Gli amici degli amici degli amici

StM - Friday, 30 March 2007, 20:22 - pillole

Mentre racconto i fatti degli altri (non i fatti PRIVATI degli altri, sciocchini :*) succede spesso che a loro mi riferisca con “un mio amico”, “una mia amica”; così creo nell’ascoltatore una confusione di centinaia di amici senza volto; e dire che non ce n’è uno diverso per ogni aneddoto, ma sarebbe irrealizzabile, non per gli Ent ma almeno per noi umani, riferirsi ad una persona soltanto in base a tutte le cose che si sono dette di lei (”il mio amico a cui è successo #2, che ha fatto #15, che è amico di #18, che ha frequentato #53, l’anno scorso bla bla bla…”). Immagino semplificherebbe, se usassi dei nomi…

Update: e non dite che spammo, è un paragrafo solo. Incomprensibile (domani non lo capirò più nemmeno io), ma uno solo.

Update2: credo sia il post a cui ho fatto più revisioni. E questa non sarà l’ultima.

Messaggi di stato (dementi) (5)

StM - Thursday, 29 March 2007, 22:35 - belinate, estensioni digitali

Ultimamente ne vado producendo un po’ meno, e perciò stiamo avvicinandoci all’esaurimento scorte (sì, sì, dico sempre così, poi…). Ricordo il link della gioia.

happyness is one step away. Sadly, in the very same place you’ll get your feet stomped.

*

Placca eurasiatica? Pasta del Capitano, il dentifricio consigliato dai geologi.

*

Le signore di una certa età che si barricano davanti all’uscita e “scusi, scende?” “No, scendo tra 85 fermate”.

*

L’intramontabile inculata di sorridere dal caldo a meno 15 (medley).

(onestamente, non ricordo cosa volesse dire)

*

“Noi tramutiamo i vostri soldi in fatti” (Fondazione pro abuso di droghe)

*

Sono preoccupato. Il tappetino del mouse che ho a casa era orientato verso la Mecca.

*

Io psicolgo sul fatto tutti i lapsus freudiani

*

Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutte le salsicce sono state create uguali, e non è che perché una è lunga e l’altra è corta la prima vada chiamata salsiccia e l’altra salamella o salamino; …

*

uuuuh… uuuuh… [tuba]
dleng… dang… [tubi]
“porcu…” [idraulico]

*

To be in shape means:
a) to be a triangle
b) to be IN a triangle
c) that I might not die today

Postulato dei gestori di telefonia mobile

StM - Tuesday, 27 March 2007, 19:37 - how stuff works

Il denaro si trova nelle tasche dei clienti per via di uno spiacevole errore (risolvibile)

Anche a me è arrivato l’sms da wind che dice che mi ama, e che mi cambierà il piano tariffario da Wind 10 a Wind 12. Lo aspettavo con ansia, in effetti.

Con Wind 12 non avrai più contributi di ricarica inclusi ma solo traffico telefonico.

recita la pagina di descrizione del piano. Capite, è una feature di quel piano telefonico. E quindi io ho sbagliato, per tre anni, a prendere la ricarica da 60 euro, che erano 60 euro di traffico senza costi aggiuntivi: non era una feature del mio piano telefonico, non ne avevo il diritto, ecco.

Poi qualcuno mi spieghi perché si chiama “Wind 12″ ma gli sms vengono a costare 15. Lo chiamavano “Wind Accazzo” ed era più appropriato.

Ammetto comunque di essere allibito di fronte a tanta sfrontatezza.

Casablanca

StM - Monday, 26 March 2007, 22:56 - il criticone

Dire Casablanca è come dire Cinema. Fior di registi e autori in genere, in un certo momento o nell’altro della loro vita, hanno avuto l’accortezza (e ci mancherebbe) di guardarselo; e la sua forza ha avuto spesso una tale presa da illuminar loro la via, o da indurli a fargli addirittura omaggio di loro opere, in modo completo o parziale, in giochi di citazioni, rimandi e metacinema, o in veri e propri sacrifici votivi di celluloide.

Woody Allen costruì attorno a Casablanca, e in particolare al suo perfetto, memorabile finale, quasi un film nella sua interezza - a cominciare dal titolo: Provaci ancora, Sam. E se vi state chiedendo “ma che sta a ddì’?”, in realtà nel titolo originale la citazione è più esplicita: “Play It Again, Sam”, cioè il tormento… pardon, la celebre frase rivolta al pianista del Ricky’s Bar (o Rick’s Café), e riferita ad una canzone che è al tempo stesso una speranza e un ricordo.

As Time Goes By ci ricorda di come certe cose non cambino, non debbano e non possano cambiare, anche quando le vicende umane vengono vergate, giorno dopo giorno, di rosso sangue su pagine nere.

And when two lovers woo
They still say, “I love you.”
On that you can rely
No matter what the future brings
As time goes by.

Casablanca è un film del 1942, e parlava di guerra a guerra in corso, ma metteva i riflettori sulle influenze collaterali della guerra sulla vita di persone, che fossero comuni o straordinarie e che, pur stando in territorio neutro, dalla guerra non riuscivano a fuggire o star completamente lontane.

