Gattimatti e altri ricordi

StM - Wednesday, 27 December 2006, 3:32 - diario

Son qui che rovisto nel mio archivietto piccino piccino di musica accumulata negli anni, felice come un bimbo che si è appena sbucciato il ginocchio, sì, ma che ormai s’è fatto la trafila di cotone/alcool/mercuro cromo (non sono aggiornato… è ancora in commercio o hanno finalmente scoperto che fa diventare comunisti/Lamberti Bava?) ed è servito e riverito per superare il terribile trauma. Lo so, la similitudine è inutilmente complicata, ma la sensazione è quella.

Dieci dischi argentei non avranno la carica di romanticismo (e polvere, e batteri) del riesumare un baule dalla soffitta (comunque lassù ho gli scatoloni, eh), ma la memoria non si formalizza: se ha da farti sorridere, commuovere, immagonire, lo fa senza tante remore.

E così mi capita sott’orecchio la Nannini di tanti anni fa, che poi è sempre uguale, che mi ricorda di quando questa casa era a misura dei suoi occupanti, e non troppo grossa, ed era una casa per persone, e non per cose (e forse questo dovrebbe far tornare d’attualità la domanda di cosa e dove sia “casa”); quello fu il periodo di transizione tra i riproduttori di cassette usa-e-getta (no, non li vendevano come tali, ma lo erano) e il sistemone hi-fi Philips con cassetto per cinque cd (l’unica cosa un po’ sborona del blocco). Tale sistemone si rivelò perfettamente in grado di distribuire equamente rumore in ogni stanza della casa, nonostante il metraggio quadrato non indifferente (e oblungo), facendo la felicità di tutti, escluso magari lo stronzo che in un dato momento voleva egoisticamente starsene un po’ ad ascoltare il silenzio.

Di qualche anno successivo, nella mia musicronistoria, qualche musichetta del tenore di Dalmore (mi dicono Paul Mounsey… ok, roba “celtica”), per citarne una a caso; qui i ricordi si fanno meno idilliaci, ma in fondo da un certo punto in poi aveva preso a piovere sul bagnato ^_^”’, e per uno spazio approssimativo di 4 anni non saprei proprio dire quale fosse il sentimento negativo predominante in un dato momento, faccio un mescolone unico con sopra scritto “da buttare”. A volte ho l’impressione di essere stato più maturo intorno ai 18 anni che ora. Si può recedere dalla maturità? “No, guardi, l’ho provata ma non è compatibile col mio sistema operativo” “Ma l’ha provata più di due anni, la garanzia da mò che è scaduta” “E allora è la sua garanzia ad essere difettosa”. Sarà il solito Teorema del Minimo Sforzo.

Euridice di Vecchioni è in uno dei cd che avevo rippato ancora “in analogico”. “Eh?”. Dovete sapere che i primi lettori cd, o almeno alcuni, non permettevano la lettura dei cd audio “raw”, no, loro erano artisti, volevano eseguirli di persona (ehm, in cassetto e laser), volevano far sentire come li suonavano bene. E così ero stato costretto ad usare la funzione di Music Match Jukebox che registrava la traccia così come era eseguita dalla scheda audio. Ossignùr. Qui le stiamo provando tutte per evitare di commuoverci.

Un po’ più in qua, finalmente, un sorriso me lo concede la Gattomatto del titolo, di Roberto Angelini (che ha un “bello” ma impossibile sito in flash, sarà rimasto segnato dalla canzone della Nannini di cui sopra). A un certo punto avevo gettato la spugna riguardo al restare sulla cresta dell’onda in fatto di novità musicali (questo Mozart ci mette troppe note nella sua musica, secondo me); poi capita sulla mia strada qualcuno che invece si teneva al passo, e ogni tanto mi rendeva anche partecipe. Un pomeriggio mi ipnotizzò per tre minuti interi canticchiando di questo felino che viveva sopra al tetto, in perfetta sincronia con l’originale in sottofondo; non so ancora oggi cos’è che mi colpì tanto, allora. Ma se ci ripenso, sorrido. E allora non mi importa.

