Mmm… gniente!

StM - Sunday, 30 October 2005, 23:30 - disegni

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Non ruberesti mai…

StM - Saturday, 29 October 2005, 18:24 - belinate

Mi ha sempre attizzato. Nonostante fosse suo scopo il dissuadere dal delinquere, più volte ho dovuto reprimere l’impulso a portarmi la fotocamera al cinema per riprenderlo di nascosto. La mia ex si ricorda sicuramente quanto ne fossi patito, doveva tutte le volte zittirmi prima che partissi per la tangente del sarcasmo.

Di cosa parlo? Ma dello spot anti-pirateria che proiettano nei cinema da un annetto in qua (o più)! Del quale abbiamo il Director’s Cut qui (credo di aver trovato il link sul blog di Mantellini).

Dicevo, insomma, che mi solleticava il lato tecnofetish, lo volevo avere assolutamente! Avrei PAGATO per averlo in casa. Detto, fatto. Oggi controllo il mio nuovo dvd di Willy Wonka ecc. ecc. (quello bello, non quello brutto), e cosa ti trovo? Si apre su quello spot! Gaudio! Cellò, cellò! Evviva! Ora me lo rippo e quando deciderò di mettere la banda larga lo metto su tutti i network p2p!

…mi fa sempre troppo ridere. La pirateria è un reato. Certo. Invece, una catena di stronzi che parte da uno sceneggiatore, passa per registi e attori, produttori e distributori, e finisce ai gestori di un cinema che ti fanno pagare 7 euro la visione di escrementi in pellicola, quelli no, quelli la passano liscia. Oppure l’altra catena di stronzi, quelli che si mettono alle frontiere e ti fanno aspettare anni per importare cose che pagheresti anche a peso d’oro (qualcuno ha buena vista e scorge all’orizzonte i dvd di Miyazaki?). O ancora, chi ha il coraggio di mettere dvd di film vecchi come il cucco, bellissimi d’accordo, ma senza extra, con una sola colonna sonora, se va bene restaurati, a 26 euro. O chi ti vende cd che non solo non potrai copiare, ma non potrai nemmeno leggere su nessuno dei lettori che hai in casa, e te li vende con un prezzo al chilo che supera di un ordine di grandezza quello del tartufo. Andate a quel paese.

Les sanglots longs des violons de l’automne…

StM - Friday, 28 October 2005, 1:02 - opere altrui, pensieri

Ero sempre a volermi sentire diverso. “Che cioccolato ti piace?” “Il fondente”. “A che squadra tieni” “A nessuna”. “Qual è la tua stagione preferita?”.

Ero indeciso. Tra l’autunno e l’inverno. Poi un giorno leggo che l’autunno è la stagione preferita di Dylan Dog (numero 39, “Il signore del silenzio”), e allora propendo per l’inverno. E vabbe’, si cresce anche con queste cretinate.

Ma davvero preferisco quelle due stagioni lì? Non lo so, non saprei dirlo, ma è probabile… non sono un patito della spiaggia, odio il caldo eccessivo, sono essenzialmente sedentario. Anche se l’ultima è solo una convenzione… datemi un motivo, o toglietemi un motivo-per-non (basta uno), e vi giro il globo in quattro e quattr’otto. Sì.

Non dico che le giornate buie e fredde non mi abbiano mai oppresso. Ma ricordarne alcune di molti anni fa mi fa come sentire di nuovo a casa. Ah, già, in effetti SONO a casa. Dopo 5 anni, sono di nuovo qui, presumibilmente in pianta stabile… per un po’. Per qualche mese mi sono trovato fuori posto, ora mi sto riambientando, o meglio, riappacificando. Brutta cosa non andare d’accordo con il luogo che ti ha preso in consegna fin da quando eri bambino… anche se forse c’è una cosa peggiore, cioè andarci d’accordissimo e doverlo lasciare.

Ma bandiamo le nostalgie. Volevo dirvi che Pennac è un furbastro. Oggi ero lì che sfidavo i conati di vomito, leggendo un po’ di “Comme un roman” sull’autobus, quando leggo:

personne n’a jamais le temps de lire

Cosa ciancio continuamente su questo blog e altrove? Che non ho tempo di leggere. E come me milioni di altri. “Vorrei, ma non ho tempo“. Balle, il tempo si trova.

