Jouons à cache-cache avec M.sieur le persuaseur

StM - Thursday, 30 June 2005, 22:57 - informazione e TV, opere altrui

L’importanza della televisione nel processo di condizionamento dei minorenni per trasformarli in entusiasti sostenitori di un dato prodotto, siano essi o meno in età da poterlo consumare, divenne evidente fin dagli anni intorno al 1950. Un giovane tecnico pubblicitario di New York, durante una lezione tenuta in una Università locale, osservò tranquillamente che, grazie alla televisione, i bambini imparavano ormai a cantare le canzonette pubblicitarie prima dell’inno nazionale americano. L’Istituto di Studi sulla Gioventù affermò con soddisfazione, a quanto riferisce The Nation, che perfino i bambini di cinque anni cantano le canzonette pubblicitarie della birra “innumerevoli volte di seguito e con gran gusto”. E aggiunse che i piccoli non si limitano a cantare i meriti dei prodotti reclamizzati, ma lo fanno con un vigore degno del più entusiasta degli annunciatori, e dal mattino alla sera, “senza che la ditta debba spendere un soldo di più”. Né possono essere zittiti come si spegne un televisore. Quando, una decina di anni fa, la televisione era ancora agli inizi, un giornale commerciale pubblicò un annuncio nel quale si illustravano ai produttori le straordinarie possibilità che offriva il mezzo televisivo per imprimere messaggi nella mente dei giovani. “Quando mai -esclamava l’annuncio- è stato possibile fissare in modo così definitivo il nome della marca nelle menti dei marmocchi di quattro anni? [...] Che cosa rappresenta, in dollari, un fatto simile, per una ditta che può conquistarsi un pubblico di giovani e continuare a condizionarli un anno dopo l’altro, finché non avranno raggiunto la maturità e il rango definitivo di acquirenti? Oggi una simile operazione è realizzabile. Vi interessa?”

da Vance Packard, I persuasori occulti, Einaudi (titolo originale The Hidden Persuaders, 1957).

Proprio un peccato che molti marchi cambino col tempo…

Digital self(-service)

StM - Saturday, 25 June 2005, 4:04 - estensioni digitali, online life, pensieri

A volte uno è portato a pensare che scrivere su di un forum, chattare, scambiarsi messaggi di posta elettronica, scribacchiarsi un blog non abbia poi tutte queste differenze rispetto alle care, vecchie attività analogiche del chiacchiericcio, del carteggio e del diario personale. Magari sì, la chattata rispetto alla chiacchierata ha la carenza del contatto visivo e fisico, ecco. La posta elettronica è certo più immediata dei 3 giorni medi richiesti dalle Poste Italiane. Il blog in fondo non è così personale, se lo metti in un posto in cui tutti lo possono leggere.

Cominciamo proprio dal blog. Da questo blog qui. Lo scrivo perché ogni tanto mi viene qualche idea che mi piacerebbe condividere con altri. Indefiniti “altri”. Sorge però qualche problema quando qui sopra mi verrebbe da scriverci cose che… che non posso scrivere. Magari troppo intime, o troppo sciocche, o troppo cattive. Quando ti rendi conto che la vita digitale può da un momento all’altro entrarti nella vita reale, e causare sputtanamenti, astio, querele… be’, dispiace. Si rompe un bel giocattolo. Allora ti dici che basta aprirti un blog da un’altra parte, cammuffare il nick, diventare un’altra persona digitale. Ma allora no, scopri di fuggire da una prigione e di entrare in un’altra: nella nuova prigione, scopri di dover stare al nuovo gioco, per evitare di essere associato alla personalità vecchia, quella legata a quella vera. La Rete è libertà, ma è anche un inferno sartriano (“L’enfer c’est les autres”) all’ennesima potenza: “gli altri” vuol dire “tutto il mondo”. La Rete è libertà, ma (citando Matrix) è anche controllo. Quindi sei libero di essere conforme a qualcosa, libero di essere assimilato (questo è dedicato a chi sostiene che io sia un fan di Star Trek).