Ho risolto tutti i miei problemi

StM - Sunday, 24 December 2006, 13:09 - diario

Cosa fare in queste vacanze natalizie? Per una volta la risposta è semplicissima: starmene a letto con la febbre :]

(in fondo è la migliore scusa che ci sia per passare il tempo a leggere)

RAI - Lo spauracchio del canone è sventolato per farci fare la scelta sbagliata

StM - Friday, 22 December 2006, 20:19 - informazione e TV, pensieri

C’è chi il canone non lo vuole più. Ragionamento: la televisione pubblica ormai fa schifo; la televisione commerciale segue il mercato; la mano invisibile del mercato mette sempre a posto un sacco di cose; allora abolendo la televisione pubblica avremo una sana concorrenza che migliorerà la qualità generale dell’offerta. No? Emmisadinò.

Come antipasto, vogliamo parlare della possibile messa online a disposizione di tutti gli utenti italiani dell’archivio RAI (alla quale cosa gli internet provider plaudono, chissàppoiperché)? Quale televisione commerciale farebbe questo? E tuttavia la questione va oltre, molto oltre.

In genere si usa la parola “pluralismo” unicamente con connotazioni politiche, anche perché una volta i canali commerciali non esistevano; ci fu un interludio in cui televisione pubblica - in mano alla politica - e televisione commerciale - sulla carta in mano ai “privati” - potevano sembrare cose diverse; poi la televisione pubblica si adeguò a quella privata come contenuti, e tuttavia “pluralismo” tornò a significare “politica”, soprattutto dacché il visconte dimezzato in altezza fece la sua discesa in campo.

In tempi di presunto monopolio canalistico, ovvero durante la legislatura precedente, si diceva che la RAI era stata incaricata dello specifico compito di fare schifo, per favorire certa concorrenza. Forse, chissà. E forse un destino non diverso fu destinato a La7 che, pur con tutto ciò, rimane, insieme a RAI3, quanto di più vicino esista alla televisione che vorrei poter vedere. La televisione come servizio di pubblica utilità, e non solo come svago, come specchietto per le allodole.

La televisione italiana è stata colpevolmente omogeneizzata su format commerciali ad alto tasso di spettacolo e impatto immediato, ma privi di contenuti. Sapete perché? A vederla con malizia, perché questo genere di trasmissioni meglio predispone la mente ad assimilare passivamente i “consigli per gli acquisti”, così come tutta una serie di suggerimenti poco tangibili riguardo alla nostra vita; al contrario, negli intervalli di trasmissioni intellettivamente stimolanti, gli spettatori se ne sbattono della Vodafogn o del vibratore Foppapedretti, e se va bene (male per gli spot), si mettono anche a discutere con le altre persone presenti. Gli interessi privati del mondo del commercio hanno dunque preso il posto del diritto di ciascuno di essere informato, educato, istruito, considerato cittadino. Ma forse il motivo è un altro, meno da paranoici complottisti. Scrive Ted Turner in un interessante articolo in cui fa una panoramica del mercato televisivo statuinitense, come si è sviluppato intorno alla sua CNN:

The Forbes list of the 400 richest Americans exerts a negative influence on society, because it discourages people who want to climb up the list from giving more money to charity. The Nielsen ratings are dangerous in a similar way–because they scare companies away from good shows that don’t produce immediate blockbuster ratings. The producer Norman Lear once asked, “You know what ruined television?” His answer: when The New York Times began publishing the Nielsen ratings. “That list every week became all anyone cared about.”

Per dirla con una parola “in italiano”: Auditel. Se ne parla da secoli in termini non lusinghieri, ma è sempre lì; non aggiungo nulla. Turner sottolinea anche:

A few media conglomerates now exercise a near-monopoly over television news. There is always a risk that news organizations can emphasize or ignore stories to serve their corporate purpose. But the risk is far greater when there are no independent competitors to air the side of the story the corporation wants to ignore.

Vogliamo questo? Chiamatelo pure oligopolio e non monopolio, ma come ben sa chi s’è guzzato il dilemma del prigioniero pasticciando con la teoria dei giochi, mettersi un attimino d’accordo prima anche se si è rivali, in fondo, può dare i suoi bei vantaggi. E non sono rari i casi di giornalisti zittiti dai propri direttori perché stavano pestando i piedi a qualcuno a cui dovevano baciare le mani, minchia, sputavano nel piatto in cui mangiavano, ’sti fetusi; i film in argomento si sprecano… ma in genere i cattivi sono più i politici (”Tutti gli uomini del presidente”) che non le corporation, chissà perché; voi datevi un’occhiata al documentario “The Corporation”, se vi va di sorbirvi tre ore di cose tristi. L’esasperazione a cui sembrano arrivati certi abbonatiforzatiRAI a me pare montata, ad arte, da parte di chi da tempo si frega le mani con impazienza nell’attesa del giorno del Gran Trapasso.