In “Provaci ancora, Sam”, Woody Allen mette in campo una memorabile caricatura di Humphrey Bogart, e riesce a fondere senza forzature un’intera scena del film di Michael Curtiz nel suo; per il resto non è uno dei migliori film dell’autore newyorkese, e ammetto di provare una certa epidermica repulsione per l’eccessiva, caricaturale goffaggine del protagonista. Tuttavia ne consiglio la visione senza troppe riserve, perché non è privo di sparsa originalità ed è portatore di quell’umorismo alleniano di cui non credo esista in circolazione un erede (nemmeno nello stesso Allen, e non lo dico con rammarico).

Non solo la fantasia dei registi ha subito l’impatto del mito. Nel 1998, la Lucas Arts sfornò l’avventura grafica Grim Fandango, forse primo esempio di videogioco del genere che utilizzasse un motore tridimensionale (ABS ovviamente potrà smentire - altro che Google, è ABS la minaccia alla conservazione della memoria individuale), e forse uno dei videogiochi più “cinematografici” della storia del videoludo: le citazioni a generi e a film specifici si sprecavano, che fossero evidenti e coscienti o meno, partendo dal noir di fondo e arrivando, appunto, a omaggi quasi sfacciati al film del ‘42 in questione.

Ancora nel 1998, Emir Kusturica dedicò a Casablanca una sorta di cammeo in Gatto nero, gatto bianco. E, anche lui, mostrò di essere stato particolarmente colpito da quel finale che credo qualsiasi regista sogna di filmare almeno una volta nella vita.

Come finale di un post invece non ce lo vedrei molto bene, quindi *evito*.

Amore… “nipotale”…

StM - Sunday, 25 March 2007, 23:11 - disegni

cara_nonna.png

(sarete curiosi di sapere se raggiungerò mai un qualsivoglia fondo…)

Toh, non sono il solo

StM - Saturday, 24 March 2007, 11:10 - nosce te ipsum, oblòg

Dal blog di Terry Moore:

[...]

Okay, that’s an update on what I’m doing today and what’s on my mind. If you and I had talked on the phone today this is the stuff I would have talked about if I could have gotten a word in edgewise. (I’m beginning to see the benefit of a blog because I can finish my sentences. In real life, I am too shy and quiet-voiced to command the table, or wherever, and cannot seem to get a word in during conversations involving 3 or more people. Funny story about Neil Gaiman’s beard, the one he grew during the making of a documentary, he did so because he noticed that people who normally didn’t listen to him, would when he had a beard. So he decided he would grow one during film productions so that people would listen as he tried to organize the work. Of course, like everything else Neil does, his beard was perfect. Mine looks like Pee Wee Herman’s arrest photo. When I grow a beard total strangers come up and assault me for no reason whatsoever, people I know avoid me and no less than 5 different satellites track me wherever I go.) So, thanks for listening.

(quindi, se io e voi usciamo a cena, non portatemi in un posto rumoroso)

Terry Moore è l’autore di Strangers in Paradise, un romanzo a fumetti dall’intreccio ereditato in parti eguali dalle telenovele e dai gialli, ma più bello, con l’aggiunta di valanghe di commedia e diverse secchiate di azione. Io lo sto seguendo nella edizione economica della Free Books, sarebbe a dire Strangers in Paradise Pocket, giunto al numero 9, nell’attesa magari che esca (data l’imminenza del numero 90, l’ultimo) qualcosa di simile a Bone: One Volume Edition. Perché, va detto, la qualità di SIP Pocket è mediamente bassina: in 3 numeri, su 9, mi sono capitate pagine ingiallite, balloon illeggibili, disegni irriconoscibili. Ma il prezzo è basso pure, e una storia del genere lo vale, anche a dispetto di questi disguidi. Potreste anche voler prendere i volumi cartonati (o come sono) da due trasfusioni di sangue e mezzo, ma sapete com’è: pur non essendo un fumettofilo di razza, ormai ho imparato (be’, anche grazie all’autoironia di Ortolani xD) che ogni cosa viene ripubblicata in almeno 3-4 forme diverse, e ovviamente ognuna è meglio delle precedenti; perciò io punto direttamente alle edizioni “definitive”, che “non possono mancare nella collezione di ogni appassionato”, schifando le altre :]

(poi qualche purista aggiungerebbe che le traduzioni fanno schifo, ecco, e quindi si devono considerare solo le edizioni in lingua originale)

(ah, e poi ve lo dico così, per segnalarvi che sono probabilmente in menopausa: SIP mi commuove anche, ecco)

FeRara

StM - Friday, 23 March 2007, 10:08 - opere altrui

a_ferara.jpg

-Non c’è nesciuno.

-E dove sono?

-A FeRara, sono andati a FeRara!

-A Ferrara? Ah, ho capito… grazie, eh!

(Don Camillo monsignore ma non troppo, 1961)

(In realtà, alla fine, a FeRara non ci vado… ma pareva brutto non utilizzarlo xD)

Dal pufvangelo secondo Puffo

StM - Wednesday, 21 March 2007, 21:41 - belinate, scritti

In quel tempo, Puffo si trovava in Puffilea, in casa di Puffo. Alla quarta pufpinta, il Puffo che lui prediligeva gli domandò: “Pufmaestro, un pufdubbio mi affligge. Ma mi affligge meno della pufvescica piena.” E uscì.

