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	<title>Comments on: La scrittura, per quanto possa sgorgare</title>
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	<description>Nella vita precedente questo è stato un blog cattivo</description>
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		<title>By: StM</title>
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		<dc:creator>StM</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Mar 2007 15:03:29 +0000</pubDate>
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		<description>(de nient&#039; :D)

Ma ma ma è SPETTACOLARE quel tizio lì :O

Dev&#039;essere un geGNo :O</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>(de nient&#8217; :D)</p>
<p>Ma ma ma è SPETTACOLARE quel tizio lì :O</p>
<p>Dev&#8217;essere un geGNo :O</p>
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		<title>By: Obi-Fran Kenobi</title>
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		<dc:creator>Obi-Fran Kenobi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Mar 2007 01:04:53 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;artisti&quot; andava tra virgolette. Scusa lo spam. :(</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;artisti&#8221; andava tra virgolette. Scusa lo spam. :(</p>
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		<title>By: Obi-Fran Kenobi</title>
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		<dc:creator>Obi-Fran Kenobi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Mar 2007 01:04:22 +0000</pubDate>
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		<description>Oh, sui pagliacci dell&#039;arte contemporanea potrei scrivere un saggio, dopo aver montato il backstage di Contemporanea (una rassegna di teatro contemporaneo che si svolge nella mia ridente cittadina)... Dico solo che lo spettacolo di uno degli artisti più blasonati comincia con un tizio steso per terra, le brache calate e una candela accesa fissata tra le chiappe. Con un ventilatore elettrico spegne la candela, si alza, esce di scena e poi sta circa dieci minuti a strisciare sul palco spingendo dei vasi contenenti dei cactus con il naso.
E questo dovrebbe pure avere qualche senso artistico.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Oh, sui pagliacci dell&#8217;arte contemporanea potrei scrivere un saggio, dopo aver montato il backstage di Contemporanea (una rassegna di teatro contemporaneo che si svolge nella mia ridente cittadina)&#8230; Dico solo che lo spettacolo di uno degli artisti più blasonati comincia con un tizio steso per terra, le brache calate e una candela accesa fissata tra le chiappe. Con un ventilatore elettrico spegne la candela, si alza, esce di scena e poi sta circa dieci minuti a strisciare sul palco spingendo dei vasi contenenti dei cactus con il naso.<br />
E questo dovrebbe pure avere qualche senso artistico.</p>
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		<title>By: Obi-Fran Kenobi</title>
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		<dc:creator>Obi-Fran Kenobi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Mar 2007 01:00:39 +0000</pubDate>
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		<description>E&#039; un piacere ricambiato caro il mio StM :*</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un piacere ricambiato caro il mio StM :*</p>
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		<title>By: StM</title>
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		<dc:creator>StM</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Mar 2007 12:14:54 +0000</pubDate>
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		<description>Hai parecchia ragione.

Non mi smentisco perché volevo solo dimostrare che molti scrivono come parlano - io faccio semplicemente il viceversa, ma è biunivoco.

Ho omesso di sottolineare la distanza fondamentale (una bazzecola xD) tra un post in un blog e un articolo di giornale: un post lo puoi commentare, modificare, cancellare (cache dei motori a parte); un articolo ha al più l&#039;errata corrige, o l&#039;articolo del giorno dopo che aggiusta il tiro. Un libro ha le varie edizioni, ma quel che è pubblicato è pubblicato.

Ma questa differenza la vedo sempre più flebile. Intanto, anche in un blog/forum io sono contrario alle modifiche e cancellazioni. Al più mi piace la filosofia del wiki che tiene traccia di tutto (ad esempio in mediawiki non c&#039;è una funzione embedded per cancellare l&#039;history!); ma meglio ancora, quando si tratta di opinioni, sono le aggiunte/rettifiche fatte a posteriori, magari proprio separate dal post. E, d&#039;altra parte, in Italia il giornalismo si va inselvatichendo, con deriva della serietà; alcuni autori sfornano libri che &lt;em&gt;paiono&lt;/em&gt; scritti di getto (penso a qualche libro di Baricco, che pure generalmente apprezzo); non si sa quale sia l&#039;uovo e quale la gallina tra la smemoratezza sociale e la memoria trascurata (nel senso che c&#039;è, ma è sottoutilizzata o deviata) della rete.