La Rete è controllo, o quantomeno controllabilità. Mi girano sinceramente le palle quando scopro che, inserendo il mio nome e cognome su google, saltino fuori come risultati gli esiti di alcuni miei esami (forse dovrei linkare ai rispettivi docenti questo banalissimo link). E se metto il mio nick, si leggono magari dei miei messaggi su Usenet o su una qualche mailing list, che non mi fa affatto piacere siano così facilmente rintracciabili. Perché quando li avevo scritti *non ci pensavo* che sarebbero diventati parte della memoria di Internet (che di nome fa Google). Io ho sempre scritto messaggi con leggerezza, equiparandoli alle analogiche chiacchierate in piazza. Quelle, se non c’è qualcuno a registrare col microfono (e in genere non c’è), se ne vanno via al primo soffio di vento. E puoi dire tutto quello che vuoi. Quasi. Poi devi stare attento anche lì, che ci sono quelli che ti capiscono male, fraintendono, e se gli ripeti pari-pari quello che hai detto ribattono che non avevi detto così la prima volta. Ma cazzo, l’ho detto io, lo saprò, no? No. Ed ecco il grande vantaggio della rete: puoi dire “rileggiti quello che ho scritto e vedrai che ho ragione”. Così come si può dire “rileggiti quello che HAI scritto, se ti prendo ti demolisco”. Arma a doppio taglio.

Via chat e via e.mail ho rivelato a persone che magari non ho mai visto dal vivo delle cose che non conosce nemmeno mia madre. Lì per lì non mi sembrava ci fosse nulla di male, ma poi ho pensato “Ehi, guarda un po’ qui… io conservo le loro e.mail e i log delle nostre chat… loro faranno lo stesso… io di loro mi fido, ma quelli sono dati sensibili, sensibilissimi… e io non ho più alcun controllo su di essi. Ho sparso micce di sputtanamento in giro per la rete.”.

In realtà mi sono sempre detto “anche le cose più intime che rivelo non dovrebbero potermi nuocere in alcun modo… io non mi vergogno di nulla”. Già, facile a dirsi. Il problema è che il mondo è troppo diverso da me, se mi conoscesse avrebbe paura di me, e avrebbe voglia di controllarmi. E io, povero sciocco, credendo di godere della mia libertà non sto facendo altro che offrire a chi volesse controllarmi tutti i mezzi con cui poterlo fare. Un giorno qualcuno mi metterà in croce perché mi piace il gelato alla nocciola, e basterà un pugno di sostenitori del gusto pistacchio per colpirmi duramente e far traballare le convinzioni delle mie papille gustative. Allora potrò uscire allo scoperto e difendere la nocciola a spada tratta, fondare il Movimento degli Amanti della Nocciola e controbattere colpo su colpo alle accuse degli amanti del pistacchio… oppure potrò subire in silenzio le ingiurie senza difendermi, oppresso dalla costernazione di fronte all’idea ingannevole che essere un amante del gelato alla nocciola e *dirlo* sia un fatto più grave che esserlo e non dirlo. In un modo o nell’altro, la mia vita sarà stata cambiata contro la mia volontà. Solo perché a qualcuno non piace chi pensa diversamente da lui, o chi pensa e basta.

Non so se si capisce, ma sono un po’ disilluso da questo mondo. “Vivi e lascia vivere” vorrebbe essere il mio motto, eppure ovunque mi giro non vedo altro che bocche sorridenti appese ad occhi assassini, che dicono “conciliazione” ma intendono “prevaricazione”. E allora a volte un po’ mi girano, e se il “lascia vivere” continua a valere, il “vivi” viene sommerso dalla rabbia. Forse che le due attività siano antitetiche? Non esiste persona che, facendo una, possa fare anche l’altra? Forse in qualche baita d’alta montagna, Heidi e le caprette.

