Smemoratezze dal sottosuolo

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La bea pibblizitò d’ina vota

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La pubblicità è lo specchio della società. Lo è anche il cinema, lo è anche la televisione in generale, ma lo sono indirettamente, di riflesso. Anzi. Alle volte è la società ad essere l’immagine riflessa. Togliamo “alle volte”.

Dietro alla pubblicità ci sono persone che la società l’hanno studiata a fondo; sanno quello che la gente vuole, quello di cui la gente ha paura, quello di cui ha bisogno e quello di cui si può convincerla ad avere bisogno; e se non ne ha proprio bisogno, si può convincere la gente a non sentirsi in colpa per aver ceduto a qualche frivola lusinga. In un certo senso, ogni tanto la pubblicità ripara danni sovrastrutturali creati dalla società. Creandone altri, ma almeno si può scegliere, no?

Pensavo alla pubblicità che vedevo in televisione quando ero piccolino. Intendo di età, ché d’altezza…

A parte quella del materasso talmente comodo che si inglobava la tipa che ci dormiva sopra, con tanto di mano che fuoriusciva e la tirava dentro strillante, e che una sera mi ha scioccato alle lacrime… e spero che chi l’ha inventata sia stato ucciso nel sonno da un acaro bulimico…

Dicevo, a parte casi di pubblicità eccessiva che oggi non sarebbe nemmeno concepibile (soprattutto in Italia), ricordo come la maggior parte degli spot fossero a misura d’uomo, semplici, a contatto con la vita di tutti i giorni, anche domestici (televisione come madre); credo fossero i primi vagiti della pubblicità a spot italiana (ricordiamo l’ascesa - illegale ma rivoluzionaria - delle reti Fininvest) e, se vi si può trovare un difetto, avevano giusto quello di vendere cliché.

L’uomo (inteso come essere umano, care le mie lettrici :*) di oggi non ha voglia di essere rinchiuso in un cliché; e non ha voglia di rivedere ANCHE in televisione la propria vita di tutti i giorni. L’uomo di oggi non vuole suggerimenti, vuole dimostrare di poter scegliere autonomamente e di poter vivere in pieno la propria vita senza rimpianti. E la pubblicità lo accontenta. La pubblicità, oggi, vende sogni.

Sogni tipici sono le donne testimonial delle compagnie di telefonia mobile: Megan Gale, Kasia Smutniak (peccato che è durata poco :’( ), Adriana Lima… donne bellissime, desiderabili, irraggiungibili come la luna (ma, come la luna, a volte sembra di poterle toccare… non *palpare*, cari i miei lettori :-/). Addio bella ragazza della porta accanto, tutta acqua e sapone (dove l’acqua e il sapone NON le scivolano languidamente addosso mentre si fa la doccia).

Controindicazione di vendere sogni, il fatto che qualcuno può volerli comprare - o, peggio, averli gratis e senza sforzo. Il sogno è una delle droghe rimaste legali nel nostro paese. E quando si parla di droghe, i rischi dietro l’angolo abbondano.

Riferimenti: spot80, I persuasori occulti di Vance Packard (che ho già citato in questo blog).

Per informarmi che è tutto sbagliato: be’, dite la vostra nei commenti :)

Written by StM

September 25th, 2006 at 9:24 am

Posted in informazione e TV, pensieri

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