Prese la parola allora Puffo: “Pufmaestro, riguardo alla tua pufparabola del puffo prodigo per il cui ritorno viene ucciso il pufscarafaggio grasso, e a quella del Gargamella che passa per la cruna dell’ago più facilmente di quanto il puffo ricco possa andare in paradiso…”.

“Sì?”

“…è disponibile del pufmerchandising? Mi sono molto piaciute, e tra l’altro aspetto con impazienza il terzo episodio.”

“In verità ti dico, Puffo, che tu l’anno scorso dicesti male di me.”

“…prego?”

“Tu dicesti male di me, e perciò ti mangerò.”

“Ma non è vero, o Puffo, l’anno scorso neppure ero nat… ma scusa un attimo…”

“Sì, scusa, hai ragione. Tuo padre disse male di me.”. E così il Puffo mangiò il Puffo. “Tanto padre o figlio che differenza fa? Noi Puffi siamo tutti uguali“.

Un bisbiglio serpeggiò nella stanza e s’alzarono per un istante pufbandiere e pufstendardi con visi di puffi noti (per quanto un puffo possa essere distinto da un altro, cioè per nulla), subito fatti sparire dai pufdiscepoli.*

“Pufmaestro, sei tu il Figlio del Puffo?”

“Tu l’hai detto.”

“Eh, questo lo so, grazie al ca…”

“Prego.”

In quella tornò il Puffo che lui prediligeva, che pose la sua pufdomanda: “Pufmaestro, ma se un puffo timorato e credente, che ha sempre osservato i pufcomandamenti, onorato i suoi pufdoveri di fronte a Puffo, esercitato la carità, insomma un puffo pio, un puffo che…”

Credo di aver capito, Puffo. Vieni al punto.”

“…ok. Questo puffo ha un figlio, pio al pari suo, sarebbe a dire che…”

“OCCHEI, vai avanti.”

“…sì. Se il pio Puffo immette in un’urna quindici pufpalline numerate da 1 a 15, e fa estrarre dall’urna alla mano pia del figlio, cinque pufpalline… qual’è la pufprobabilità che queste siano esattamente i numeri da 1 a 5?”

“Dipende, mio caro puffo. Con reimmissione della pufpallina ad ogni estrazione o no? E l’ordine di estrazione conta o no?”

“…pufmaestro, non capisco.”

“In verità ti dico, se provi a farmi fare i tuoi pufcompiti come l’altra volta, perché non hai studiato, e poi moltiplicarli per tutti i tuoi pufcompagni di classe, io ti caccio dal puftempio a pedate.”

“Perché proprio dal puftempio, Pufmaestro? Ora non siamo nel puftempio.”

“Impertinente. Prima ti ci porto, e poi ti ci caccio a pedate. Scacciare i puffi dal puftempio mi riesce bene. Fila a studiare.”

Allora il Figlio del Puffo si volse verso Puffo, e senza altro motivo apparente se non infilare quanti più cliché possibili in una boiata concentrata, gli disse: “Tu sei Puffo, e su questo puffo io costruirò la mia puffa.”

Puffo non fece in tempo a sbavare al pensiero di una puffa che gli sarebbe stata costruita sopra, che fu prontamente piallato da una ruspa.

[mi sa che non continua, eh, però non è finito]

[ed è tutta colpa di djlàmu]

*=vi ricordo il sempre gustoso I puffi: un kolchoz comunista?

C’è di che esserne gorgoglianti

StM - Wednesday, 21 March 2007, 0:00 - fotografismi, opere altrui

Mia madre mi ha fatto crescere circondato di colori. Non è da tutti :)

Nevità dal StMondo

StM - Monday, 19 March 2007, 23:15 - diario

“A stare una stagione senza neve mi manca qualcosa, non mi sento completo” (D., volatile di pessimo auspicio la pronunzia del cui nome è considerata illegale dal plenum del Consiglio di Sicurezza dell’ONU).

Nel giardino di StM sono spuntati bucaneve, violette, primule, tulipani. Manca solo che le specie animali si accoppiino selvaggiamente.

“Ma hai visto Studio Aperto? Già da domenica doveva esserci la catastrofe del secolo” “Eh, io ho sentito martedì” “Sì, ma prima doveva essere domenica. E facevano vedere le immagini di uragani, valanghe, disastri, morte…” “Pioveranno frigoriferi” (un dialogo tra R., fine ottimista, e StM, non in grande spolvero).

StM aveva comprato un nuovo cappottone pesantissimo e ingombrante da guardia russa (immaginatevi un tappo in un cappotto destinato a Golia), per quest’inverno che poi si è rivelato fottutamente caldo.

“Belìn, senza giacca? Hai i calori?”.

-.-

Sicuramente l’opportunità di fare altre belle foto a tema neve mi alletta, eh, ma magari la prospettiva di tornare a casa ad un orario decente mi alletta di più. Maledetta forfora.