Le temps de lire est toujours du temps volé.
Volé à quoi?
Disons, au devoir de vivre.
C’est sans doute la raison pour laquelle le métro -symbole rassis dudit devoir- se trouve ètre la plus grande bibliothèque du monde.

Chissà quante persone hanno letto quelle righe mentre ne stavano comprovando la veridicità, come me. Va bene, Pennac pensa a quei raccomandati dei parigini che hanno la metropolitana, ma stava parlando di coloro che leggono sui mezzi pubblici, per rubare o per meglio dire mordere quel tempo che altrimenti ci scivolerebbe addosso senza lasciare segni. E io ho letto questo proprio mentre stavo rubando la mia razione di lettura quotidiana, sull’autobus. Potere della letteratura.

Questo libro è un gioiello; è uno di quei libri che ti verrebbe da citare tutto dall’inizio alla fine. Mi dovrò trattenere, e fare una scelta difficile. Mi raccomando, se non lo sapete imparate il francese, ché vale la pena, anche solo per Le petit prince (ma anche qui) :’)

La lecture, acte de communication? Encore une jolie blague de commentateurs! Ce que nous lisons, nous le taisons. Le plaisir du livre lu, nous le gardons le plus souvent au secret de notre jalousie. Soit parce que nous n’y voyons pas matière à discours, soit parce que, avant d’en pouvoir dire un mot, il nous faut laisser le temps faire son délicieux travail de distillation. Ce silence-là est le garant de notre intimité. Le livre est lu mais nous y sommes encore. Sa seule évocation ouvre un refuge à nos refus. Il nous préserve du Grand Extérieur. Il nous offre un observatoire planté très au-dessus des paysages contingents. Nous avons lu et nous nous taisons. Nous nous taisons parce que nous avons lu.

(riferimento: Daniel Pennac, Comme un roman, forse 1992)

Signatures 1

StM - Sunday, 23 October 2005, 17:35 - estensioni digitali

Qualche mia vecchia signature da forum. Scrivo in testa la data di modifica del file in cui l’ho salvata. Qualche sign è un po’ troppo grossa, infatti non l’ho tenuta a lungo…

2003/05/07

public class Arrotino() {
boolean isSpaccaMaroni;
long soldi;
Automobile auto;
long volumeAltoparlante;public Arrotino () {
isSpaccamaroni=true;
soldi= /* Da definire, comunque troppi */;
auto=BMW;
volumeAltoparlante= /* il tipo long int non basta */;
}

private void spaccaMaroni(Persona poveraccioCheDorme) {
while (isSpaccaMaroni==true) {
System.out.shoutln("E' arrivato... L'ARROTINO. ...eccetera");
}

private Strada scegliStrada(Cartina cittàConUnPoveraccioCheDorme) {
return(cittàConUnPoveraccioCheDorme.find PoveraccioCheDorme());
}

/* Da implementare: un metodo per settare isSpaccaMaroni a false
Soluzioni possibili: fucilata, bomba, sgozzamento con coltello appena affilato. */
}

/* Questa classe Java può essere usata, copiata, modificata liberamente,
a patto di includere questo commento in tutte le distribuzioni, al limite
aggiungendo il proprio nome fra gli autori e aggiornando il numero di versione.

Autori: StM
Versione: 1.0 */

2003/05/07

Ente per la Protezione della Faccina [image] neutra

La Faccina [image] neutra è stata fatta oggetto di un’ingiusta discriminazione. La Faccina [image] neutra non ha posizioni politiche, la Faccina [image] neutra non vuole male a nessuno, se tu non fai del male alla Faccina [image] neutra lei non farà male a te.

Eppure, ogni giorno nel forum almeno una Faccina [image] neutra viene sottoposta a maltrattamenti, abusi, scherno. Noi dell’Ente per la Protezione della Faccina [image] neutra ci siamo impegnati perché tutto questo abbia fine. Ma abbiamo bisogno del TUO AIUTO.
Se credi come noi che la Faccina [image] neutra sia tua amica, firma la nostra PETIZIONE qui —>

(Sì, sul monitor. Avanti, piglia il pennarello. Quando avrai firmato, passeremo noi a prenderti il monitor per la petizione. Ah, usa pure il tuo monitor grande e professionale, i nostri raccogli-firme sono ROBUSTI)

