La scrittura, per quanto possa sgorgare
Da questo topic (che ovviamente non sono andato a pescarmi da solo ma l’ho pigramente visto nel villaggio di Greenwich, in un perverso turbine di autometaparacitazioni):
Chissà se ne ho già parlato qui… sicuramente sì. Uffa. Famo finta che non ne abbia già parlato e ne riparlo?
Parlare di che, scusa?
Ma di quanto mi sembri sciocca l’idea che la parola scritta debba essere per forza più riflessiva di quella orale. Lo sarà per chi scrive giusto la lista della spesa; lo sarà per chi trascorre online un’ora alla settimana; lo sarà per il giornalista “fresco” che scrive il suo primo timido articolo per il giornale. Ma per chi la scrittura è quotidianità, lavoro, principale contatto col mondo, la differenza tra detto e scritto tende a scomparire.
Io, ad esempio. Non dico che scrivo come parlo; ma parlo come scrivo. Sono lento. Rifletto. Costruisco la frase. Se non è corretta torno indietro. Sono sfinente. Non sono un oratore, diciamo. E come scrittore, vivo fortunatamente nell’era digitale – che me li ricordo i miei temi… belli, eh (coff coff), ma *pieni* di rigacce, aggiunte tra le righe, asterischi.
E mi verrete a dire allora che in ogni caso scrivere permette il “cheat” della rilettura, che devi sentirti responsabilizzato, eccetera. Certo. Certamente. Quando scriverò articoli per un giornale serio (non facciamo nomi, va’), magari rileggerò. Quando scriverò UNA cosa al giorno, rileggerò. Ma considerate il caso di scrivere 100 cose al giorno; fossero anche 100 articoli per giornali seri; a un certo punto sarà la vostra vita a pretendere da voi che abbiate piena fiducia in ciò che mettete nero su bianco, e che una volta scolpite le tavole della legge passiate ad altro, a cuor leggero; che altrimenti non se ne esce più.
Quel che mi fa più specie dell’obiezione riportata è il suo non considerare che viviamo ancora nell’era televisiva, che tra l’altro si sta rivelando “ottima” maestra per l’era videofoninica: poco importa quanto è scritto nero su bianco, poco importa quello che sta memorizzato carica elettrica su bobina; importa veramente solo quello che si ripete incessantemente, giorno dopo giorno, su ogni media capiti a tiro. Hai scritto una cazzata? Pazienza, la dimenticheranno. L’hai detta a reti unificate? Chissenefrega, ti fai intervistare due altre volte e risolvi. E se la situazione nel “vecchio mondo” di televisione e giornali è questa, come si può pretendere che gli scripta maneant nel mondo fluido e irrequieto dei blog?
Mi direte: si può pretendere eccome, aspetta che ti arrivi a casa una querela e vedrai come fili. Già, è vero che la legislazione è ancora quella che regolamentava le pitture rupestri. Ma quella lasciamola proprio perdere, e consideriamo il comune sentire: nel web 2.0 che si tira fuori quasi sempre a sproposito, ma che è un paradigma sia tecnologico che culturale che si fa (nel detto comune sentire, eh) paladino di una possibilità di espressione e comunicazione mai vista prima d’ora – dobbiamo per forza considerare ogni angolo della rete come una sacra cattedra che deve ambire all’infallibilità, o possiamo ammettere che, come in una normale discussione pubblica, possa scapparci la cazzata? E che questo sia fisiologico, naturale, accettabile? E che a volte il concetto di “cazzata”, in un mondo di 6 miliardi di individui, non sia necessariamente così oggettivo?











Eh, occhio qua…
Ti smentisci da solo quando parli dei tuoi temi e dici che erano pieni di correzioni.
“Scrivere” può voler dire tante cose, come fai notare, dalla lista della spesa, ai blog, agli articoli per giornali più o meno famosi… Mi pare altrettanto chiaro che la frase in questione sia verissima e sacrosanta, ma solo quando è rapportata a situazioni consone. Finchè scriviamo blog, articoli che leggiamo noi e pochi altri amici/conoscenti, liste della spesa, la frase non ha effetto. Non serve il “filtro”, non c’è bisogno di decidere un target per quelli che dovranno leggere quello che scrivo.
Ma quando si entra in ambito professionale, o anche solo semi-proto-meta-para professionale, quella frase diventa vangelo.
Scrivere, rileggere, e rileggere ancora, limare e martellare, con picconi di varie misure, finchè non si ha il modello della cosa che si voleva scrivere, scritta in modo che la gente che si vuole la legga la possa leggere senza rompersi i coglioni dopo due righe, in modo che capisca quello che volevo dire.
