Da consumarsi preferibilmente entro
Mentre rileggevo e cancellavo il 60% della mia pagina sulla telefonia (altre seguiranno), ragionavo su come sia seccante la caducità delle informazioni, e come effettivamente lo “stream infinito” abbia conquistato appieno il diritto di rappresentare oggidì buona parte della conoscenza, spodestando il tomo finito e immutabile. E tuttavia persisto nel voler pagine un po’ defilate, a margine del resto del blog, immutabili e autoconclusive per quanto concesso dai necessari aggiornamenti effettuati di tanto in tanto: aggiornare un post si può fare, ma tradisce le aspettative - in genere morto un post se ne fa un altro; e un sacco di post su un argomento non sono la stessa cosa di una pagina organica, a cui (incredibilmente) le informazioni invecchiate si possono anche sottrarre. Eggià, perché si può anche dare più informazione dandone meno. Da far scoppiare la testa.
Lo stream di informazioni (ma non solo di quelle, come ci insegnano iTunes e Luca Sofri che nel suo libro Playlist parla della disgregazione delle compilation nelle loro componenti, cioè le canzoni) soddisfa la nostra esigenza di… non essere mai senza, avere sempre qualcosa da sgranocchiare, ma non soddisfa quella che potrebbe essere la nostra esigenza di strutturare le informazioni, di avere contesti, di lasciare sedimentare.
Le possibilità sono tre: o ci renderemo conto di stare esagerando, o scopriremo inaspettate capacità del cervello umano, o ce ne sbatteremo rumorosamente i maroni. Chi oserà trovarne una quarta verrà sconnesso da internet per 5 anni, e con decorrenza immediata.
Anyone?
