Anche i necrologi muoiono

StM - Thursday, 30 November 2006, 10:13 - cronache

Si ferma una vecchia pandina bianca, e ne scende un signore un po’ tozzo, un po’ goffo e un po’ occhialuto. Ha messo le “quattro frecce”, che non c’è parcheggio e deve fare di fretta. Tira fuori dal bagagliaio un foglio e un pennello.

Punta verso gli annunci funebri.

[Questi stanno, sicuramente non per caso, proprio di fianco all'ingresso di una casa di riposo: una specie di lager in cui a volte capita di vedere qualche vecchino smunto che tutto sconsolato guarda fuori dal cancello (chiuso a chiave), prima che arrivi una qualche infermiera a riportarlo dentro (brrr).]

Il Signor Morte squadra con occhio esperto il cartellone da sei loculi, già tutti occupati; evidentemente esclude i due più in alto perché senza scala non ci arriva; esamina rapidamente uno ad uno gli altri quattro, come se dovesse comparare i prezzi; infine decide per il fortunato in basso a destra: una pennellata di colla, e un caloroso benvenuto al nuovo arrivato.

Abuse of power comes as no surprise

StM - Wednesday, 29 November 2006, 16:12 - informazione e TV, segnalazioni

Niente, è solo che una maglietta non ha visibilità, ché di questi tempi si va in giro con le giacche. Ripiego su un titolo. Solidarietà a Deaglio e a Cremagnani, e un ringraziamento per il loro essersi posti delle domande. Comunque non vi preoccupate, la Procura di Roma ne ha aperti, ma anche archiviati tanti, di casi…

E in un paese così perverso che chi più lo ama più ne viene respinto (sono secoli, ormai), iniziative come la Casa della Legalità e della Cultura dovrebbero essere considerate come la nostra più grande (residua) ricchezza democratica. Date un contributo anche voi, se potete.

Democracy killers

StM - Tuesday, 28 November 2006, 14:38 - digitalismi, informazione e TV, segnalazioni

Il documentario-denuncia di Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio avrebbe potuto essere condensato in un’oretta invece che in un’ora e mezza, ma poi come lo giustificavi il dvd? Mantellini (ho preso a linkarlo spesso, spero sia solo una fase sennò lo devo assumere per scrivere direttamente qui) riporta un fotogramma che vale quella mezz’ora di fuffa in più.

Io intanto mi limito a rabbrividire nell’aver quasi certamente riconosciuto la piattaforma utilizzata per creare il programma truffa-elezioni… Visual Basic 6.0. Oltre al danno la beffa. Insomma, mi uccidi la democrazia e per giunta lo fai in un linguaggio orribile e abbandonato anche da chi l’ha creato? Che cosa triste… uno si figurava l’hacker genio, sregolatezza, cappello nero e gadget fighi, e invece…

Ma forse è indicativo anche questo di quanto le nostre libertà, che sempre più saranno influenzate dal mondo elettronico, siano in balìa di incompetenti - che siano in buona o in mala fede.

Unga bunga. [trad: Nella mia caverna il segnale non prende, e nella vostra?]

StM - Monday, 27 November 2006, 15:34 - digitalismi, informazione e TV, pensieri

Viviamo indubbiamente in un periodo storico di eccessive libertà. E’ chiaro. Facciamo schifo da quanto siamo liberi, e perciò ci dobbiamo mortificare un pochino, ecco. Avanti, coraggio, abbiate un po’ di paura di vivere, piantatela di guardare al futuro con fiducia, sentite pressante il bisogno di vivere in un mondo triste. Sù.

Ad ogni fatto più o meno eufemisticamente increscioso che accade, c’è sempre qualcuno che salta su a fare casino e a cercare poi di portar via il bottino mentre tutti si chiedono cosa cacchio stia succedendo.

S’è colta la palla al balzo con quegli aerei dirottati, per cancellare in modo solo apparentemente circostanziato diritti umani obsoleti come l’habeas corpus, fare qualche passo verso l’autoritarismo (le intercettazioni sono il minimo), rendere impossibili i viaggi aerei (mi raccomando non fate esplodere la vostra bottiglietta di naturale), imbrigliare nella paura e controllare le coscienze di milioni di individui. Tra l’altro mi vien da ridere: quanto ci vorrebbe ad infiltrarsi nelle nostre catene di produzione alimentare, avvelenare migliaia di persone alla volta e mettere in ginocchio la nostra economia col terrore casa per casa (ommamma ho dato un’idea)? Che facciamo, andiamo al lavoro, al supermercato, in treno passando attraverso metal-detector e perquisizione corporale ogni volta? Oppure vogliamo decidere di vivere?