E quindi, questa televisione pubblica, questo canone? Li vogliamo? Io sì, decisamente sì voglio una televisione pubblica - ma perché chiamarla solo televisione? Io voglio un servizio pubblico di informazione e istruzione, quale che sia il mezzo dell’effettiva fruizione; e non vedo alternative, per avere questo, al pagamento di una tassa: che poi si chiami Canone oppure Giuliano la sostanza resta. Piuttosto, io il canone non lo pago volentieri per questa RAI, o perlomeno per i due terzi di questa RAI; forse che intendeva dire questo, il creatore della petizione?

Involuzione

StM - Monday, 18 December 2006, 23:46 - nosce te ipsum, pindaro

C’è gente che va in giro a mangiare rane vive. Che poi dicono che gli saltano nello stomaco, specie quando incontrano certe persone. Animalisti insorgete. E se voleste prendervi cura anche della mia, di rana…

C’è una componente dell’amore che da un certo punto della mia vita in avanti ha cominciato a farmi compagnia mio malgrado, mi ha fatto mettere in dubbio quelle che credevo fossero le mie qualità nell’ambito, e non contenta, adesso che i dubbi si sono dipanati in negativo e sono in ritirata, trova sollazzevole continuare a vessarmi senza requie e reiteratamente (con l’aggiunta occasionale di altre gustose locuzioni avverbiali desuete). Niente a più che peggiorare la situazione della mia autostima è servita l’esperienza inedita di ferire un cuore corazzato di cartapesta.

Uomo-burletta sempre a disposizione, esagerato nell’autoironia e con scarse probabilità di essere preso sul serio, causa predilezione delle burle o delle gravi quistioni, e lo schifo di tutto quel popò di roba che alberga a mezza via; pochi eletti, per congiunture astraTTE e generalmente esulanti dalla volontà loro, hanno stretto la mano alla faccia in ombra del giullare muto: qui se ne rispetta l’ombrosità e se ne tacciono le caratteristiche.

Nessuno mai conobbe, invece, talune cose che non stanno né davanti né dietro, ma bensì dentro. Nessuno forse le conoscerà mai, salvo questo folle che trovò così sciaguratamente sensato guardarsi dentro prima di guardar fuori: avrei perlomeno potuto provare a dare Anatomia.

Disclaimer: niente a che fare con coltelli, mannaie, vanghe, profanazioni, violenze, perversioni, attività illegali in genere, terrorismo, visione in replica degli Almanacchi del giorno dopo delle annate ‘86-’87, iscrizione a logge massoniche con scappellamento a destra, diarrea.

Aprimmo con un anfibio, chiudiamo con un rettile: il serpente si morde la coda. Che non è un modo originale per praticarsi sesso orale in autonomia, bensì un’auto-condanna cosciente e stupida al perpetuarsi del proprio supplizio (”Cosa fai stasera, esci?” “No, mi fan male i testicoli” “Ma dai, e cosa fai in casa?” “Mi martello i testicoli”).

E così ci si mette sempre il caso, a sistemare le cose. Io mi ostino, egli s’impunta. Vedremo chi l’avrà vinta.

(io intanto mi do una spuntatina ai capelli, così, tanto per non disturbare al cinema… no, giuro che non li taglio, solo una spuntatina)

Morti in varie salse

StM - Monday, 18 December 2006, 1:04 - disegni, pindaro

stm_sottosuolo.png
Tutto è cominciato quando ho pensato che sarebbe stato buffo vedere “stm.sottosuolo.org” su una pietra tombale. Dove meglio che lì? Poi ho ucciso l’idea buffa constatando che non sarebbe stata abbastanza buffa. Tuttavia ho provato lo stesso, e il risultato è niente più che una sperimentazione di tratto e font.

Sempre sul tema della morte, porgo le mie sentite condoglianze alla moglie dell’alimentatore del mio portatile, e alla capacità residua della batteria, che non ne avrà per molto tempo.

