Death of a computer programmer

StM - Tuesday, 30 January 2007, 22:48 - IT and me

Ecco quelle cose che potete mettere in atto se proprio volete che io faccia schifezze e ci metta più tempo del dovuto:

  1. Non datemi documentazione o specifiche, oppure datemele obsolete, siate evasivi e arrangiatisti
  2. Datemi da finire (alla svelta) il lavoro cominciato da un altro
  3. Obbligatemi ad usare strumenti che non so usare (e che quindi con ogni probabilità sono oggettivamente pessimi)
  4. Fate fruttare il mio tempo interrogandomi in ogni momento riguardo allo stato di avanzamento dei lavori
  5. Ditemi, all’atto dell’assegnazione, che la scadenza è domani; poi spostatela di giorno in giorno, in modo che io non faccia piani di ampio respiro ma metta pezze su pezze
  6. Cercate di concentrare la maggior parte del carico di lavoro nel minor tempo possibile, per esempio lasciandomi senza far nulla per settimane e dandomi poi tre nuove cose da fare nello stesso giorno
  7. Suggeritemi di chiedere aiuto a qualcuno con maggiore esperienza ad ogni minimo intoppo, cosicché si sarà in due a meravigliarci per terrificanti, straordinarie problematiche mai viste prima (e si sarà in due a perdere tempo)
  8. Datemi tutta la strumentazione necessaria, per esempio UN solo computer per eseguire contemporaneamente DUE task da utilizzo intensivo della CPU, in aggiunta alla normale amministrazione di un IDE esoso di risorse e di vari programmilli indispensabili
  9. Fate fare tutto a me da zero, tutto - se mi serve (magari in fretta) un database Oracle, fatemi imparare ad installare Oracle (sul computer di cui al punto precedente); se mi serve una tirata di coca, fornitemi un biglietto aereo per la Colombia
  10. Apprezzate quello che faccio, sottolineando le volte in cui toppo e sorvolando su quelle in cui faccio qualcosa di buono (e lasciamo stare tutto ciò di buono che faccio che non è documentabile) - è un vero incentivo a fare bene

(vedetelo come un testamento, lammiseriaccia :P)

Bug-buddy

StM - Monday, 29 January 2007, 1:35 - belinate, geek, acaro e nerd

“Informations about the crash have been collected. Please report the bug explaining what you were doing.”

“Well… I was drinking tea. Why do you ask?”

Mi pubblicizzo un attimo le gallerie

StM - Sunday, 28 January 2007, 18:06 - estensioni digitali, fotografismi, segnalazioni

Sono un po’ invidioso di chi usa flickr. E’ una piattaforma effettivamente molto comoda e flessibile, mentre gallery è un mastodonte potente ma veramente doloroso da configurare, laborioso da navigare, e che per una certa cecità degli sviluppatori rende al 30% delle sue potenzialità (andassero un po’ alla scuola di Hokuto…). In effetti, a questo riguardo, avrei da segnalarvi, se usate gallery, un sondaggio degli sviluppatori per renderlo migliore. Io ho scritto un papiro, non siate avari nemmeno voi.

Ho creato le gallerie, l’anno scorso, pensando di arruolare poi qualche altro losco individuo e fare una cosa multiutente (:-Q____), ma già il fatto che non è stato banale personalizzare il tema (tpl? Che roba è?), e che ce ne vorrebbe uno fatto a mano per ogni utente, mi ha un po’ dissuaso. Però se avete idee vi intimo ma anche vi lenzuolo di darmele.

Nel frattempo continuo a nutrire vane speranze per questo feedino qui. E potrei pensare di fare un mix dei feed di blog e gallerie (magari addirittura commenti?), non fosse che la mia pigrizia mi impone di aspettare che a casa Feedburner muovano il sederino e si decidano a implementare i mix in proprio (lo dicono da diverso tempo, che ci stanno lavorando…).