2003/05/07

publicservice class VigileUrbano {
private boolean isMoron;        // Non vengono presi in considerazione altri tipi di vigile
private boolean isDishonest;    // ma questi due bastano e avanzano

public VigileUrbano () {
if (Math.random()<0.5) {
isMoron = true;             // Un vigile non può essere contemporaneamente Moron e Dishonest
isDishonest = false;
} else {
isMoron = false;
isDishonest = true;
}
}

public void faiMultaPerDivietoDiSosta() throws Multa {
if (isMoron) afferma("Per fare una multa ho bisogno di un'automobile");
if (isDishonest) {
Targa targa = Targa.random();
Multato sfigato = Multato.associaTarga(targa);
throw Multa(sfigato);
}
}

public void faiMultaPerDivietoDiSosta(Automobile auto) throws Multa {
if (isDishonest) afferma("Non sono più capace a fare le multe senza inventarmele");
if (isMoron) {
Targa targa = Targa.sbagliaTrascrizioneTarga(Automobile.targa);
Multato sfigato = Multato.associaTarga(targa);
throw Multa(sfigato);
}
}
}

2003/06/03

<<“Stefano mi raccomando, vieni a casa presto perché abbiamo da andare in villa”… villa, vabbe’, ragni mosche zanzare… cosa c’è di zanzare! In quel paese - mi ‘n lo so le zanzare… dice “è l’acqua”. “E’ l’acqua che fa le zanzare”. L’anno passato siamo stati VENTICINQUE GIORNI senz’acqua. L’andavano a prendere nel paese vicino a un chilometro e mezzo. L’acqua non c’era. Ma le zanzare C’ERANO. C’erano le zanzare; erano lì che aspettavano l’acqua, le zanzare!>>

da Maneggi per maritare una figlia, di Niccolò Bacigalupo, con Gilberto Govi

2003/11/16

In Matrix: Revolutions c’è del buono

1) La Bellucci parla molto poco
…e quando parla sembra in preda ad un attacco d’asma - che tutti sappiamo a cosa assomiglia

2) Non ci sono gli estenuanti combattimenti del secondo capitolo
…ma solo delle copie sbiadite di quelli del primo

3) Il cambio di fisionomia dell’oracolo poteva passare sotto silenzio, tanto già dal secondo capitolo diceva solo p******te.
…peccato che abbiano voluto e non voluto, così non hanno giustificato nulla ma contemporaneamente hanno insultato la memoria

Non andate a vederlo.

Due segnalazioni

StM - Thursday, 20 October 2005, 19:47 - segnalazioni, software e OS

Numero uno. E’ già nella barra destra da un po’, ma non credo abbia fatto molta scena: è online la nuova e fiammante blogzine Ars Ludica. La qualità degli articoli vi farà scoppiare la testa, accorrete!

Ah, il layout è colpa mia, mentre l’header è merito di Karat45 :D

Dovrei scriverci, prima o poi, un paio di articoli (uno lo devo solo rivedere e postare, prima o poi), ma ve la consiglio soprattutto per l’opera dei miei esimi “colleghi” (me indegno…). Di cosa parla? Di videogiochi… ma non (solo) come un “bene di lusso”, una merce, una contropartita ludica a una manata di euro (o di bps…), bensì come opera dell’ingegno umano, come fenomeno culturale, come arte, come spunto per conoscere noi stessi. Ah, e poi ci imbottiamo di floppy da 5,25 pollici e ci facciamo esplodere da Giocheria, seminando il terrore e vecchie perle videoludiche del Commodore 64. Scherzo. Consideriamo anche lo Spectrum.

(insomma, dai, se lo visitate fate prima…)

Numero due. Appunto, OpenOffice 2.0. E’ uscita la versione definitiva. Doveva uscire il 13, in onore del quinto anniversario del progetto OpenOffice.org (pare che in quella data, nel 2000, la Sun abbia rilasciato il sorgente), ma per via di qualche bugfix necessario l’hanno fatta slittare ad oggi. Prime impressioni? Il look è diverso, questo già lo sapevamo: doveva scrollarsi di dosso quell’aspetto stantìo che aveva (a meno di usare build personalizzate, per esempio quelle che usavano le gtk), e adesso… sì, visivamente si integra *un po’* meglio con windows (ho scaricato solo questa versione, per ora), anche se in fin dei conti l’importante è il resto.