Ma fin qui siamo su un terreno noto, codificato, maturo: il gran casino è il mondo 2.0, cioè il mondo interconnesso e numerico, la Rete.

Perché gran casino? Perché di legislazione ha bisogno, siamo d’accordo, ma tale legislazione è lasciata nelle mani di uomini di Neanderthal che non distinguono un sito da un indirizzo e.mail e entrambi da una patata; perché chi vive internet ora non potrà mai adeguarsi a quello che grandi corporation delle telecomunicazioni e dei contenuti vorrebbero diventasse, e si stanno adoperando con grande influenza lobbyistica perché lo diventi; perché la stupidità su scala ridotta e che rimarrebbe confinata lì viene sempre presa in consegna da qualcuno che si adopera perché diventi stupidità su larga scala.

L’ultimo caso (nota: non sono informatissimo in materia, almeno lo dico), quello del ragazzino affetto da sindrome di Down maltrattato dai compagni di scuola; compagni di scuola geniali, nel farsi sgamare - quasi una autodenuncia. Il discorso “video col cellulare” sta acquisendo una dimensione abnorme e incontrollabile sia a livello normativo che socio-culturale: la possibilità di “pubblicarsi” con estrema facilità, ora anche in video (e quindi col massimo di capacità di espressione che le tecnologie riescono oggi a dare al nostro corpo), ha generato una nuova forma mentis che strizza l’occhio al narcisismo e superficialità dei prodotti televisivi, ma li sorpassa, invischiati come sono nei loro vuoti reality show “costruiti”, canto del cigno di una televisione in decadenza in un momento in cui il pubblico ha fame di vita vera, in presa diretta. Per una fotografia del fenomeno dei filmati col telefonino, prima vera estensione digitale del corpo nella storia umana, consiglio la lettura di PI: Sed Lex/ Dal camera-phone al pedoporno per avere spunti di riflessione impensati.

Tornando ai fatti di cronaca e ai trogloditi, dice bene, o meglio fa capire bene Mantellini in questo stringato ma efficacissimo post (importante il titolo, mi raccomando) quale possa essere lo scoramento degli addetti ai lavori: gli atti di bullismo vanno puniti e prevenuti perquisendo gli uffici di Google, certo.

Il caso ora si va allargando, e sinceramente spero che sia solo il solito fumo negli occhi del circo giornalistico (uno fa la voce grossa per avere un po’ di visibilità, e la massa belante subito dietro col microfono); in ogni caso, oggi ci possiamo gustare lo specialone su Punto Informatico sul caso Google Video il Bullo vs i Buoni, in cui si paventano le solite normative neanderthaliane che tanto ci fanno ridere prima di farci piangere (io alla Urbani non ho voluto credere fino all’ultimo, sembrava carnevale). La solita gente stracolma di responsabilità civica, dispostissima a fare leggi restrittive e severe, sì, ma per ciò che non li riguarda; i soliti rappresentanti delle minoranze, dei deboli (anche quando magari deboli non lo sono più), che per troppa paranoia perdono di vista la loro missione e partono per una tangente che li porta a fare la pipì in terre inesplorate, e chissenefrega se il loro acido urico causerà l’estinzione di una rarissima specie di fiori.

Su altri fronti, uomini con la clava continuano a svegliarsi da un giorno all’altro additando i videogiochi come il male assoluto, e non c’è da dubitarne che ad ogni occasione proveranno ad usarli come pretesto per limitare la libertà d’espressione, così, tanto per gradire. Tra l’altro qui non capisco mai dove stia l’uovo e dove la gallina, se l’uno sia il marketing dei distributori che gradisce pubblicità gratuita e getta esche ai boccaloni (ma guardatelo Mastella se non sembra qualcuno con una gran voglia di abboccare), o se davvero qualche Tarzan che ha appena imparato a parlare ha del tempo per scandalizzarsi per cose che non conosce.

Mi sto facendo crescere i capelli per potermici mettere meglio le mani dentro, ecco il senso di tutto ciò.

