Siam proprio messi male

Se di tutte le cose al mondo che potrei pensare, mi viene da pensare a me medesimo, siam proprio messi male.

Pensavo in particolare al mio modo di presentarmi. In ogni occasione, sia nel mondo fisico che in quello digitale. Guardate il mio nick scialbo (StM), l’username incomprensibile che uso un po’ per tutti i servizi (stmsat), il layout spartano del mio sito (nonché l’url scarsamente memorizzabile), guardate con quale cocciuto mutismo riesco a manifestare la mia presenza di persona, con che imbarazzo mi rapporti alla maggioranza delle persone. Per la serie “salviamo le apparenze”… io ne sono l’episodio peggio riuscito, esatto.

Un mondo di persone come me sarebbe già morto da un pezzo. Non mi sono mai azzardato a credere che io possa fare a meno dell’esistenza di persone estroverse… quindi, persone estroverse, non crediate che il mio mutismo racchiuda disprezzo nei vostri confronti. Anzi, un po’ vi invidio (e magari ve lo aspettavate, stronzi xD); ma di quell’invidia di colui che è, dopotutto, molto affezionato a sé stesso, al proprio modo di essere, al principio secondo cui la diversità è ricchezza - non solo per chi è diverso, ma per tutti. E’ un principio darwiniano, se siete di quelli che vogliono mettere la scienza anche nel buon senso.

Ora, il punto fermo l’abbiamo detto: sono affezionato a come sono.

Veniamo all’altro punto fermo: non sono infallibile, e s’intende anche negli affetti. Sono troppo indulgente. Cioè, io mi voglio bene, ma magari appena mi volto le spalle sparlo di me e mi tratto da bastardo. Ecco, sono un’anima candida così, io. E allora forse dovrei chiedere di più, da me stesso.

Già fatto. Arrivo sempre prima di tutti, anche prima di me, quando si tratta di chiedermi qualcosa. Quanto al rispondere… rispondo sempre, sì (non sono mai stato io a interrompere una corrispondenza epistolare, ad esempio… anche se casualmente per la prima volta proprio in questo periodo mi ritrovo alla frusta xD), ma sul tempo non garantisco mai. Non so quando mi darò quel “di più” che mi sono chiesto. Negli ultimi mesi, nell’ultimo anno, ho avuto l’impressione di cambiare tanto; mi guardo ora: sono cambiato così tanto che… che sono tornato indietro di 6 anni.

Se vogliamo assecondare la banale metafora della vita come una strada, tutta dritta, tutta a curve, o un po’ e un po’, almeno gettiamola in uno spazio di Riemann. Se invece vogliamo fare uno sforzo in più (ma fermandoci un attimo prima che i peli delle orecchie esplodano)… perché non la vita come orbitale elettronico? Puoi essere in infiniti luoghi diversi, ma tutti racchiusi in uno spazio limitato; grande per le tue dimensioni, ma limitato. Solo se ti danno un calcio nel tuo culo quantico abbastanza forte, puoi uscire da lì; ma non illuderti: se verrai ricatturato da un altro nucleo potresti non avere una seconda occasione di fuggire.

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