Com’è il resto? Boh? So solo che FINALMENTE l’installazione per sistemi multiutente si può fare per via grafica (senza digitare “setup -net”), OpenOffice Base mi intriga (mai apprezzato molto Access, vedremo se questo prenderà una via migliore), l’avvio di una qualsiasi applicazione non sembra causare agonia al processore *più di tanto* (ma il primo avvio è sempre esoso).

Al momento solo in lingua inglese (l’ultima release stabile in italiano è la 1.1.4).

Eccezione 2 - La tutela del risparmio… in casa

StM - Wednesday, 19 October 2005, 21:48 - diario

(eccezione alla regola di non parlare degli altri, ma casualmente, nel momento in cui scrivevo questo, stavo giusto googlando per vedere come son fatte le eccezioni in Visual Basic…)

Ogni tanto mia madre NON mi fa girare le balle. Ogni tanto.

Qualche giorno fa è venuta a dirmi che il caffè in polvere (solubile) è uno spreco, una spesa indicibile e insostenibile.

Stiamo parlando di una cosa che costa 4 euro e mi dura intorno ai 10 mesi, nonché mi permette di risparmiare, potenzialmente ogni giorno, quei 5 minuti che intercorrono fra la caffettiera piena del caffè macinato della volta precedente e il caffé liquido utilizzabile (da solo o nel latte). Senza considerare il fatto che il caffé nella caffettiera viene ugualmente schifoso parecchie volte, e visto che non abbiamo la caffettiera monodose, la seconda dose rimane spesso sprecata o inutilizzata per un tempo bastante a farle perdere metà del sapore.

Ecco. Però il caffè in polvere è uno spreco per cui probabilmente finiremo sul lastrico, proprio così.

Comincerò a passare al vaglio gli scontrini delle sue spese, ma guarda un po’. E cercherò di spiegarle la magica regola del costo al chilo != (diverso da) e >> (molto più importante del) costo totale. Non so se azzardarmi a maneggiare concetti complicati come la resa, la durata intrinseca, la periodicità dell’acquisto. Magari no, va’. Per morire c’è sempre tempo.

E’ stato bello…

StM - Thursday, 13 October 2005, 23:37 - estensioni digitali

Oggi per la prima volta mi sono accorto che il mio sito è il decimo risultato, su Google, alla query “stm”. Non è che me ne sono accorto oggi ma era lì da tempo, beninteso, è proprio da oggi o poco più che si trova in quella posizione. Ora, a me non interessa particolarmente essere tra le prime posizioni per quella ricerca: “StM” è solo l’etichetta per la mia “istanza digitale”, che vive esclusivamente nei luoghi in cui ci si aspetta di trovarla, e al di fuori è nulla; giro di parole per dire che, più o meno, se qualcuno conosce questo Signor StM sa già dove andare a trovare tutto quello che si può sapere di lui.

Se da un lato non mi interessa ricevere questo favore da Google, dall’altro sono tuttavia affezionato a questa etichetta che uso da una dozzina d’anni; e tuttavia, mi secca che questa etichetta sia anche un marchio commerciale… insomma, mi sembra di stare rompendo le uova nel paniere alla povera STMicroelectronics (tempo fa avevo ricevuto visite provenienti da un sito finanziario, chissà come mai…). Vabbe’. Basta che non si arrabbino, sennò vedere titolo…

Ricevo un sacco di visite provenienti da motori di ricerca… purtroppo la maggior parte degli utenti non credo che qui trovi quello che cerca, ma ogni tanto mi fa piacere scoprire che una pagina del mio sito risponde, a mio modesto giudizio, in maniera esauriente a una query particolare. Non che ci siano molte risposte, qui in giro, ma insomma, magari qualcuna…

Dai, va’, lo so che mi aspettavate al varco.

La top-boh delle keyword

Stravince come quantità la ricerca “antonello piroso” (20% delle hit da motori di ricerca, sissignori). Del che mi dispiace, perché ne ho parlato una volta sola e avevo le palle girate. Pover’uomo… non mi piace il suo telegiornale, ma non è che ce l’abbia con lui personalmente.