P. S: ho ricevuto (e declinato) stamattina l’invito per far parte del gruppo Flickr Macchie di Silenzio. Ma ve lo segnalo lo stesso, in caso siate sfuggiti alla longa manu di Alice, perché con lei si va sempre sul sicuro che sarà una cosa bella e interessante (ciao, sono Sbrodolo, cugino dei sette nani).

Uorpress duepuntouno

StM - Saturday, 27 January 2007, 11:22 - estensioni digitali

Dev’essere sicuramente una figata, ma per il momento mi turbano le categorie dei link piazzate insieme a quelle dei post. Come se non ce ne fossero già abbastanza*.

(la necessaria piccola modifica al tema invece è stata un miglioramento per avere codice più pulito, e forse potrò fare modifiche analoghe in giro)

(modificherò questo post quante volte vorrò per fare prove, alla faccia vostra)

(miei adorati :*** lettori)

*=ok, è che adesso le categorie genitrici rendono conto del numero di post delle categorie figlie, quindi posso disattivare la visualizzazione di quelle con zero post. Tutto rientrato nella norma.

UPDATE: Tanto per essere vagamente utili, quando pensate all’upgrade a wp 2.1 considerate se i vostri plugin sono compatibili

http://codex.wordpress.org/Plugins/Plugin_Compatibility/2.1

e se lo sia il tema che usate

http://codex.wordpress.org/Themes/Theme_Compatibility/2.1

Se invece siete dei folli come me e usate un template quasi completamente personalizzato, date uno sguardo accurato ai tag che sono cambiati

http://codex.wordpress.org/Template_Tags

e se possibile cercate di sostituire già ora quelli deprecati (io ne ho ancora qualcuno).

E’ molto semplice

StM - Friday, 26 January 2007, 10:39 - digitalismi, pillole

Perché è diverso rubare un film da un negozio che scaricarne uno illecitamente?

A dispetto di quanto sosteneva il mio spot preferito, se rubi un dvd in un negozio stai danneggiando il negoziante, l’eventuale catena di distribuzione, e hai sottratto qualcosa la cui produzione ha avuto un costo materiale effettivo (supporto, custodia, trasporto, costi di magazzino, tasse). Se scarichi un film tutto questo non accade. Ed è tutto da dimostrare che se non scarichi allora compri.

Sempre a dirci cose nuove, eh?

(banalità suscitate da indagini banali)

Per loro due, spedire una letterina su dal camino aveva funzionato

StM - Thursday, 25 January 2007, 23:40 - diario, pindaro

Mary Poppins è uno dei ricordi più vividi che ho della mia infanzia. Mi lasciava frastornato. Ho ancora i brividi a pensare all’effetto che aveva su di me la canzone della Cattedrale (sì, sapete, quella della vecchietta dei piccioni)… un magone che non vi dico.

Da bambino guardavo film, e poi da ragazzino leggevo libri, come se fossero veri e propri portali verso altri mondi. Avevo un legame con la realtà molto labile, cosa che negli anni ha solo mutato forma (cammuffandosi da umorismo); ma non mi capita più, ormai, di guardare un film, di aprire un libro, e perdermici.

Quante volte ho sentito la morte nel cuore perché la storia era finita? Quante volte ho desiderato un contatto quasi carnale con un personaggio, nei limiti che l’aggettivo può avere per un bimbetto poco più che in fasce?

Quanto era bello? E quanto mi manca?

Non mi manca molto, in verità. Le stesse identiche sensazioni le provo ora per storie vere, per persone in carne ed ossa. Mi ci perdo, sì.

E vorrei che non fosse così.

(soundtrack: “Dalle steppe dell’Asia centrale” di Aleksandr Borodin, che ancora riesce a catapultarmi il cuore altrove)

Spie

StM - Tuesday, 23 January 2007, 22:39 - pensieri

Li conosci, ci convivi, oppure confidi loro delle cose perché di loro ti fidi.

E loro ti sputtanano.