Oh, e può darsi che abbia ucciso la lingua inglese… ricordo dal corso per il FCE che c’era qualche stranezza nella consecutio, sia al passato che al futuro, ma sono anche passati due annetti…

Sembrerebbe insomma che l’unico a non morire qui sia io. Oh, non vi preoccupate, ce la sto mettendo tutta (è anche una di quelle cose che comunque riesce più o meno a chiunque), anche se forse il concentrarmi in maniera troppo esclusiva e poco volontaria in sofferenze da magonegenesi, notoriamente tanto più odiabili quanto più durano (e perciò per esigenza di sfiga quanto più durano tanto più vivi), ecco, temo non darà il risultato “sperato” tanto presto.

Sartre - Les mains sales

StM - Thursday, 14 December 2006, 23:03 - opere altrui

Hugo - Il Partito ha un programma: l’instaurazione di una economia socialista; e un mezzo: lo sfruttamento della lotta di classe. Voi intendete servirvene per fare una politica di collaborazione di classe nel quadro di un’economia capitalista. Per anni dovrete mentire, fingere, giocare d’astuzia, destreggiarvi, passare di compromesso in compromesso; dovrete difendere agli occhi dei vostri compagni misure reazionarie prese da un Governo di cui farete parte. Nessuno capirà: i duri ci lasceranno, gli altri perderanno la cultura politica che hanno acquistata. Saremo contaminati, rammorbiditi, disorientati; diverremo riformisti e nazionalisti; insomma, ai partiti borghesi non resterà che il disturbo di liquidarci. Hoederer! Questo Partito è il vostro, non potete esservi dimenticato degli sofrzi che avete sostenuto per foggiarlo, dei sacrifici che ha richiesto, della disciplina ch’è stato necessario imporre. Ve ne supplico: non sacrificatelo con le vostre mani.

Hoederer - Quante chiacchiere! se non vuoi correre rischi, non devi fare della politica.

Hugo - Io non voglio correre questo genere di rischi.

Hoederer - Benissimo: e come conservare il potere?

Hugo - Perché prenderlo?

Hoederer - Sei pazzo? Un esercito socialista sta per occupare il paese e tu lo lasceresti ripartire senza approfittare del suo aiuto? E’ un’occasione che non si ripeterà più: ti dico che non siamo abbastanza forti per fare la Rivoluzione da soli.

Hugo - A queste condizioni non si deve prendere il potere.

Hoederer - Che cosa vorresti fare del Partito? Una scuderia per cavalli da corsa? A che serve arrotare un coltello tutti i giorni, se non lo si usa mai per tagliare? Un Partito è sempre e solo un mezzo. Non c’è che un solo scopo: il potere.

Hugo - Non c’è che un solo scopo: far trionfare le nostre idee, tutte le nostre idee e soltanto le nostre idee.

Hoederer - E’ vero: hai delle idee, tu. Ti passerà.

[...]

Hugo - Non tutti i mezzi sono buoni.

Hoederer - Tutti i mezzi sono buoni quando siano efficaci.

Hugo - Allora, con quale diritto condannate la politica del Reggente? Egli ha dichiarato guerra all’U.R.S.S. perché questo era il mezzo più efficace per salvare l’indipendenza nazionale.

Hoederer - E tu ti illudi ch’io la condanni? Non ho tanto tempo da perdere. Egli ha fatto ciò che chiunque della sua casta avrebbe fatto al suo posto. Non lottiamo né contro degli uomini né contro una politica, ma contro la classe che produce questa politica e questi uomini.

Hugo - E il mezzo migliore che abbiate trovato per lottare contro di essa è l’offrirle di dividere il potere con voi?

Hoederer - Proprio così. Oggi è il mezzo migliore. (Pausa). Come tieni alla tua purezza, ragazzo! Come hai paura di sporcarti le mani. Ebbene, resta puro! A che cosa servirà e perché vieni tra noi? La purezza è un’idea da fachiri, da monaci. Voialtri, intellettuali, anarchici, borghesi, vi trovate la scusa per non far nulla. Non far nulla, restare immobili, stringere i gomiti al corpo, portare guanti. Io, le mani, le ho sporche. Fino ai gomiti. Le ho affondate nella merda e nel sangue. E del resto? Credi proprio che si possa governare innocentemente?

Hugo - Un giorno, forse, ci si accorgerà che non ho paura del sangue.