Le altre ricerche sono tutte da poche hit ciascuna, forse addirittura una o due. Preveggente la query “ANTONELLO PIROSO NIENTE DI PERSONALE”, decisamente interessante “fumetti impalamento”, criptica e potenzialmente da psicanalisi “firefox ridimensionare sito troppo grande” (la famosa invidia del browser), acrobatica “firefox “porta 6000″” (questa è per linuxari), malintenzionata “attacco di forza bruta alla password delle email altrui” (brighella… sarai mica parente di quello che ha provato a indovinare la mia password del blog per una decina di minuti, a tempo perso?), ottimista “”non importa dove si va” importante è andare”.

Poi finalmente posso infilare da qualche parte questo robo qui, che avevo trovato segnalato sul blog della Madama ma non avevo voglia di fare un post solo su di lui:

Silktide SiteScore for this website

Al momento il voto è un 8, ma quando l’avevo fatto la prima volta era 7,5. Vado particolarmente orgoglioso del 9,5 in accessibilità, visto è stato uno dei miei pochi obiettivi fin dal principio (ma credo, ad esempio, che con la barra laterale questo blog sia diventato più arduo da seguire su schermi a basse risoluzioni e PDA, ed è una cosa a cui devo lavorare); l’8,9 di “marketing” è dovuto solo al fatto che commento parecchi blog in giro e non manco mai di infilarci l’url del sito; sul resto non ho molto da dire, salvo che l’unico voto dato al sito, al momento… ehm… è mio ^^’.

Già che segnalo. Ho scoperto che BLOGITALIA.IT è un ritrovo di paraculi. Ci ho segnalato il mio blog, e su 7 voti ha una media inferiore a 5 (io mi devo essere assegnato uno o due 10… solo per prova, S’INTENDE). E vabbe’, non mi aspetto che piaccia a tutti. Il problema è che i voti bassi sono praticamente la norma: andando a caso, non ho trovato un blog che superasse il 6 (per dire, Ars Ludica ha 5,35 su 23 voti). Insomma è tutta una guerra di pezzenti a chi penalizza più l’”avversario”. Scusate, eh, ma che stronzata. Quasi mi pento di aver sprecato questa bella definizione (qui riveduta e corretta), per segnalare là sopra questo posto:

Questo blog è una delle tre torri di Hanoi che costituiscono la mente del signor StM. Contenuti eterogenei, come si confà a una memoria di scorta: tra il tecnico, il comico, l’artistico, il politico, il visionario, l’ecc.

Gif 1

StM - Wednesday, 12 October 2005, 23:07 - disegni

Lo spottino da sign che avevo fatto per pubblicizzare il meeting nell’estate 2004 a cui poi non avevo partecipato per cause di forza inferiore (me tapino).

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Sto usando questo blog anche come archivio… be’, perché no?

I disegni sono a biro nera (ottimo strumento, in verità), fotografati con la fotocamera e elaborati con GIMP.

Da tanto tempo aspettavo questo momento

StM - Sunday, 9 October 2005, 20:42 - il criticone

Ho visto La fabbrica di cìcolata, sì, insomma, quella roba lì di Tim Burton. E colgo l’occasione per lamentarmi, per sfogare una frustrazione che mi porto dietro fin da quando ero bambino.

Appello per sceneggiatori e registi: se non siete in grado di raccordare una scena recitata con una cantata/ballata, fate la cortesia, ASTENETEVI, e fate solo una o l’altra. Specie se una delle due è orribile e priva di senso.

Grazie dell’attenzione.

Devo ammetterlo, da bambino ero molto più insensibile (o insofferente?) alla musica nei film: se potevo, Julie Andrews la mandavo avanti veloce quando si metteva a gorgheggiare di questa benedetta cattedrale con i benedetti piccioni e la benedetta vecchietta; va bene, era un mio limite, INGIUSTAMENTE non apprezzavo. Però un conto è parlare di Mary Poppins; un altro è parlare dei personaggi di alcuni cartoni animati, che tuttavia non saprei indicare perché ho rimosso, i quali ti tenevano lì per dei minuti interi a sentire quanto fossero bravi nel playback. Uff. Fremevo nella sedia, cercavo qualcos’altro da fare, odiavo il responsabile di tali torture con tutto me stesso. Ci ritorniamo dopo.

