Smemoratezze dal sottosuolo

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Identità

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Il problema dell’identità ha molti aspetti: giuridici, scientifici, filosofici, fino ad arrivare a quelli specificamente etici o religiosi, e oltre, verso l’infinito.

Chi sono io? Sono il mio dna? Sono la vita che ho vissuto? Sono uno spazio a N dimensioni, in cui N è il numero di persone con cui ho interagito (per non dire il solito pirandelliano “uno, nessuno e centomila”)? Sono il figlio dei miei genitori e il padre dei miei figli? Sono le azioni che ho compiuto?

Ha importanza?

Per la maggior parte del tempo (per fortuna?), affrontiamo il problema dell’identità unicamente sotto l’aspetto legale/giuridico/tecnico, per l’esigenza di sapere chi ha fatto che cosa come e quando (e dove, ma in tempi digitali ha importanza solo per il fuso orario – poi, be’, c’è il tempo UTC a dire il vero). Come si sa il “chi”, aldilà di ogni ragionevole dubbio? E’ un periodo in cui la questione mi torna alla mente spesso, e neanche a farlo apposta me lo ricordano Punto Informatico e Slashdot.

Su Punto Informatico di mercoledì 15 novembre, il signor Emiliano D. F. parla della “farsa del codice fiscale” in Italia, facendo sorgere il sospetto che forse non sia adeguato ad un eventuale (ma sempre più “necessario”) ruolo di identificativo univoco nell’era digitale: questo in quanto “parlante”, cioè contenente informazioni anagrafiche sul suo proprietario (vedere la relativa voce su Wikipedia per maggiori informazioni), ma anche in quanto univoco solo sulla carta: in caso di “collisioni”, cioè di due persone che avrebbero codice fiscale identico a partire dai loro dati anagrafici, il Ministero delle Finanze rilascia effettivamente due codici diversi, ma ciò non è garanzia che all’atto del riconoscimento del cittadino tali codici siano quelli che fanno testo (pare vi sia l’abitudine di ricalcolarseli a partire dai dati anagrafici).

Vi ricordate della Carta d’identità elettronica? Sì, quella che forse qualcuno in qualche paese d’Italia si sta gioiosamente sperimentando, e che doveva sostituire la versione cartacea a inizio di quest’anno. Ecco. Quando ne ho sentito parlare in un certo corso universitario, mi ha favorevolmente colpito il fatto che molti dati non fossero SULLA carta stessa, ma accessibili solo ATTRAVERSO la carta, e solo dalle persone autorizzate – che tra l’altro avrebbero avuto accesso solo al sottoinsieme di informazioni di loro competenza; questo grazie al funzionamento delle smartcard, che come ben sapete hanno la peculiarità di contenere una chiave che non esce mai dal chip (le informazioni entrano in chiaro ed escono criptate, o viceversa, direttamente nel chip), e il loro utilizzo per l’accesso a database centralizzati, fossero essi di volta in volta quello del Ministero delle Finanze, quello del Ministero della Sanità, e via dicendo. Tutto molto bello, ma poi mi viene da pensare a come, nonostante il decente codice della privacy che abbiamo (la famosa legge 196/2003), siano gestiti DAVVERO i nostri dati, anche da nomi altisonanti (le Poste mi risulta siano una Certification Authority, ma i loro server se ne stanno tranquillamente per dei giorni interi con certificati ssl scaduti – un esempio che non c’entra molto col discorso ma che rende forse l’idea del sommerso); e allora, come sempre quando si scontrano idee e realtà, non so davvero se desiderare di avere un’identità digitale del genere.

Poi in Gran Bretagna succedono cose buffe come questa dei “passaporti sicuri”, che probabilmente un ragazzo appena uscito da una High School qualsiasi avrebbe saputo realizzare meglio. Abbiamo della gente nei nostri parlamenti che probabilmente non distingue una .jpg con una firma scannerizzata da una firma digitale; e questi decideranno in che modo il nostro io sarà univocamente riconosciuto nello sterminato mondo dei dati e metadati. Siamo in ottime mani.

Da uno dei commenti della news di ./:

If my passport gets stolen, I report it. It gets cloned, I’ve no idea somebody is impersonating me, screwing up my life (and others).

Collegare l’identificazione elettronica a quella biologica? Controlli incrociati smartcard + database 1 + iride + database 2 + dna + database 3? Attenzione, signori. Questo otterrà effetti MOLTO più deleteri di quanto possiate desiderare; dovrete andare in giro facendo attenzione ai vostri campioni di codice genetico, e ai vostri occhi; non ne vale la pena.

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Written by StM

November 18th, 2006 at 5:22 pm

Posted in digitalismi,pensieri

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4 Responses to 'Identità'

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  1. bha, ha i sui lati positive e negativi, mi vengono in mente molti films di fantascienza, basta barriere et vincoli, la mia impronta/iride valida in tutto il mondo, basta contanti e spiccioli, compro un gelato? scansione iride/impronta e i soldi mi vengono prelevati dal conto (ovviamente non ci sono spese di commissione :asd: ), mi devo prendere il nuovo cd del gruppo tal dei tali e sono in fanculonia? stessa cosa. ci siamo capiti, basta monete diverse, conversioni ecc, moneta unica.

    eh bello neh? penso che comunque in poco tempo troverebbero il modo di aggirare tale sistema, mangiate patatien unte e bisunte, causa sale bevete in un bicchiere di vetro che lasicate tranquillamente sul tavolo del bar? qualche furbone potrebbe copiarvi le impronte ( non so se sia possibile o meno, è sol un esempio). il gioco vale la candela?

    marcor

    20 Nov 06 at 22:23

  2. Uhm, occhio (giustappunto), che se bastasse la scansione dell’iride a prelevarti soldi dal conto devi stare attento a dove la dirigi… vedi la bonona che ancheggia, butti l’occhio, TAC, un tizio che spunta da sotto la sua gonna ti azzera il conto in banca.

    Io sono del parere che il corpo fisico FORSE può essere utilizzato per l’identificazione, ma va tenuto separato da tutto ciò che esula da questo. C’è una analogia con la carta d’identità digitale, dove si potrebbe desiderare di inserire anche gli estremi bancari… mi sembra rischioso, si spera che per i malfattori siano più interessanti i nostri soldi che la nostra identità, così come per noi dev’essere prioritario salvaguardare l’identità al di sopra dei soldi.

    Be’, certo, se la tua vita è andare a donne leggere forse non condividerai l’ultima affermazione…

    StM

    21 Nov 06 at 0:27

  3. StM

    21 Nov 06 at 9:50

  4. StM

    7 Dec 06 at 12:18

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