Tenendo un blog mi rendo conto di quanto sia difficile fare gli scrittori; mi rendo conto di non essere, ancora perlomeno, uno scrittore (non che lo voglia essere... ancora). Ma mi rendo anche conto, dando uno sguardo in giro, di quanto sia difficile che gli scrittori vengano riconosciuti maggiormente dei pagliacci. Come del resto credo sia sempre successo, perché noi li chiamiamo pagliacci ma magari è quello di cui c&#039;è bisogno - ogni epoca ha bisogno dei suoi pagliacci, ed è giusto così. La storia metterà una pezza, come sempre - ma a noi cosa ce ne cale, poi?

(giusto ieri sera mi è stata ricordata l&#039;accuratezza al limite della maniacalità del buon Emile Zola...)

(comunque che bello avere Obi tra i lettori ^_^, ti dovrei mettere tra i link in una categoria &quot;Tenutari di blog fighi e che dovreste volere avere tra i vostri lettori&quot; xD)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Hai parecchia ragione.</p>
<p>Non mi smentisco perché volevo solo dimostrare che molti scrivono come parlano &#8211; io faccio semplicemente il viceversa, ma è biunivoco.</p>
<p>Ho omesso di sottolineare la distanza fondamentale (una bazzecola xD) tra un post in un blog e un articolo di giornale: un post lo puoi commentare, modificare, cancellare (cache dei motori a parte); un articolo ha al più l&#8217;errata corrige, o l&#8217;articolo del giorno dopo che aggiusta il tiro. Un libro ha le varie edizioni, ma quel che è pubblicato è pubblicato.</p>
<p>Ma questa differenza la vedo sempre più flebile. Intanto, anche in un blog/forum io sono contrario alle modifiche e cancellazioni. Al più mi piace la filosofia del wiki che tiene traccia di tutto (ad esempio in mediawiki non c&#8217;è una funzione embedded per cancellare l&#8217;history!); ma meglio ancora, quando si tratta di opinioni, sono le aggiunte/rettifiche fatte a posteriori, magari proprio separate dal post. E, d&#8217;altra parte, in Italia il giornalismo si va inselvatichendo, con deriva della serietà; alcuni autori sfornano libri che <em>paiono</em> scritti di getto (penso a qualche libro di Baricco, che pure generalmente apprezzo); non si sa quale sia l&#8217;uovo e quale la gallina tra la smemoratezza sociale e la memoria trascurata (nel senso che c&#8217;è, ma è sottoutilizzata o deviata) della rete.</p>
<p>Tenendo un blog mi rendo conto di quanto sia difficile fare gli scrittori; mi rendo conto di non essere, ancora perlomeno, uno scrittore (non che lo voglia essere&#8230; ancora). Ma mi rendo anche conto, dando uno sguardo in giro, di quanto sia difficile che gli scrittori vengano riconosciuti maggiormente dei pagliacci. Come del resto credo sia sempre successo, perché noi li chiamiamo pagliacci ma magari è quello di cui c&#8217;è bisogno &#8211; ogni epoca ha bisogno dei suoi pagliacci, ed è giusto così. La storia metterà una pezza, come sempre &#8211; ma a noi cosa ce ne cale, poi?</p>
<p>(giusto ieri sera mi è stata ricordata l&#8217;accuratezza al limite della maniacalità del buon Emile Zola&#8230;)</p>
<p>(comunque che bello avere Obi tra i lettori ^_^, ti dovrei mettere tra i link in una categoria &#8220;Tenutari di blog fighi e che dovreste volere avere tra i vostri lettori&#8221; xD)</p>
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		<title>By: Obi-Fran Kenobi</title>
		<link>http://stm.sottosuolo.org/2007/03/04/la-scrittura-per-quanto-possa-sgorgare/comment-page-1/#comment-7449</link>
		<dc:creator>Obi-Fran Kenobi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Mar 2007 11:17:43 +0000</pubDate>
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		<description>Eh, occhio qua...
Ti smentisci da solo quando parli dei tuoi temi e dici che erano pieni di correzioni.
