Smemoratezze dal sottosuolo

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Tre film, più uno

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Quello che li accomuna sono i pranzi, le riunioni di famiglia.

Il primo che vi butto là è Festen, di Thomas Vinterberg, che ha anche il gravoso compito, come film, di essere il primo “discepolo” di Dogma 95. Riesce perfettamente nel compito di non essere “di genere”, e l’immagine della telecamera a mano conferisce realismo, tenendo lontani le patinature e gli artifizi più o meno voluti del cinema tradizionale, che caricano le opere di sovrastrutture (estetiche) forse non necessarie alla mera trascrizione cronachistica dell’azione (il sacchetto per il vomito è sotto il sedile, le uscite di sicurezza invece sono qui, qui e qui). Avendolo guardato su schermo televisivo, non posso giudicare l’accettabilità dell’immagine su uno schermo cinematografico, decisamente affossata in questa interessante recensione; ma ricordo che alla visione di Idiots, di Lars Von Trier, il mi’ povero babbo era andato in bagno a sboccare, quindi quanto a effetti collaterali della camera a mano potrei avere anch’io qualcosa da dire.

Aldilà degli intellettualismi, la storia appassiona, per quanto poco nuova (specie nel cinema nordico), e non ci sono periodi morti, scene inutili, raccordi sbagliati; l’interesse è tenuto vivo da buone scelte di montaggio (comunque, credo, già effettuate in buona parte in fase di ripresa), e da un’ottima scelta e prova degli attori (se vogliamo c’è una piccola ostentazione di luoghi comuni, ma va benissimo per noi poverelli col cervello piccolo che altrimenti non distinguerebbero un attore sconosciuto da un altro).

Dalla Danimarca passiamo alla Francia, con Il pranzo di Natale, di Danièle Thompson. Film francese, film corale d’intrecci, quasi un compito in classe per ciascun attore, ma eseguito bene. Questi maledetti pranzi di famiglia sembra non facciano altro che portare alla luce attriti sconosciuti, risvegliare vecchi rancori, causare problemi di ogni sorta. Il ripieno di un tacchino può far scoppiare una famiglia. Uno di quei film che guardi e alla fine dici “bello”, ma se poi ci pensi non sai dirti esattamente perché. Magari molti di voi lo guarderanno e alla fine diranno “che due coglioni”. Oh, be’. Se avete qualcosa contro il cinema francese, comunque, ditelo subito. Eh.

Solo una menzione, perché di diverso contesto rispetto agli altri, al “più uno” del titolo, che per unità di tempo e luogo è una riuscita opera teatrale filmata: La cena di Ettore Scola, tra l’altro una delle ultime occasioni per vedere all’opera Gassman sul grande schermo - sebbene non sia che uno dei tanti seduti al proprio banco per la verifica.

E veniamo a uno dei film più belli di tutti i tempi, quel Fanny e Alexander che non raramente viene considerato il capolavoro, la summa dell’opera di Ingmar Bergman. I convivii non lo compongono certo nella sua interezza, eppure lo permeano per tutta la sua durata. Avete ancora negli occhi la visione dell’esercito degli Ekdhal, di quel cuore pulsante che è la loro unione familiare, quando l’attenzione si trasferisce alle vicende dei due bambini e della loro madre nella casa del patrigno; e il vincolo familiare si dimostra forte e risolutivo anche per quell’interminabile periodo di angosciosa desolazione.

Di Fanny e Alexander mi è rimasto nel cuore il monologo di Oscar Ekdahl, il direttore del teatro. E’ un monologo semplice, fatto da una persona (un personaggio? No, non direi) semplice. Nessun proclama immortale, niente di preparato, eppure fatto col cuore; ed è perciò che nel mio cuore è rimasto, perché tra cuori ci si intende.

Oscar Ekdahl, direttore del Teatro di Upsala: (pensieroso)… La mia unica dote, sempre che nel mio caso si possa parlare di dote, è che io amo questo piccolo mondo dentro gli spessi muri di questo edificio, e poi voglio bene alla gente che lavora in questo piccolo mondo. Fuori di qui c’è il Grande Mondo e talvolta il piccolo mondo riesce per un secondo a rispecchiare il Grande Mondo, tanto che noi lo capiamo meglio oppure diamo alle persone che vengono qui una possibilità, per pochi momenti o secondi…

Osserva il bicchiere che regge con tutt’e due le mani. C’è un silenzio assoluto: la tempesta di neve turbina debolmente lassù nell’oscurità della soffitta. Quando solleva nuovamente lo sguardo, tutti notano che Oscar Ekdahl è insolitamente pallido e ha le lacrime agli occhi.

Oscar Ekdahl … per pochi momenti o secondi, di dimenticare il duro mondo là fuori. Il nostro Teatro è un piccolo… un piccolo spazio in cui c’è ordine, precisione, sollecitudine e amore. (…) Buon Natale!

(da qui, peccato ci siano i puntini puntini…).

Be’, mi spiace dirvelo lettori miei, ma vi tocca: Buon Natale anche a voi!

Written by StM

March 11th, 2007 at 10:42 pm

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4 Responses to 'Tre film, più uno'

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  1. Ommioddio, la svolta culturale è veramente significativa! Sono basita! ;-)

    La Meringa

    13 Mar 07 at 14:59

  2. Non capissio mai se mi schersi o no :’(

    StM

    13 Mar 07 at 15:04

  3. Ogni tanto faccio sul serio.
    Lo sai che io rifuggo un po’ dai temi prettamente informatici. Ma allo stesso tempo c’è un nonnsocché che mi attira verso il tuo blog! sarà che ogni tanto tiri fuori l’umano che è in te! ;-)

    La Meringa

    14 Mar 07 at 12:37

  4. Essì… credo in realtà di scontentare di più chi cercasse cose teNNiche.

    StM

    14 Mar 07 at 12:44

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