfrigolìo a mitraglia, ecco), quindi servite nei piatti. Là potrete aggiungere, e in effetti lo consiglio, un ingrediente a vostra scelta tra salsa di peperoncino, peperoncino, salsa di soia, altro.

Il risultato è questo:

dsc_3094_fili_riso_gamberetti.jpg

In realtà gli ingredienti possono variare parecchio - questi erano quelli che avevo in casa. Sperimentate. Per esempio il soffritto di verdure potrebbe essere più vario, includendo magari carote e sedano, oppure potreste volere una salsa agrodolce evitando di usare la mela, oppure potreste essere più arditi usando l’*ananas*, come stavo per fare io… fate vobis.

Io intanto mi limito a ribadire che chi denuncia come “roba da tedeschi” la pastasciutta con sugo di pomodoro e pesto non potrà probabilmente MAI essere mio amico.

Da oggi…

StM - Saturday, 14 April 2007, 8:03 - diario, geek, acaro e nerd

…a quanto ne so i genitori possono (non è che devono, ma possono) darmi dei gran calci nel popò (o gonfiarmi di schiaffi, a seconda) casomai andassi a chiedere loro di mantenermi; non posso più fare la CONVENIENTISSIMA (!!!) (!) carta verde di trenitalia (quanti barili di petrolio viene, adesso?); i biglietti per l’interrail (che non ho mai fatto in vita mia, e che volevo fare prima di cominciare a perdere capelli :P - ho già in mente la meta e la compagnia, ehm, mancano solo le ferie in primavera o in autunno ;_;) costano di più; più in generale (e tanto per non sembrare il solito venale che pensa solo ai soldi), credo di avere ormai abbattuto l’ultimo muro anagrafico che separa la gioventù dalla vita adulta.

In tutto ciò, in tutto questo sbocciare di maturità e senno, non so come spiegare questo fatto di un monitor 14″ del ‘92 (grande annata), delle casse 25W (elettrici, temo) appiccicatevi ai fianchi con lo scotch, una vga box, e una playstation 2 nuova di zecca attaccata alla vga box (e un controller attaccato alla ps2, va da sé). Boh? Non so proprio. Va detto comunque che Okami è spassoso anche così (diventerò cieco, divertendomi) (uhm, detta in tal maniera sembra che intendo un’altra cosa) (credenze popolari, tzè).

Sorridi, e il mondo ti sorriderà

StM - Monday, 9 April 2007, 2:45 - fotografismi