Sbagliando s’impara
Alle volte mi pare quindi di stare facendo un prestigioso master. Ma almeno l’attestato, me lo daranno mai?
Neanche per idea starò a spiegarvi cosa intendo. Perché poi ci sono quelle due-tre, quattordici cosette, che da elencare son tediose. No, quindi vi parlerò di altro. Fortunato quindi chi non si sarà fermato al banale titolo.
Non ho memoria dell’ultima volta che ho sentito un’eco. Una di quelle ben fatte, da montagna. Sicuramente ero piccolo, piccolino, l’ultima volta. E così il pensiero di questa mancanza così prolungata mi ha stranamento intristito. Se ci pensate, l’eco è una cosa straordinaria, epperò un filino troppo ingannevole: la voce della vostra piccola esistenza è l’umile sorgente acustica; qualche ettaro di territorio privo di superfici fonoassorbenti (sciò alberi!) l’imponente cassa acustica; le vostre orecchie, chi si lascia fregare.
L’eco illude. Sentite la vostra smilza vocina diventare un vocione della terra; ogni vostro sussurro vi sembra poter raggiungere schiere e schiere di potenziali discepoli. Ma badate: i discepoli sono fonoassorbenti; e soprattutto: i discepoli non stanno dove siete voi.
Eh, già. Per sentire l’eco bisogna anche trovarsi nel luogo in cui l’onda sonora viene riflessa. E Magari questo luogo è anche l’UNICO in cui l’onda sonora viene riflessa con una potenza sufficiente, magari per via di somme costruttive di onde riflesse provenienti da più direzioni. Perciò avete fatto la voce grossa, e ve la siete anche ri-ascoltata in esclusiva. A che pro?
Beware, Bloggy Boy, as you’re not as new a creature as you think you are…










[...] meno: vi ucciderei. Passivamente. Provereste la sensazione di un montanaro che provasse a sentire l’eco discutendo con una montagna ricoperta di coni fonoassorbenti. O se preferite quella del marinaio [...]
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3 Apr 07 at 21:27