Ingegnerate

StM - Wednesday, 22 March 2006, 22:51 - disegni

[image]

Maladies textuellement transmissibles…

StM - Friday, 17 March 2006, 19:07 - IT and me, geek, acaro e nerd, software e OS

Che io fossi malato un pochino si sapeva (”malato un pochino” o “si sapeva un pochino”? …non peggioriamo le cose, grazie). Vi voglio parlare di quello che sta assumendo una rilevanza eccessiva nella mia vita: auto-mandarmi messaggi attraverso Google Talk.

No, non è la solitudine. La mia contact-list è sempre ricolma di bersagli papabili (ahr ahr ahr), di vittime tremanti che cercano di nascondersi dietro poco credibili messaggi di away (ahr ahr) o DND (ahr).

Non è nemmeno autismo. Per quello bastano le facce spettacolari che faccio (uhu) in giro magari senza rendermene conto, pensando a chissà cosa.

No, prendo appunti.

In Psi c’è il tastino “Show self-contact”, che in questa immagine
[image]
è l’ultimo a destra nella toolbar. Quel tastino rende disponibile l’”autocontatto”, in questo caso quel “stmsat” che vedete. Cosa faccio io quando ho qualcosa da annotarmi? Doppio click su “stmsat”, scrivo quel che devo, e invio. Dove trovo quello che mi sono appuntato? Ma ovviamente nella history delle chat in gmail di cui ho già parlato…

Poi per ritrovare i miei appunti clicco in gmail sull’etichetta “Self”, che mi sono creato in modo che selezioni i messaggi di cui sono il mittente E il destinatario, et voilà. Sono diventato dipendente, è una droga.

Prima di trovare questo sistema usavo le bozze, sempre in gmail - ma non sono così immediate. In futuro mi aspetto un Personal Google Wiki, anche se in effetti c’è già qualcosa di lontanamente parente, sarebbe a dire writely (da poco acquisito da Google). E, ancora dopo, un Google Agenda mi pare obbligatorio.

Chiudiamo con due sciocchezzuole. Secondo voi perché il server Google Talk (verificato con netstat) mi risulta essere toolbar.google.com (e non talk.google.com)? E due: avete visto chebbella la barretta per fare ricerche con Google Blogsearch in questo blog (l’ho messa diverso tempo fa, comunque)? Blogsearch non è perfetto, mi pare si sia dimenticato qualcosa, ma rischia anche lui di essere maledettamente comodo.

E anche questo post è stato all’insegna della grande G…

So, what are your hobbies?

StM - Wednesday, 8 March 2006, 22:17 - diario, nosce te ipsum, pensieri

E, non da meno, “What do you do for a living?”. La lente anglosassone per conoscere e giudicare le persone: quello che esse fanno. Noi crediamo di imparare solo l’inglese, la lingua, ma ecco che ti entra dalla finestra anche il loro modo di pensare: tu sei quello che fai. Tra l’altro sono gli unici a cui sembra interessare che piffero fai nel tempo libero, quando devono decidere se assumerti. Mah.

In realtà, d’accordo, anche imparando altre lingue si capita nel discorso “hobby”, e mi sto solo facendo dei viaggi per sembrare arguto. Tanto non mi andava di approfondire.

La faccenda degli hobby come argomento di discussione, inglese o non inglese, mi ha sempre irritato. Sarà (è) che non sapevo mai che cosa dire. Che *cosa* potevo dire? Che mi piaceva… usare i computer? Tra l’altro senza produrre nulla di particolare, quindi senza nemmeno poter dare una parvenza di hobby. Cos’ho fatto io per anni? Sono stato impegnato ad essere, a diventare, ma vallo a spiegare.