Perché, sapete com’è, ognuno ha altre persone di cui si fida, magari. Io mi fido di te, tu ti fidi di Alceste, Alceste si fida di Rosalìa, Rosalìa si fida di Butros, Butros si fida di Umulù, Umulù si fida di N’gha’juz… cosicché i fatti tuoi vanno in giro per tutta una rete di persone fidate, finché non arrivano all’orecchio di Galactic Asshole (perché sapete, la tolleranza si va via via facendo più lasca, allontanandosi dalla fonte) che usa tali informazioni contro di te.

Oppure non puoi proprio fare a meno di dare informazioni a qualcuno il cui livello di riservatezza ha codice “broadcast” (il livello superiore ha codice “draw it on the moon”). Quelli che se ti trovi misteriosamente con uno strato di colla a presa rapida tra la tua mano destra e il tuo membro (sto CITANDO un FILM, pesti maliziose…), non per sputtanarti ma pour parler, trovano naturale raccontarlo a tutti come il fatto del giorno.

Avete presente le madri che mostrano gli album di famiglia, con le vostre foto da pupini, a perfetti sconosciuti o stronzi conclamati? Ecco. Io per esempio sto messo peggio. Sono quasi convinto che, durante i miei 15 minuti di celebrità, la genitrice si impadronirebbe di spotlight e microfono per darmi degna e rapida sepoltura sociale.

Cosa fare quando i buoi sono già ben al di fuori del recinto? E’ una vecchia barzelletta di quelle matematico-fisico-ingegnere (tratta da Science Jokes):

An engineer, a physicist, and a mathematician are shown a pasture
with a herd of sheep, and told to put them inside the smallest
possible amount of fence. The engineer is first. He herds the sheep
into a circle and then puts the fence around them, declaring, “A
circle will use the least fence for a given area, so this is the
best solution.” The physicist is next. She creates a circular fence of
infinite radius around the sheep, and then draws the fence tight around
the herd, declaring, “This will give the smallest circular fence around
the herd.” The mathematician is last. After giving the problem a little
thought, he puts a small fence around himself and then declares, “I
define myself to be on the outside!”

Quindi voi entrate nel recinto, lo chiudete, e poi: “dichiaro di essere all’esterno“. Cara vecchia matematica.

Messaggi di stato (dementi) (4)

StM - Monday, 22 January 2007, 21:57 - belinate, estensioni digitali

(Abbiamo anche il link per i feticisti appassionati)

(Certi messaggi che mi segno sono stucchevoli; più di quelli che pubblico)

(scusate se ogni tanto si va sul nerd spinto)

(comunque questo post è sicuramente meglio di quello che stavo rischiando di scrivere)

(pensate un po’)

*

“Perché non stampi?”, urlò Gutenberg alla sua laser a colori. “Fatti i cazzi tuoi”, rispose la laser a colori.

*

Viola Infingarda, “Una vita da neon attira-zanzare”, Zampirone Editore.

*

Ragni, serpenti, scorpioni e zanzare, se faccio la spia ch’io possa crepare (nel libretto di istruzioni del cruscotto della Punto).

*

Clob. Oggetto database dal nome onomatopeico, che vorrebbe dire “character large object”, mentre in realtà significa “bella me—”.

*

CazzateOutputStream cos = new CazzateOutputStream(new OutputStream());
cos.write(cazzata);

*

Spunta la Duna dal monte… [coro] Che schifo di auto che orrore di mezzo, schernendo la Fiat schernendo…

(toh, se ne parlava giusto da Fran…)

*

No sex before marriage. No sex after. And what about the discontinuity point?

*

Blob, il datatype che uccide.

*

Per rescindere dal contratto, morire.