Io questa me la sposo (ehe, facile)

StM - Sunday, 26 November 2006, 17:35 - segnalazioni

Dico questa qui. Leggetevi TUTTE le strisce, la amerete anche voi. Però poi mettetevi in fila u_u

L’ho scoperta grazie ai soliti ignoti che mi segnalano le cose belle da un paio (e più) di anni in qua, e come tutte le belle scoperte è stata seguita dalla cocente delusione di vedere attualmente fuori catalogo il suo volumetto “InkSpinster”, prodotto in print-on-demand da Lilliput Editrice.

Ovviamente non finirà qui, si darà battaglia.

In attesa dell’esito della pugna, avremo qualcosa da mettere sotto i denti su Apogeonline: questa è la prima. E non credo ci sia bisogno di commenti ulteriori.

Vado a scegliere l’anello u_u

Messaggi di stato (dementi) (3)

StM - Sunday, 26 November 2006, 13:59 - belinate, estensioni digitali

(se avete voglia di leggervi pure gli arretrati e le prossime release, beccatevi il link)

Mi permetto anche di consigliarvi qualcosa del genere dal blog di zeta/Thanos, che quando s’ha da essere acuti non si tira mai indietro: Stronzate in allegria.

E ora quello per cui siete venuti dai quattro angoli del pianeta, non scalpitate ^_^”’

A. A. A. ancora cercasi. Astenersi avverbi.

*
Compilando per di qua,
noi troveremo l’oro.
Stamattina in verità
avrei voluto debuggare da solo.
*
Nel derivare classi
ci metto più attenzione,
sarebbe imperdonabile
far scappare l’eccezione,
proprio nel giorno in cui
la decisione è mia
tra la formattazione
o la pazzia
*
Se sei del gatto e tu lo sai batti le mani…
*
-Capitano, donna a babordo!
-Velocità e direzione, marinaio?
-Sta andando di gran carriera, capitano… oserei dire 15 nodi. E ci mostra la poppa.
-Poppa… :-Q______
-…capitano?

AverCEne voglia

StM - Friday, 24 November 2006, 15:02 - online life, software e OS

La voglio anch’io la gente che sotto un post sulla marmellata di more mi fa dei commenti intitolati:

  • funzia anche su linux
  • linux fa cagare
  • M$=ladri
  • google grande fratello
  • ho la sciatica
  • sono un bimbetto (del *) che ha appena scoperto linux allettato dalla parolina “gratis” e adesso ne sono un invasato sostenitore, salvo poi diventarne il principale detrattore appena scoprirò che non è “come windows ma gratis” (”ma… non mi vanno i giochi! Che merda…”)
  • guardate che battute sferzanti che faccio
  • Windows è old
  • Lo sapevate che Tanenbaum dice che il kernel monolitico è una architettura obsoleta, che non so che cazzo vuol dire ma fa figo, eh, lo sapevate o vi ho illuminati io che l’ho letto 10 minuti fa?
  • voi e il vostro giocattolo open sorcio
  • linux=comunismo
  • piratare windows è lecito
  • tu, tu’ sorella e tu’ mà’
  • firefox rulla, IE cacca
  • IE rulla, firefox cacca

Che se poi li apri sono ancora più sconsolanti del loro titolo.

In definitiva, ho un appello da fare: togliete il Punto Informatico dalle mani dei bimbiminchia. Grazie.

Il torbido

StM - Friday, 24 November 2006, 0:24 - pensieri

Ho conosciuto alcune persone, ma credo che in generale siano tante, a cui piace sguazzare nel torbido: avere a che fare con persone torbide, vivere situazioni torbide, avere addirittura una seconda vita torbida; e via torbidando.

Vorrei sottolineare che “torbido” non è attribuzione mia, che se non altro non cerco con eccessiva lena connotazioni morali a quello che fanno gli altri (sottolineo, o meglio enfatizzo: gli altri); no, “torbido” è l’attributo da loro ritenuto indispensabile a rendere il tutto interessante. Mi viene in mente la Signora Pendrake di Piccolo Grande Uomo, della quale era banale sapere il livello di eccitazione: bastava contare quante volte pronunciasse la parola “peccaminoso”.

A volte forse succede proprio che ciò che si desidera ardentemente non è davvero ottenibile in modo limpido (record numero avverbi in una frase 2006); a volte; forse. E anzi addirittura nasce il “limpido” dal “torbido”, ad andare a buttarci il naso. Epperò. Però che pena chi ha una gigantesca voglia di sentirsi in colpa, solo per il gusto di sentirsi in colpa. Con chi, poi? Ah, dipende, anzi non è rilevante e quindi freghiamocene.