Perchè la scrittura (e non mi frega un cazzo delle visioni contemporanee di pseudo artisti che in fondo sono solo pagliacci, io parlo degli artigiani della scrittura) ha un motivo solo, vecchio come il mondo: la COMUNICAZIONE. E se questo motivo viene meno… Tutto perde senso. Si scrivono storie inventate o articoli giornalistici anche e soprattutto per placare il nostro fortissimo e troppe volte represso desiderio di comunicare con gli altri, di essere parte di un insieme, di un gruppo, di un branco.
Chi scrive più che per il semplice gesto di farlo, stai tranquillo che il suo pezzo lo rilegge infinite volte prima di dire: ok, è pronto, leggetelo.
O pensiamo che il David sia stato fatto di getto, con tre picconate? La Gioconda in un pomeriggio noioso che non si sapeva come riempire?
Eh no, l’arte della scrittura, come tutte le arti, non si può fare a cazzo come viene, bisogna sudarci.
Dipende però tutto dall’ambito e dal contesto.
Obi-Fran Kenobi
4 Mar 07 at 12:17
Hai parecchia ragione.
Non mi smentisco perché volevo solo dimostrare che molti scrivono come parlano – io faccio semplicemente il viceversa, ma è biunivoco.
Ho omesso di sottolineare la distanza fondamentale (una bazzecola xD) tra un post in un blog e un articolo di giornale: un post lo puoi commentare, modificare, cancellare (cache dei motori a parte); un articolo ha al più l’errata corrige, o l’articolo del giorno dopo che aggiusta il tiro. Un libro ha le varie edizioni, ma quel che è pubblicato è pubblicato.
Ma questa differenza la vedo sempre più flebile. Intanto, anche in un blog/forum io sono contrario alle modifiche e cancellazioni. Al più mi piace la filosofia del wiki che tiene traccia di tutto (ad esempio in mediawiki non c’è una funzione embedded per cancellare l’history!); ma meglio ancora, quando si tratta di opinioni, sono le aggiunte/rettifiche fatte a posteriori, magari proprio separate dal post. E, d’altra parte, in Italia il giornalismo si va inselvatichendo, con deriva della serietà; alcuni autori sfornano libri che paiono scritti di getto (penso a qualche libro di Baricco, che pure generalmente apprezzo); non si sa quale sia l’uovo e quale la gallina tra la smemoratezza sociale e la memoria trascurata (nel senso che c’è, ma è sottoutilizzata o deviata) della rete.
Tenendo un blog mi rendo conto di quanto sia difficile fare gli scrittori; mi rendo conto di non essere, ancora perlomeno, uno scrittore (non che lo voglia essere… ancora). Ma mi rendo anche conto, dando uno sguardo in giro, di quanto sia difficile che gli scrittori vengano riconosciuti maggiormente dei pagliacci. Come del resto credo sia sempre successo, perché noi li chiamiamo pagliacci ma magari è quello di cui c’è bisogno – ogni epoca ha bisogno dei suoi pagliacci, ed è giusto così. La storia metterà una pezza, come sempre – ma a noi cosa ce ne cale, poi?
(giusto ieri sera mi è stata ricordata l’accuratezza al limite della maniacalità del buon Emile Zola…)
(comunque che bello avere Obi tra i lettori ^_^, ti dovrei mettere tra i link in una categoria “Tenutari di blog fighi e che dovreste volere avere tra i vostri lettori” xD)
StM
4 Mar 07 at 13:14
E’ un piacere ricambiato caro il mio StM :*
Obi-Fran Kenobi
5 Mar 07 at 2:00
Oh, sui pagliacci dell’arte contemporanea potrei scrivere un saggio, dopo aver montato il backstage di Contemporanea (una rassegna di teatro contemporaneo che si svolge nella mia ridente cittadina)… Dico solo che lo spettacolo di uno degli artisti più blasonati comincia con un tizio steso per terra, le brache calate e una candela accesa fissata tra le chiappe. Con un ventilatore elettrico spegne la candela, si alza, esce di scena e poi sta circa dieci minuti a strisciare sul palco spingendo dei vasi contenenti dei cactus con il naso.
E questo dovrebbe pure avere qualche senso artistico.
Obi-Fran Kenobi
5 Mar 07 at 2:04
“artisti” andava tra virgolette. Scusa lo spam. :(
Obi-Fran Kenobi
5 Mar 07 at 2:04
(de nient’ :D)
Ma ma ma è SPETTACOLARE quel tizio lì :O
Dev’essere un geGNo :O
StM
5 Mar 07 at 16:03