Sarà anche piccola storia, ma è sempre più grande di noi
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In quel di Piana Crixia v’è una trattoria, di quelle che le vedi da fuori e sembrano una come tante: la trattoria Tripoli. Sulla strada principale del paese, in un edificio anonimo e in un locale indistinguibile da un comunissimo bar a conduzione famigliare.
Ammetto di lasciarmi influenzare molto, dall’aspetto di un locale. Mia nonna dice che una buona regola generale per giudicare un locale senza saperne nulla preventivamente è controllare se i vetri sono puliti o meno; ognuno si sceglie le certezze che preferisce, fate voi.
Il padrone di casa è il signor Aldo Dogliotti, un energico ottantaduenne che, avendoci sicuramente identificati come nuovi clienti, ha provveduto ad informarci di come in quel locale si facessero le cose allo stessa maniera di 112 anni fa. Qualsiasi cosa questo significhi. Da newbie culinario, ho potuto almeno constatare come i ravioli non potessero non (*Italian Teacher Dies of brain overload) essere fatti a mano, tant’è che non ho ancora capito come fossero preparati i sacchettini. Non sono un critico, quindi mo’ taglio corto e ve dico che lì se magna bene e se spende nurmale (15 euro per primo, secondo, bevanda, porzioni abbondanti), quindi se capitate da quelle parti tenetene conto.
Il signor Dogliotti non è solo ristoratore. E’ anche persona di cultura e dedicata alla ricerca: suo infatti un interessante lavoro storico-storiografico in 4 volumi su Piana Crixia e i dintorni. Interessante? Sì, signori miei, la storia “piccola” è interessante tanto quanto quella “grossa”. E ugualmente importante, se riguarda il luogo in cui vivete.
Credo che non succeda solo dalle mie parti, ma che vi siano un po’ in tutta Italia dei coraggiosi che, a tempo perso, affrontano valanghe e valanghe di archivi, intervistano decine e decine di persone, studiano frotte e frotte di libri. Il tutto per mettere nero su bianco la memoria storica del proprio paese. Magari di un paesino che “esiste” per il mondo solo perché viene citato di sfuggita in una puntata di Linea Verde. E tuttavia, la mole di lavoro e il prodotto finale non vengono sminuiti affatto dall’importanza presunta della materia trattata; anche perché, una volta che nella materia ci hai spulciato un po’, scopri che di cose da dire ce ne sono sempre per tutto, che il mondo è molto più ricco di quello che sembra; del resto, il mondo non è in due dimensioni, come ci ostiniamo bovinamente a volerlo vedere.
Il vero peccato è che tutto la fatica compiuta in queste opere rischia di risultare vana, una volta allontanatisi di un certo numero di chilometri da casa propria. Non per il signor Dogliotti, che a conclusione di ogni suo libro si è sempre preso la briga di portarlo a conoscenza degli abitanti del luogo emigrati in Sudamerica, ma magari non tutti coloro che possiedono la sua energia nella ricerca poi possono avere anche la sua energia nella diffusione.
Poco più su ho linkato una pagina di Wikipedia, 5 righe scarse. Nei libri di Aldo Dogliotti troviamo invece 400 pagine, interessanti e piacevoli. Solo che su Wikipedia ci può arrivare chiunque, da qualsiasi luogo del mondo, mentre dell’esistenza di questo signore io ero all’oscuro fino a ieri, quando ho percorso la ventina di chilometri che separa casa mia dalla sua trattoria. Ogni tanto mi rendo conto di come la prospettiva sotto la quale guardo la vita è distorta, sbagliata. Mi piacerebbe credere di essere l’eccezione in un mondo di persone che invece hanno gli occhi dritti…
Non proprio in tema ma quasi, chiudo con un aneddoto, raccontatomi da mio padre, che l’aveva a sua volta sentito probabilmente da suo nonno. Roba da ridereT. Mi scuso se ci fossero delle inesattezze, ma si fa quel che si può.
Il vino a Narzole
“E ricordate, figlioli -disse il vinaio sul letto di morte-, che volendo il vino si può fare anche con l’uva”.
In un periodo imprecisato, c’era questo paesino della provincia di Cuneo in cui si produceva vino a dispetto della totale assenza di vigne. Si racconta che un giorno alla Guardia di Finanza fosse venuto il pallino di dare una controllatina a qualche cantina, e che per una coincidenza, nello stesso giorno, il fiume che bagnava (e bagna tutt’ora) il paesino si fosse tinto di rosso. Stranezze.