&quot;Scrivere&quot; può voler dire tante cose, come fai notare, dalla lista della spesa, ai blog, agli articoli per giornali più o meno famosi... Mi pare altrettanto chiaro che la frase in questione sia verissima e sacrosanta, ma solo quando è rapportata a situazioni consone. Finchè scriviamo blog, articoli che leggiamo noi e pochi altri amici/conoscenti, liste della spesa, la frase non ha effetto. Non serve il &quot;filtro&quot;, non c&#039;è bisogno di decidere un target per quelli che dovranno leggere quello che scrivo.
Ma quando si entra in ambito professionale, o anche solo semi-proto-meta-para professionale, quella frase diventa vangelo.
Scrivere, rileggere, e rileggere ancora, limare e martellare, con picconi di varie misure, finchè non si ha il modello della cosa che si voleva scrivere, scritta in modo che la gente che si vuole la legga la possa leggere senza rompersi i coglioni dopo due righe, in modo che capisca quello che volevo dire.
Perchè la scrittura (e non mi frega un cazzo delle visioni contemporanee di pseudo artisti che in fondo sono solo pagliacci, io parlo degli artigiani della scrittura) ha un motivo solo, vecchio come il mondo: la COMUNICAZIONE. E se questo motivo viene meno... Tutto perde senso. Si scrivono storie inventate o articoli giornalistici anche e soprattutto per placare il nostro fortissimo e troppe volte represso desiderio di comunicare con gli altri, di essere parte di un insieme, di un gruppo, di un branco.
Chi scrive più che per il semplice gesto di farlo, stai tranquillo che il suo pezzo lo rilegge infinite volte prima di dire: ok, è pronto, leggetelo.
O pensiamo che il David sia stato fatto di getto, con tre picconate? La Gioconda in un pomeriggio noioso che non si sapeva come riempire?
Eh no, l&#039;arte della scrittura, come tutte le arti, non si può fare a cazzo come viene, bisogna sudarci.
Dipende però tutto dall&#039;ambito e dal contesto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eh, occhio qua&#8230;<br />
Ti smentisci da solo quando parli dei tuoi temi e dici che erano pieni di correzioni.<br />
&#8220;Scrivere&#8221; può voler dire tante cose, come fai notare, dalla lista della spesa, ai blog, agli articoli per giornali più o meno famosi&#8230; Mi pare altrettanto chiaro che la frase in questione sia verissima e sacrosanta, ma solo quando è rapportata a situazioni consone. Finchè scriviamo blog, articoli che leggiamo noi e pochi altri amici/conoscenti, liste della spesa, la frase non ha effetto. Non serve il &#8220;filtro&#8221;, non c&#8217;è bisogno di decidere un target per quelli che dovranno leggere quello che scrivo.<br />
Ma quando si entra in ambito professionale, o anche solo semi-proto-meta-para professionale, quella frase diventa vangelo.<br />
Scrivere, rileggere, e rileggere ancora, limare e martellare, con picconi di varie misure, finchè non si ha il modello della cosa che si voleva scrivere, scritta in modo che la gente che si vuole la legga la possa leggere senza rompersi i coglioni dopo due righe, in modo che capisca quello che volevo dire.<br />
Perchè la scrittura (e non mi frega un cazzo delle visioni contemporanee di pseudo artisti che in fondo sono solo pagliacci, io parlo degli artigiani della scrittura) ha un motivo solo, vecchio come il mondo: la COMUNICAZIONE. E se questo motivo viene meno&#8230; Tutto perde senso. Si scrivono storie inventate o articoli giornalistici anche e soprattutto per placare il nostro fortissimo e troppe volte represso desiderio di comunicare con gli altri, di essere parte di un insieme, di un gruppo, di un branco.<br />
Chi scrive più che per il semplice gesto di farlo, stai tranquillo che il suo pezzo lo rilegge infinite volte prima di dire: ok, è pronto, leggetelo.<br />
O pensiamo che il David sia stato fatto di getto, con tre picconate? La Gioconda in un pomeriggio noioso che non si sapeva come riempire?<br />
Eh no, l&#8217;arte della scrittura, come tutte le arti, non si può fare a cazzo come viene, bisogna sudarci.<br />
Dipende però tutto dall&#8217;ambito e dal contesto.</p>
]]></content:encoded>
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