Cosa distingue “Charlie and the Chocolate Factory” da “Willie Wonka and the Chocolate Factory”? Ah, un momento, prima di vedere le differenze - una cosa li accomuna: hanno i titoli sbagliati, anzi invertiti; nel film di Tim Burton, la presenza di Charlie è ININFLUENTE, è solo uno dei tanti comprimari, e perciò meglio vi si sarebbe accordato il titolo del film del 1971. Avete visto il barcone “commento serio” abbattersi sull’iceberg “sarcasmo”? Bravi, siete stati attenti, io quasi me lo perdevo. In realtà non mi va di confrontare i due film. Basta e avanza fare le pulci a quest’ultimo, l’altro rimarrà sempre nel mio cuore e nella mia dvdteca (ebbene sì, mi sono lasciato coinvolgere da questa bassa operazione commerciale di ripubblicare il primo film in concomitanza con l’uscita del “remake”, e l’ho ordinato).

Come ho già detto, un paio di scene con balletto (degli Umpa Lumpa) sono raccordate male, maluccio, malino… e su questo sorvolerei anche, ma come se non bastasse erano brutte. Non è un giudizio definitivo, magari è solo la traduzione ad averle rese molto stupide (mmm… “Augustus Gloop, Augustus Gloop, a great big greedy nincompoop / Augustus Gloop, so big and vile so greedy and so infantile…”), e ad averle sforzate sul binario dell’incomprensibilità, ma insomma anche musicalmente o visivamente non mi prendevano proprio e non aspettavo altro che finissero; e se è vero che sono in parte “colpa” di Danny Elfman, mi dispiace un po’ (il tema musicale di apertura però fa la sua figura… sullo strumentale a Danny non lo freghi).

Cosa non funziona, soprattutto, in CatCF (per i newbie, è un acronimo)? Non posso fare altro che sottoscrivere in pieno il parere di Obi-Fran Kenobi, manca la sceneggiatura. Già domani mattina, al mio risveglio, di quel film non mi sarà rimasto niente. Se non il ricordo della noia di fronte ad alcune scene che si strascinavano, e un vago senso di deja-vu… sì, mi ricorda quando alle medie abbiamo fatto una recita partendo da un racconto, e ci abbiamo costruito sopra un monologo, qualche dialogo, qualche balletto (mi avevano convinto a prendervi parte… questa cosa aveva demolito le certezze di molte persone che poi per causa mia si sono convertite al confucianesimo protestante), una scena di estrema violenza: come avevamo fatto? Ci eravamo divisi i compiti, ciascuno faceva una parte e poi si metteva tutto insieme. Non era venuto poi così male… ma eravamo dei ragazzini delle medie. Non eravamo gli sceneggiatori di uno dei registi più originali del mondo. I compitini fateli a scuola, finché siete in tempo, NON quando vi si carica della responsabilità di un budget milionario.

Se vi ricordate, poco sopra ho detto che dovevo ritornare su un certo discorso, la musica e le canzoni nei film. Non so se sono strano io o è normale, ma perché io apprezzi un film, il corretto utilizzo della musica nello stesso è FONDAMENTALE. Per rimanere in tema Tim Burton, è Danny Elfman a metterci del suo nel farmi apprezzare Mars Attacks!, così come Ennio Morricone ha reso per lungo tempo “La leggenda del pianista sull’oceano” il mio film preferito, e come Arancia Meccanica ha una colonna sonora che è una droga. Arancia Meccanica… Singing in the rain. Quanto è bello Singing in the rain? Un film meraviglioso, e divertentissimo. E in cui ti rendi conto di cosa significhi VERAMENTE il concetto “uomini di spettacolo”: ottimi attori, ottimi cantanti, ottimi ballerini, tutto insieme, nella stessa persona. Una volta gli artisti di razza, quelli che facevano la gavetta a teatro, erano la norma; ora devono forzatamente essere l’eccezione, perché così richiede il mercato di massa e la grande diffusione del cinema e della televisione: quantità e qualità sono da sempre grandezze inversamente proporzionali.

Da bambino credevo che il musical non mi piacesse. Non lo conoscevo. Poi un giorno, molti anni dopo, ho visto Alessandra Martines ballare in un film di Claude Lelouch; e mi ha stupito scoprire di trovare bella quella scena (nonché lei, ma non stavamo parlando di questo). E’ passato altro tempo, ho visto Moulin Rouge e poi Chicago (quello con Renée Zellweger, Richard Gere e Catherine Zeta-Jones): carini, mi son detto, ma c’era qualcosa che non andava… c’era qualcosa di troppo, di inutile, di fuori posto. Infine ho visto Cantando sotto la pioggia; figlioli, la classe non è acqua, se perdonate la battuta a tema meteorologico: là, tutto o quasi era essenziale, funzionale, piacevole. Ora, non pretendo che gli attori odierni diventino tutti improvvisamente bravi ballerini e cantanti, ma almeno, per cortesia, che la si smetta di usare la musica nei film esclusivamente come sottofondo, come suggerimento sentimentale (musica struggente quando lo spettatore deve struggersi, musica fracassona per le scene d’azione, crescendo improvvisi per i salti sulla sedia)… cos’è, è diventata il parmigiano cinematografico, metti un po’ di musica grattugiata quando c’è da insaporire?