Per un po’ ho potuto cavarmela tirando fuori che andavo in bicicletta, o che mi piaceva leggere… col tempo quel “leggere” è diventato quasi solo “leggere fumetti”, la cosa che leggo di più (e si vanno accumulando pure loro…), ma mi sono perlomeno sentito in diritto di aggiungere anche “guardare film e di tanto in tanto andare al cinema”; poi varie manifestazioni di Internet Addiction Disorder, che non ho mai provato a spacciare per hobby - anche se hanno per lungo tempo monopolizzato (e gratificato) la mia intelligenza e la mia creatività.

Nell’ultimo anno il miracolo: mi sono sentito improvvisamente giustificato a dire che mi piace scrivere, disegnare, nonché (senza pretese) fare foto. Improvvisamente, mentre compilavo il mio curriculum, ho scoperto di avere degli hobby e di poterne parlare senza sentirmi obbligato ad inventare frottole per blandire l’interlocutore (che, poverino, altrimenti si preoccupa e ti rompe le ba… e vuole rassicurarsi che tu abbia comunque dei buoni motivi per non tagliarti le vene dei polsi una volta terminata la conversazione con lui e dategli le spalle). Ho degli hobby e li ho scelti perché mi andava, non per avere qualcosa di cui parlare. Sono hobby a livello paurosamente dilettantistico ed embrionale? Chissenefrega, ci sono e sono qui per restare a lungo - ho tempo per farli diventare qualcosa di più.

A sproposito… devo fare un po’ di auto-analisi per capire se varrebbe la spesa pigliarmi una bicicletta nuova, e ricominciare anche a spedalacchiare. Una delle scuse per essere atletico come una lumaca spiaccicata e secca era questa, che la mia biciclettina presa quando ero dodicenne ormai non ce la fa più (e vorrei vedere). Credo di sì, che me ne farò regalare una per il mio -gulp!- venticinquesimo compleanno (è stata già data disponibilità). Evviva.

Ancora più a sproposito… volevo regalarmi un viaggio, per il mio compleanno. Sapete, son 3 anni che non mi schiodo da qui, se eccettuiamo alcune fugaci scappate qua e là. Eh, sì, forse scoprirò che mi piace anche viaggiare (in realtà è una cosa che ho sempre temuto… ho sempre temuto di essere affetto dalla sindrome di Knulp).

Più a sproposito di così si muore… in effetti non disdegno di innamorarmi, ogni tanto. Ma non lo scriverei, in un curriculum.

P.S: si ringrazia il DJ Lucea per aver consigliato la colonna sonora che ha accompagnato la stesura di questo post.

Io preferisco il formato tascabile

StM - Sunday, 5 March 2006, 11:43 - pensieri

C’è il formato tascabile e c’è il formato hardcover. Parliamo di libri.

Formato con la copertina rigida, pro: nelle intenzioni, dovrebbe resistere meglio al trascorrere del tempo.

Formato con la copertina rigida, contro: la polvere che si aggrappa alla parte superiore delle pagine (se lo conservate in verticale e senza protezioni sopra) è più difficile da togliere, perché non potete prendere il libro e, molto semplicemente, scuoterlo; è più pesante; è più faticoso tenerlo aperto; in genere è anonimo, non c’è nient’altro che l’opera nuda e cruda (niente commenti in quarta copertina, introduzioni nel leaflet, pettegolezzi editoriali in cima o in fondo al libro); occupa più spazio nella vostra libreria; è faticoso portarselo in giro; se si bagna, mentre col formato tascabile è solo un peccato, qui è un macello; in genere è scritto grosso come una casa, per dare l’illusione di stare leggendo di più, e siete sempre lì a dover girare le pagine.

Tra le righe avrete scoperto che sono un estimatore delle metainformazioni, quelle frasette che in un libro parlano del libro stesso: recensioni, commenti, saggi, o stralci dei medesimi. Ebbene sì, è un genere letterario che apprezzo, tiene compagnia.

Tutto questo per dirvi, se proprio vogliamo dare un’utilità a questo post: se un giorno vi verrà in mente di regalarmi un libro, non preoccupatevi di voler fare bella figura regalandomi la versione grossa & cattiva, perché probabilmente la farete migliore con la versione piccola & mansueta :)