Smemoratezze dal sottosuolo

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Bisnonnate

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Un giorno il bisnonno mio fu imbarcato come mozzo su una nave, per farsi le ossa. Aveva 13 anni (quindi potremmo datare il fatto al 1912, no, non era il Titanic). Il nostromo, pare, gli chiese se sapesse leggere e scrivere. “Mi nu ghe n’ho per il belìn, d’ studiè”. Raggiunto il largo, il nostromo comunicò al ragazzo grossomodo che “se per quando arriveremo a Calcutta non avrai imparato a leggere, scrivere, e far di conto, io ti getto in pasto ai pesci”. All’arrivo a Calcutta il mio bisnonno spedì una bella letterina alla madre.

Grazie a lui posso dire di avere in famiglia qualcuno che ha impiegato un anno per comprare le sigarette. Era lontana, la tabaccheria, e aveva deciso di fare il giro largo.

Durante questo giro (del mondo), o forse durante un altro (due ne fece), non si sa, era finito negli Stati Uniti. Era un pugile dilettante, e così quando gli proposero di fare qualche soldo sfidando un autoctono, non se lo fece dire due volte: “Ma… a l’è neiru, ’sto lì. Stoi a vedde come lo tiro zù”. Fu unto come un cuoio (”Me ne ha date mai tante, ma mai tante…”).

Gli andò meglio la volta che ebbe un diverbio con un asino: l’animale aveva deciso di colpirlo a tradimento con un calcio; lui lo fece coricare con un pugno. “G’ho il pugnu proibìo”. Segnò talmente il povero quadrupede che “quandu me vedeiva, se m’tteva i finimeinti da sulu”.

Nella sua vita aveva fatto tante di quelle cose, pare, che una volta un tizio che aveva ascoltato con eccessiva attenzione le sue storie gli era andato a presentare il conto: “Varda, Carlettu, che secundu i miei cunti ti ti devi avere dusgent ottantanove anni”. Be’, via, andiamo, anno più anno meno, che differenza fa? Ci lamentiamo forse dei personaggi dei fumetti che vivono dieci vite e non invecchiano?

Il mio bisnonno Carletto l’ho conosciuto quand’ero proprio piccolo piccolo, e ho vaghissimi ricordi: ricordo che era alto, che mangiava caramelle alla menta (ma solo metà alla volta), che non era quasi mai in casa con la bisnonna. Mi dicono che di me dicesse “Matteo il diavolo”, chissà poi perché (io sono sempre stato tanto buonino e calmino ^_^… be’, forse calmino non sempre). A quanto pare il suo corpo era tutto un tatuaggio, segno di quella vita di mare che, ingigantimenti o meno, ha fatto per ampia parte della sua vita. Da qualche parte, in soffitta, dicono che ci sia un articoletto su di lui che titolava “Marinaio di forza non comune mette ko sei ufficiali tedeschi” (mi sfugge il contesto della cosa).

Per quanto possano apparire Munchauseniane certe storie, vanno contestualizzate in un periodo in cui era più difficile vivere ma più facile dimostrare di avere una vita, e hanno sicuramente un fondo di verità; qualcuna, magari tra le più incredibili, è sicuramente anche vera.

Penso alla mia famiglia, ed ecco cosa viene fuori: ricordi. Per la maggior parte, ricordi di seconda mano. Non ho una grande esperienza di famiglie, io. O se ce l’ho, non è granché positiva. In realtà qualcuno a me molto vicino mi ha fatto capire che una famiglia non deve necessariamente fare appoggio sui grandi numeri. Una foto per rendere l’idea, ma a volte, davvero, basta essere in due :)

Da soli invece no, non vale -.-

Written by StM

January 7th, 2007 at 10:00 am

Posted in cronache, diario

4 Responses to 'Bisnonnate'

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  1. bella vita, il nonno :>

    pinkaholic

    7 Jan 07 at 17:08

  2. beh. e io che pensavo di avere una famiglia dalle abitudini quantomeno bizzarre…
    O_O

    hollyg

    9 Jan 07 at 10:32

  3. Mò mi sto figurando chissà quali bizzarrìe in casa Golightly… o_O

    StM

    9 Jan 07 at 18:59

  4. I nonni sono semplicemente straordinari, non si scappa.

    There

    18 Jan 07 at 20:27

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