Poi c’è chi ha bisogno di brividi, di sfide; quasi uno sport. Vabbe’, contenti loro, non m’impiccio. Ma la vedo un po’ come mangiare pasta e fagioli perché poi ci puoi fare le puzzette infiammate e non perché è buona (perché è buona, eh, chiedete a Bertoldo).

Infine c’è chi non distingue il “torbido” dal “limpido”; sono quelli che invidio, ma che non vorrei essere (sì, ho questo genere di sdoppiamenti): per loro tutto è naturale, e almeno finché qualcosa di più grande di loro non li frega e li scombussola (può succedere a chiunque, cari i miei Signori Io-Non-Ci-Casco), riescono ad andare per la loro strada senza pensieri.

E io? Be’. A me piace il limpido. Son limitato e lo dichiaro. Ammetto di rimanerci sempre un po’ male di fronte ai sotterfugi, all’ipocrisia, ai piedi in due scarpe (in quella della rispettabilità sociale e in quella della “sfrenata dissolutezza”), perlomeno della gente che conosco; “odio le persone false” direbbe un milione di individui che compilano profili originali per siti di incontri e blog, mortacci loro (meno male che qualcuno cerca di raddrizzare donchisciottescamente questa ingiustizia). Non rimango male di fronte alla “dissolutezza” in sé, ma quando qualcuno che si spaccia con convinzione per “limpido” è invece bifronte, be’, sì. Forse anche perché io, a queste persone, mi avvicino volentieri sperando che mi somiglino, almeno in questo impalpabile aspetto.

Il guaio è che il modo d’essere delle persone non è nulla più di una promessa; e le promesse che prima o poi non siano disattese sono veramente poche.

(mi chiedo… ma stare lì a pensare a queste cose, anche se è un blog personale, non sarà un po’ pre-intra-tardo-adolescenziale? Ah, ma tanto ho tempo fino al 13 marzo…)

Identità

StM - Saturday, 18 November 2006, 17:22 - digitalismi, pensieri

Il problema dell’identità ha molti aspetti: giuridici, scientifici, filosofici, fino ad arrivare a quelli specificamente etici o religiosi, e oltre, verso l’infinito.

Chi sono io? Sono il mio dna? Sono la vita che ho vissuto? Sono uno spazio a N dimensioni, in cui N è il numero di persone con cui ho interagito (per non dire il solito pirandelliano “uno, nessuno e centomila”)? Sono il figlio dei miei genitori e il padre dei miei figli? Sono le azioni che ho compiuto?

Ha importanza?

Per la maggior parte del tempo (per fortuna?), affrontiamo il problema dell’identità unicamente sotto l’aspetto legale/giuridico/tecnico, per l’esigenza di sapere chi ha fatto che cosa come e quando (e dove, ma in tempi digitali ha importanza solo per il fuso orario - poi, be’, c’è il tempo UTC a dire il vero). Come si sa il “chi”, aldilà di ogni ragionevole dubbio? E’ un periodo in cui la questione mi torna alla mente spesso, e neanche a farlo apposta me lo ricordano Punto Informatico e Slashdot.

Su Punto Informatico di mercoledì 15 novembre, il signor Emiliano D. F. parla della “farsa del codice fiscale” in Italia, facendo sorgere il sospetto che forse non sia adeguato ad un eventuale (ma sempre più “necessario”) ruolo di identificativo univoco nell’era digitale: questo in quanto “parlante”, cioè contenente informazioni anagrafiche sul suo proprietario (vedere la relativa voce su Wikipedia per maggiori informazioni), ma anche in quanto univoco solo sulla carta: in caso di “collisioni”, cioè di due persone che avrebbero codice fiscale identico a partire dai loro dati anagrafici, il Ministero delle Finanze rilascia effettivamente due codici diversi, ma ciò non è garanzia che all’atto del riconoscimento del cittadino tali codici siano quelli che fanno testo (pare vi sia l’abitudine di ricalcolarseli a partire dai dati anagrafici).

