Smemoratezze dal sottosuolo

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Il viaggio di Capitan Fracassa

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Il cinema italiano è ancora una miniera dalla quale non capisco perché la televisione pubblica non attinga a piene mani. Forse costano di più i diritti dei buoni film italiani rispetto a quelli dei passabili e mediocri film americani?

Il Morandini parzialmente lo cassa: “girato interamente in studio, il film di E. Scola non si discosta da una barocca dimensione scenografica: tutto qui è teatro. Bello, ma senza cuore. Elegante, ma senza energia e, in fondo, senza una vera ragion d’essere”. Ed è ben giusto che si cassi il Fracassa, appropriato eccome.

Sarà che io vado matto per qualsiasi cosa coinvolga Troisi, per una qualche affinità nascosta o che altro (c’è chi dice che a volte faccio pause da Celentano, ma gradirei maggiormente mi si paragonasse a Massimo, ecco); sarà che mi lascio affabulare dalla finzione così ostentata e retorica da apparire realtà; sarà che Emmanuelle Béart è sempre bellissima (non parliamo poi della Muti, eh); sarà che in qualche modo ho sentito per un po’ soddisfatto il mio mai domo desiderio di fiabesco (che vado a cercare col lumino parimenti tra fantasy da ragazzini, capolavori di Miyazaki, varie ed eventuali).

Io “Il viaggio di Capitan Fracassa” ve lo consiglio. Queste suggestive scenografie da studio, poi, di cui ci informa il Morandini, m’hanno riportato alla mente come figuravo fossero le Fiabe Italiane narrate da Calvino (sapete, quando vi si materializza ciò che leggete nella penombra generosamente offerta dal vostro abat-jour). Perciò se siete drogati di fiabe e ammiratori del teatro, fatelo vostro (nella maniera più pudica possibile, dico).

Written by StM

February 12th, 2007 at 12:38 am

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