Hoederer - Diavolo: dei guanti rossi, è elegante. E’ il resto che ti fa paura. Ciò che puzza per il tuo piccolo naso d’aristocratico.

(da Jean-Paul Sartre, 1948, Le mani sporche, sesto quadro, scena seconda)

Bittorrent sta diventando cattivo? Forse no.

StM - Tuesday, 12 December 2006, 12:22 - digitalismi, how stuff works

Bittorrent al principio era solo un protocollo di condivisione di file un po’ diverso dagli altri, con la stranezza che per scaricare un file ne dovevi prima scaricare un altro. Non aveva un suo dominio e infatti il suo client stava un po’ defilato in una sottocartella di bitconjurer.org; eppure non ci volle molto perché venisse adottato entusiasticamente dalla comunità pirata (e fin qui ormai pare normale), e da comunità legali come quella di linux, che ne ha fatto presto uno dei mezzi preferenziali per scaricare diverse distribuzioni (e questo è stato forse inaspettato da parte dei più ciechi). Recentemente il supporto ai .torrent è stato addirittura inserito direttamente nel browser Opera.

Oggi bittorrent è diventato anche un portale (in senso lato) che strizza l’occhio (e forse è un eufemismo) alle major. I timori sui possibili sviluppi negativi si sprecano, ma qui si è in un periodo ottimista e dunque si dice: dopo YouTube/Google Video, bittorrent sarà una possibilità ulteriore per gli utenti di distribuire in modo poco costoso i prodotti della loro creatività e ingegno (che, mi auguro, esistano). Voi direte: non è già così? Che cosa cambia?

Forse l’idea non piacerà a tutti, ma se bittorrent si scrollerà di dosso la cattiva nomea di prodotto per pirati se ne avranno soprattutto benefici. Sapete come funziona il protocollo? In parole molto semplici (su wikipedia trovate anche la gif animata con sotto la spiegazione in inglese; oppure leggetevi la pagina italiana):

  1. mettete su un server il file che volete far scaricare
  2. avviate il tracker bittorrent, cioè il “server” centralizzato che lo distingue da altri protocolli p2p
  3. create un file .torrent che contiene informazioni sul file e su dovi si trovi il tracker, e lo mettete a disposizione del pubblico (per esempio su una pagina web)
  4. i primi utenti che faranno uso del .torrent useranno la vostra (costosa) banda per scaricare il file, giacché il tracker non troverà “seeder”, “seminatori”, utenti già in possesso di parte del file e dunque candidati a metterle in condivisione
  5. col tempo, sempre più utenti saranno in possesso di sempre maggiori porzioni del file, e quindi, idealmente, la banda direttamente demandata al vostro server sarà minore.

Ora, se questo è già possibile oggi per chi amministra server o occasionalmente trasforma il proprio desktop in un server, in futuro potrebbe diventare una funzione talmente comune e ritenuta “sicura” da essere, magari, compresa in pacchetti di hosting a fianco degli ormai stradiffusi servizi apache, php, mysql, e permettere, per un modesto costo in termini di risorse di calcolo, di ridurre drasticamente le esigenze di banda (per chi non lo sapesse, la maggior parte dei webhoster seri pone e comunica un limite alla velocità di trasmissione di ciascun sito - non sempre questa è resa nota agli utenti -, e alla quantità di dati trasmissibili in un mese - per esempio Altervista dovrebbe avere un limite di 10 GB mensili e bluehost di 999).

I movimenti nel mondo della content delivery sono sempre guardati con sospetto dal punto di vista del *consumatore*, dimenticando che esiste tutto un mondo di “produttori “e “distributori” che non sono le major, le star, gente carica di soldi ma persone con talento e buone idee che hanno solo l’ostacolo della scarsità di risorse. Finora la Rete è riuscita ad essere sempre dalla loro parte, nonostante i numerosi, continui, reiterati tentativi di imbavagliamento; nostri compiti sono lo stare in guardia, far sì che nessuno ponga mai ostacoli illiberali tra chi ha qualcosa da dire e chi lo vuole ascoltare, e cercare contemporaneamente di cogliere le opportunità che ci si presentano.

Proud Custom Christmas Supporter

StM - Monday, 11 December 2006, 0:10 - diario, disegni

A me il Natale mi piace, veh. Vi spiego.

