Farsi fottere un dominio in un battito di ciglia

Buona serata. Per questa puntata, Mr. Experiment vi illustrerà le magie e i segreti del meraviglioso mondo dei domini.

Voi volete un dominio, e volete un hosting, e volete anche una modella disinibita e vogliosa nel letto. Allora vi guardate un po’ in giro e vedete che le offerte di Strato sembrano interessanti, allora vi buttate e provate.

Niente da fare, ci sono cose belle ma anche cose insopportabili, come il mod_rewrite disattivato e il php safe mode attivo. Per chi non lo sapesse, il mod_rewrite è un modulo del web server Apache che permette di transcodificare url da una certa forma ad un’altra forma; in genere serve a scrivere indirizzi “belli” che poi vengono transcodificati dietro le quinte in indirizzi “brutti”. Sempre per l’ignoranza galoppante (si sa che il php safe mode s’insegna all’asilo), il php safe mode è un’opzione stupida di php che viene in genere impropriamente usata a scopo di sicurezza: in sostanza, attiva una modalità in cui è impossibile effettuare tramite php alcune modifiche al filesystem (ora mi viene in mente la creazione di directory); questo perché l’”utente apache”, altrimenti, potrebbe fare dei bei casini in lungo e in largo in postazioni con spazi web multiutente, avendo egli i diritti di scrittura su ciascuno degli spazi; in realtà se per evitare questo si usa il php safe mode si è proprio alla frutta, visto che sarebbe il caso di usare altri sistemi (virtual server, jail, altro). Ovviamente stiamo parlando di una soluzione a relativo basso costo, per quello che offre, quindi non dovremmo lamentarci troppo. Anche se la modella era davvero troppo poco vogliosa.

Comunque decidete che Strato non fa per voi, e disdicete. Mandate il fax, specificate che il dominio appena registrato deve essere cancellato. Nella vostra ignoranza credete che avverrà subito. Sbagliato.

Una volta cancellato un dominio, a meno che questo non succeda nei primi 5 giorni dalla sua creazione, occorre aspettare 30 giorni calendariali (posti come limite massimo, ma in realtà in genere è anche la durata totale), il REDEMPTIONPERIOD, in cui il dominio non viene risolto e può essere riattivato solo da chi lo aveva registrato.

A proposito: ricordatevi che se registrate un dominio, alle richieste di whois su quel dominio verranno visualizzati i VOSTRI dati (nome, cognome, indirizzo di casa, telefono, indirizzo e.mail). E così vi arriveranno mail di spam che vi inviteranno a cambiare hosting, e cose del genere.

Terminato il REDEMPTIONPERIOD, se non lo avrete riattivato, il dominio passerà nello stato PENDINGDELETE per 5 giorni.

Allo scadere dei 5 giorni, uno sciacallo registrerà il vostro dominio, e andando sul sito indicato dal whois potrete decidere se fargli un’offerta, a partire da 200$. Se registrare un dominio costa in genere 10 dollari l’anno, vuol dire che l’attività dello sciacallo è remunerativa se più di 1 utente su 20 decide effettivamente di cedere al ricatto.

Vabbe’. Tanto era un dominio del cazzo.

4 commenti a “Farsi fottere un dominio in un battito di ciglia”

  1. Nalkila said, on August 16th, 2006 at 8:42 #

    Gran bel metodo per spillarti un po’ di soldi…

  2. greenwich said, on August 16th, 2006 at 10:08 #

    Ma se tu lo disdici, perché poi lo dovresti ricomprare?

    Se ho capito bene, s’intende.

    Tophost comunque costa di meno, da quel che ho visto.

  3. StM said, on August 16th, 2006 at 10:50 #

    In realtà se avessi davvero voluto conservarlo avrei dovuto sottoscrivere il servizio di hosting sull’altro provider, fare il trasferimento di dominio e poi disdire. Ma ho osservato gli eventi con la curiosità dello studioso…

    Ovviamente il lavoro dello sciacallo funziona perché magari qualcuno fa scadere dei domini a cui qualcun altro è interessato.

  4. Mr. StM’s blog»Blog Archive » Benvenuti nel Nuovo Mondo said, on August 27th, 2006 at 22:12 #

    [...] Per chi ha seguito le mie precedenti vicende di hosting, posso dire che con Bluehost mi sto trovando piuttosto bene - ho giusto da verificare che non sia proprio possibile utilizzare i sottodomini per qualcosa più che il redirect. [...]

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