Printomne
StM - Monday, 15 May 2006, 22:03 - scritti
Sotto un filare sospeso di vite
vitigni di ferro
sorreggevano grappoli umani
Sotto un sorriso spento di ragazza
la morte in un cuore
traboccante di vita
Sotto un sole incerto d’autunno
un’altalena
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Tags: magone
Je sais pas
StM - Thursday, 11 May 2006, 22:23 - diario, nosce te ipsum, pindaro
(sottotitolo: Qui est-ce que je suis?)
Mi manca un po’ la voglia di scrivere. Non leggetelo come un testamento, o come uno dei tanti post “qui si chiude” che in genere vengono regolarmente disattesi. No. Magari troverò qualcosa che sia *obbligatorio* scrivere, anche domani stesso. Nessun tabù. Però sto passando il tempo a sopprimere idee. Non l’ho mai fatto prima d’ora (e ve ne sarete accorti tutti)… rientra nel mio percorso di sperimentazione caratteriale: cosa succede alle idee uccise nella culla? Non potrei rispondere se non mi sporcassi le mani. E allora via, che il momento è propizio.
Da molto tempo vado dicendo che sto cambiando, che forse sto diventando un’altra persona… non è vero, eppure è vero. Sono cambiati alcuni miei aspetti esterni senza che siano cambiati i motivi che li sottendono, e viceversa sono rimasti identici alcuni miei atteggiamenti pur con un quasi radicale sovvertimento alla base. Forse, nelle mie reminiscenze di Hermann Hesse (a rileggerlo ora non credo mi piacerebbe, ma mi è rimasto l’imprinting), sono allo stato “Siddharta”, nel momento di abbandono della vita ascetica. Con i dovuti distinguo, lungaggini e ridimensionamenti.
Non mi sono mai sentito così lontano dal timone del mio destino. E forse per questo, invece, non sono mai stato così vicino.
Non sono mai stato così avvolto nella nebbia delle possibilità. E forse per questo, chissà, saprò orientarmi nel mare delle opportunità.
In realtà non cambia, non cambierà, e non è cambiato nulla. Non perché sia tutto immobile, ma perché mi sono andate giù dallo sciacquone tutte le categorie per monitorare il cambiamento. Attendo fiducioso un’illuminazione.
E con questo fanno 5 post da malato mentale. Suvvìa, forse ci salverà Google Notebook o qualche mia impresa di installazione funambolica di sistemi operativi. Resistete. Tre volte.
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Seguite il sentierino luminoso, mi raccomando!
StM - Wednesday, 3 May 2006, 18:42 - belinate
Quello dell’assistente di volo è un lavoro che trovo molto nobile, ma non invidiabile. Per come sono fatto io, ovvio, non in generale.
Alla terza volta ormai la sai, la tiritera della maschera dell’ossigeno, del salvagente, della scia luminosa sul pavimento, della posizione fetale e di quella del missionario (le ultime due sono inventate or ora). Ma dispiace, continuare come niente fosse a leggere in pace il proprio giornale mentre l’assistente profonde così tanti sforzi e faccia di bronzo nell’inutile, pardon, obbligatoria dimostrazione. Fight Club ci spiega che la maschera dell’ossigeno serve giusto per morire più contenti; l’evidenza ci mostra come un salvagente sia meno utile di un fucile, in caso di caduta in acqua (col fucile almeno puoi farti strada verso le uscite, ma anche se riesci a raggiungerne una prima che l’aereo affondi, facile che vieni risucchiato comunque); il paradosso della completa assenza di qualsiasi lucetta sul pavimento, pur dove l’assistente indica un immaginario sentiero della salvezza, ci rivela giusto come il messaggio globale sia “se volete credere a queste cazzate, bene, altrimenti fatevi il vostro viaggio da sardine e non rompete le balle”.
Dicevo, dispiace ostentare indifferenza durante la dimostrazione delle misure di (ahaha) sicurezza; così come dispiacerebbe trovarsi in un teatro semivuoto e avere voglia di andarsene, lasciando soli soletti gli attori. Qualcuno deve pur fare il lavoro di assistente di volo. E qualcun altro deve pur fare il lavoro di passeggero. ‘a l’è cuscì.
(Cinismo, episodio 4)
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