Polemizziamo, è gratis!

StM - Saturday, 8 October 2005, 1:20 - oblòg

Non puoi fare più niente che trovi orde di tirabelino che ti fanno le pulci. A volte a ragione, a volte ti chiedi se li pagano per rompere le balle. Qualche giorno fa, Luca Sofri aveva chiesto ai suoi lettori un contributo di 100 euro per l’acquisto dell’archivio in dvd del New Yorker. Il post è un po’ incerto, s’intorciglia un po’, forse in cuor suo gli sembra di stare effettivamente chiedendo l’elemosina, ma razionalmente giustifica la richiesta con il fatto che i suoi lettori potranno sicuramente beneficiarne, se lui avrà a disposizione questa miniera d’oro di informazione e cultura. E a me pare una buona idea. Senza contare il fatto che non è che minacci chissà che cosa, non tiene una pistola in pugno: le donazioni sono volontarie.

And then came the tirabelino, secondo cui Sofri dovrebbe fare gavetta con Google AdSense, il che, scusate il gioco di parole, mi pare un nonsense. Più calzante invece la critica alla non completa trasparenza di una richiesta fatta a titolo personale e non tramite servizi appropriati, ne dò atto. Per il resto, tuttavia, la tendenza alla polemica a tutti i costi mi irrita come cascare a mucose all’ingiù in un campo di ortiche. Nei commenti al post linkato, si accenna al fatto che i blogger sembrano aver dimenticato l’uso della posta elettronica: vero. Si sarebbe risolto tutto più facilmente se il polemista tirabelino (lo chiamo così perché non gli fischino le orecchie ^_^) avesse mandato 3 righe di lettera a Luca Sofri: “Perché non usi http://www.fundable.org per garantire la trasparenza dell’operazione?”. Basta, tutto qui. E invece no, vai di egoostentazione (mi piacciono le parole che iniziano per ego-).

Ah, già, poi se l’è presa anche con Beppe Grillo e l’acquisto di spazi pubblicitari sui giornali. Dice che il problema comunque non è il cosa, ma il come (la già citata mancanza di trasparenza). Vabbene, chiudiamo qui con Totanus.

Di certo Grillo non ha bisogno di rubare soldi ai suoi lettori, se è vero che avrebbe potuto comprare la pagina su Repubblica da solo. “Ah, e allora perché ha accettato contributi dai lettori?”. Esempio di democrazia diretta. Smettiamola di delegare, che ultimamente ormai è tristemente sinonimo di lasciarsi inculare. “Ma appunto, l’ha comprata lui, è stato in pratica delegato…”. Pedanti. Un sacco di gente ha preso ed è andata a fare versamenti, impiegando parte del proprio tempo e del proprio denaro (non dimenticando che ANCHE il tempo è denaro). Questo non è delegare, è incaricare, ed esprimere la propria opinione. Una pagina pubblicitaria su un giornale, comprata da UNA PERSONA SOLA, e “firmata” da centinaia di figuranti (tanto cosa costa fare una firma?), non avrebbe avuto alcun senso: avrebbe espresso il parere di quell’unica persona.

Già che carrelliamo, finiamo la carrellata. Da ormai molto tempo Paolo Attivissimo risolve elegantemente il problema di contenere le spese, o addirittura avere un (pur minimo, non so quantificarlo) ritorno economico da quello che fa online, appoggiandosi su donazioni volontarie eseguibili tramite PayPal. Il succo è che per mezzo del suo sito offre un servizio aperto a tutti, tra l’altro effettivamente utile (in particolare il mai abbastanza citato “servizio Antibufala”): lo fa a titolo volontario, ma certo lo farà più volOntieri, se ogni tanto gli si dà un contributo per una fetta di focaccia…