Il Natale è quel periodo dell’anno in cui in genere posso trascorrere un po’ di giorni con la mi’ sorellina, che l’è una bella cosa. A Natale faccio il mio corso annuale di cucina creativa, che l’è ‘n’altra bella cosa. A Natale ci sono per me un po’ di giorni di vacanza in cui sono pienamente giustificato a starmene tranquillo e beato a casa davanti al caminetto, perché fuori fa freddo e soprattutto circola gentaglia carica di armi non convenzionali col fiocco. A Natale la programmazione televisiva migliora sensibilmente, e magari su qualche emittente locale ci scappa anche il film-chicca anni ‘50-’60. A Natale le persone che non sopporti magari sono in vacanza a sciare o a godersi un tropico a piacere, beati loro, beati noi.

Abbiate pazienza, tutti voi che trovate pellicce di grizzly nell’uovo natalizio: avete ragione. Ma date uno sguardo anche a quanto c’è di buono, e se per voi non è abbastanza adoperatevi per aumentarlo. Se c’è da sfanculare trenta familiari, vabbe’; se c’è da addobbare il cartone in cui dormite la notte, vabbe’; se c’è da piazzare ordigni ad orologeria in un centro commerciale, vabbe’. Fate come vi pare. Ma fate qualcosa.

proudcustomchristmassupporter.jpg
proudcustomchristmassupporter.jpg

(io per esempio avevo proprio voglia di riprendere in mano gimp -.-, e ovviamente c’è almeno UNA grossa svista -.-)

(fatene pure quel che volete, voi tre)

Da consumarsi preferibilmente entro

StM - Thursday, 7 December 2006, 19:02 - digitalismi, estensioni digitali, pensieri

Mentre rileggevo e cancellavo il 60% della mia pagina sulla telefonia (altre seguiranno), ragionavo su come sia seccante la caducità delle informazioni, e come effettivamente lo “stream infinito” abbia conquistato appieno il diritto di rappresentare oggidì buona parte della conoscenza, spodestando il tomo finito e immutabile. E tuttavia persisto nel voler pagine un po’ defilate, a margine del resto del blog, immutabili e autoconclusive per quanto concesso dai necessari aggiornamenti effettuati di tanto in tanto: aggiornare un post si può fare, ma tradisce le aspettative - in genere morto un post se ne fa un altro; e un sacco di post su un argomento non sono la stessa cosa di una pagina organica, a cui (incredibilmente) le informazioni invecchiate si possono anche sottrarre. Eggià, perché si può anche dare più informazione dandone meno. Da far scoppiare la testa.

Lo stream di informazioni (ma non solo di quelle, come ci insegnano iTunes e Luca Sofri che nel suo libro Playlist parla della disgregazione delle compilation nelle loro componenti, cioè le canzoni) soddisfa la nostra esigenza di… non essere mai senza, avere sempre qualcosa da sgranocchiare, ma non soddisfa quella che potrebbe essere la nostra esigenza di strutturare le informazioni, di avere contesti, di lasciare sedimentare.

Le possibilità sono tre: o ci renderemo conto di stare esagerando, o scopriremo inaspettate capacità del cervello umano, o ce ne sbatteremo rumorosamente i maroni. Chi oserà trovarne una quarta verrà sconnesso da internet per 5 anni, e con decorrenza immediata.

Anyone?

Memento (mori, s***o)

StM - Tuesday, 5 December 2006, 20:42 - diario

Sto diventando insofferente verso le altrui sistematiche dimenticanze di ciò che dico e mi si dice; verso i discorsi lasciati cadere e mai più ripresi, sostituiti la volta dopo con un “ciao come va?” o con un “cosa fai a capodanno?“; verso i “non parli mai, non dici mai niente, sono sempre io a cominciare i discorsi”, quando la volta prima avevo parlato tanto e non avevo avuto risposta (oppure, peggio, avevo ricevuto in risposta frasi di circostanza); verso la sminuizione (oh maronn’) di ciò che dico come se fosse una chiacchiera come un’altra, un riempitivo per non farsi pesare la reciproca compagnia.

E stiamo volutamente trascurando i casi patologici (pappagalli, yes-men, bastiancontrari, personaggi da film, cervelli sottovuoto, altre curiosità zoologiche).

Per questo e altri motivi, no non è colpa del Natale, tengo le palle girate. Domanda: come fai a capire che le palle sono girate, se sono sferiche? Ehe, se guardi bene da qualche parte c’è il marchio.