*

$ sudo abominevolmente
Password:
bash: abominevolmente: command not found

Le operaie

StM - Saturday, 20 January 2007, 15:22 - opere altrui

Le operaie formano la gran massa della popolazione dell’alveare e si dividono tra loro i lavori interni ed esterni. Ai lavori interni attendono le più giovani, agli esterni le adulte e le vecchie. I lavori interni consistono principalmente nel nutrire e tener calda la covata, nutrire la madre, costruire i favi, ordinare le provviste che portano le foraggiatrici, far pulizia, ecc. - ed a questo attendono le operaie nei primi 15-16 giorni dalla nascita. Salvo casi eccezionali, solo dopo questo termine cominciano ad andare al raccolto, e perciò non basta che un alveare sia popoloso al momento della grande fioritura, per dare un buon prodotto, ma bisogna pure che questa popolazione abbia una forte proporzione di api adulte. Tale proporzione si verifica negli alveari che entrano nell’inverno con popolazione sufficiente, con una regina giovane, con provviste abbondanti, con buoni favi a celle d’operaia, e che non sono contrariati dall’andamento della primavera. L’abbondanza delle provviste, però, ripara in parte all’avversità della stagione. Il momento più pericoloso per la vita dell’alveare è precisamente la primavera, perché mentre nell’inverno sono le sole api adulte a consumare le provviste, in primavera invece ci sono diecine di migliaia di larve da nutrire, con forte consumo giornaliero. Quando si succedono parecchie giornate e talora settimane di mal tempo in marzo, aprile e maggio - secondo le località - la ricchezza delle provviste assicura non solo il mantenimento dell’alveare, ma la prosecuzione dell’allevamento della covata. E la presenza stessa delle abbondanti provviste - anche se poi non dovranno essere consumate - incoraggia le api a spingere l’allevamento stesso.

(da G. Canestrini, V. Asprea, 1935, Apicoltura, 13^ edizione, Hoepli, Milano)

Mica male l’idea di djlàmu

La lauretta

StM - Thursday, 18 January 2007, 22:20 - diario

Mi mancano tre esami. Da settembre 2005, quando ho dato l’ultimo. Quei tre esami sono veramente goduriosi: uno ha cambiato regole della prova e docente praticamente ogni anno dacché sono iscritto; gli altri due sono rimasti generalmente invariati, sono un po’ difficilotti, ma soprattutto sono di elettronica - e a me l’elettronica sta qua. E poi diciamo che se già non ne avevo molto per il belino di studiare, ora che lavoro ne ho financo meno.

Quest’anno il Poli sembra abbia cambiato faccia, hanno tirato fuori dal cilindro e hanno spostato un po’ di cose nella “cittadella politecnica”, nome che fa molto livello di Doom (The Polytechnic Citadel, with its horrible Schoolbarons, terrifying WhImps, and uncomprehensible Secretarydemons, will keep you glued to your chair - and your mephistophelian book of Stupidity Fundamentals I). Quindi io vado là, non ci capisco più una fava, mi iscrivo per sbaglio a scienze politiche a Lecce e me ne torno a casa con un master CEPU in ornitologia.

Si cerca di incentivarmi a darli, questi 3 bubboni. Non è che io schifi la laurea in sé. E nemmeno biasimo chi considera di più chi il foglio di carta l’ha preso, rispetto a chi s’è fermato prima. E io ho imparato tanto, all’università, sebbene poi non manchi di parlarne male: ottimi docenti, se non altro (e se uscite dal polito, vi assicuro che potete guardare dall’alto in basso molti fighetti che escono da altre università con ancora la bambagia addosso). Però, ecco, la maggior parte delle persone più in gamba che ho conosciuto la laurea nemmeno ce l’hanno. Li vedo spiegare le cose ai laureati, risolvere i problemi (magari creati dai laureati), e probabilmente vedrò i laureati fare carriera mentre loro no. E un po’ mi girano (vedere anche l’opinione di zeta).

In vita mia ho lasciato tante cose a metà. Questa sarebbe la più grave, eclatante. Ma se penso all’immagine di me che studio, mi vedo di più ad impararmi il python, per dire, che a drogare il silicio.

Sinceramente, che palle. Metto su un gregge di pecore e chi s’è visto s’è visto.