Vi ricordate della Carta d’identità elettronica? Sì, quella che forse qualcuno in qualche paese d’Italia si sta gioiosamente sperimentando, e che doveva sostituire la versione cartacea a inizio di quest’anno. Ecco. Quando ne ho sentito parlare in un certo corso universitario, mi ha favorevolmente colpito il fatto che molti dati non fossero SULLA carta stessa, ma accessibili solo ATTRAVERSO la carta, e solo dalle persone autorizzate - che tra l’altro avrebbero avuto accesso solo al sottoinsieme di informazioni di loro competenza; questo grazie al funzionamento delle smartcard, che come ben sapete hanno la peculiarità di contenere una chiave che non esce mai dal chip (le informazioni entrano in chiaro ed escono criptate, o viceversa, direttamente nel chip), e il loro utilizzo per l’accesso a database centralizzati, fossero essi di volta in volta quello del Ministero delle Finanze, quello del Ministero della Sanità, e via dicendo. Tutto molto bello, ma poi mi viene da pensare a come, nonostante il decente codice della privacy che abbiamo (la famosa legge 196/2003), siano gestiti DAVVERO i nostri dati, anche da nomi altisonanti (le Poste mi risulta siano una Certification Authority, ma i loro server se ne stanno tranquillamente per dei giorni interi con certificati ssl scaduti - un esempio che non c’entra molto col discorso ma che rende forse l’idea del sommerso); e allora, come sempre quando si scontrano idee e realtà, non so davvero se desiderare di avere un’identità digitale del genere.

Poi in Gran Bretagna succedono cose buffe come questa dei “passaporti sicuri”, che probabilmente un ragazzo appena uscito da una High School qualsiasi avrebbe saputo realizzare meglio. Abbiamo della gente nei nostri parlamenti che probabilmente non distingue una .jpg con una firma scannerizzata da una firma digitale; e questi decideranno in che modo il nostro io sarà univocamente riconosciuto nello sterminato mondo dei dati e metadati. Siamo in ottime mani.

Da uno dei commenti della news di ./:

If my passport gets stolen, I report it. It gets cloned, I’ve no idea somebody is impersonating me, screwing up my life (and others).

Collegare l’identificazione elettronica a quella biologica? Controlli incrociati smartcard + database 1 + iride + database 2 + dna + database 3? Attenzione, signori. Questo otterrà effetti MOLTO più deleteri di quanto possiate desiderare; dovrete andare in giro facendo attenzione ai vostri campioni di codice genetico, e ai vostri occhi; non ne vale la pena.

Prendersi sul serio

StM - Saturday, 18 November 2006, 13:33 - diario, fotografismi, nosce te ipsum, pensieri

Non so se rendersene conto è segno di maturità, ma mi sento come ancora ampiamente immaturo. Oppure affetto da tardiva sindrome di Peter Pan, come molti di coloro che ragazzini non lo sono stati mai o lo sono stati poco. Oppure mi sto lentamente adeguando al mondo esterno.

Io non mi prendo sul serio.

Non è che non mi prenda le mie responsabilità, o che non ascolti gli altri, o che sia un incapace di badare a me stesso… è che non mi va di fare tutto questo con uno spirito contrito. Il problema, tuttavia, è proprio che non mi accontento di fare tutto “col sorriso”… oh no… devo usare tutta una gamma di espressioni dementi -_-”’

Faccinitis Tremens

(foto eseguita da AJ, in quel di un MuccDonald’s in quel di Roma)

E anche sul lavoro non succede niente di meno. Guardo i miei colleghi che dimostrano professionalità e savoir faire e mi dico che io, per come sono attualmente, mai e poi mai riuscirei a vendermi così bene; ho un pugnetto di competenze, qualcuna anche valida, ma ove possibile tendo a favorire la conoscenza di quelle che mi interessano, piuttosto che di quelle veramente spendibili, ad esempio, nel ramo informatico in cui attualmente mi aggiro; che è un po’ la politica che ho sempre seguito anche in ambito scolastico, e che mi ha impedito (senza rimpianto alcuno) di essere quel secchione che molti hanno sempre creduto io fossi.

Ho anche la sindrome del giullare. Dico cose serie infarcendole di, o cammuffandole da battute - cosicché probabilmente generalmente si crede che io non dica MAI cose serie, e non mi si sta a sentire. O quasi insomma. Eh, dura la vita di noi giullari incompresi.

Essenzialmente la cosa mi turba solo per l’aspetto “donne”, in cui seguo l’insegnamento “farle ridere” ma non seguo quello “non farle ridere troppo”; ma, ehi, giuro, mi cascassero le sopracciglia, so essere anche noioso ^_^

Ah, non è questo che si intende? ^_^”’