Mi confronto con una persona che navighi nella rete si e no una volta la settimana, e solo a cercare: una persona che non lascia traccia alcuna, se non sui server dei provider di cui si serve (ma, per fortuna, parrebbe che gli unici dati che questi sono costretti a conservare siano quelli a livello tcp/ip e inferiori, quindi solo le connessioni e non i dati scambiati) e ovviamente su Echelon o equivalenti. Bene, la differenza principale è che, se questo interessasse a qualcuno, per sapere molte cose di me non sarebbe necessario schiodare il proprio culo dalla sedia girevole del proprio ufficio. Molte, certo non tutte, ma è un fatto. Un buon investigatore privato scoprirebbe molte cose anche senza la Rete, ma qui si parla di conoscenza accessibile all’uomo della strada (posto che quest’uomo abbia un accesso alla rete).

Io sono un po’ malato, per quel che riguarda Internet. Ormai sono al punto che una cosa che non è lì per me non esiste. Vabbe’, no, ora esagero, ma ad esempio per quel che riguarda il passaparola io sono alla periferia: se c’è una festa, una sagra, un evento nella mia provincia, io la maggior parte delle volte non me ne accorgo nemmeno. Non che queste cose mi interessino davvero, ma sono una buona scusa per togliere le chiappe da qui - e se la compagnia è buona non importa dove si va, no?

Discorso bonus: come la Rete e i cellulari abbiano modificato radicalmente il modo di rapportarsi alle altre persone. Non ci si dà più appuntamento il giorno prima per il giorno dopo, ma con un preavviso di pochi minuti.

Un ricciolo di finta cultura (ovvero: un perfetto tema per il compito di italiano)

A dimostrazione di come i grandi capolavori non tramontino mai, credo che a molti di coloro che “vivono” la rete sia balzata almeno una volta alla mente la figura del pirandelliano Adriano Meis (fu Mattia Pascal), uomo sradicato dalla propria vita che pensa bene di costruirsene un’altra, considerando irrisorio il sacrificio di recitare una parte per non avere grattacapi. Ma il desiderio di stringere dei legami torna a farsi forte in lui, salvo poi scoprire che questi, nell’ambito della sua nuova (e falsa) vita, sono impossibili. In un’analogia internettiana, Adriano Meis è il nick con cui firmate i vostri post nei forum, nei newsgroup, in chat; se date ad Adriano troppo spago, in men che non si dica egli comincerà ad assomigliarvi, o voi comincerete ad assomigliare a lui; scoprirete che il vostro io interiore si dibatterà per essere impresso nel vostro io digitale, e il grande stomaco della società, qui in formato elettronico, vi fagociterà con dolcezza ma anche decisione. Amandovi, giudicandovi, odiandovi, schernendovi, ignorandovi en-passant.

C’è una cosa, tuttavia, che dovete ricordare distingue il vostro io digitale da Adriano Meis: non vi basterà fingere il suicidio per togliervi dai guai. Il vostro io digitale, nel momento stesso in cui lo producete, già non vi appartiene più. Potrebbe anche sopravvivervi (toccatevi pure)… così come un libro, certo, ma la differenza è che il manoscritto di un libro lo potete bruciare, ma in genere non potete bruciare la Rete tutta intera per cancellare ogni traccia del vostro passaggio.

Comunque ottimismo, eh

Dopo tutto ’sto popò di paranoia, diciamola tutta: a me essere genericamente senza veli piace. E mi piace leggere chi fa lo stesso. Per la serie “chissenefrega”. Certo gradirei molto di meno l’essere senza veli costruito ad arte delle celebrità (o presunte tali). Se della gente che nemmeno conosco parlasse di me come se mi avesse cullato quando ancora ero in fasce e cresciuto per il resto della mia vita, be’, sarebbe il momento buono per uscire definitivamente di scena. Spero di non entrarci mai, in scena, se il prezzo è quello (cfr. il post Privacy).

Ok, scherzavo, l’ottimismo viene ora. Vero?

No. Ciao Google :)

Pico-passeriformi - Il rondone

StM - Sunday, 19 June 2005, 18:13 - opere altrui, pensieri

(Cypsèlus àpus L.)

E’ questo uno dei più rapidi volatori fra i nostri uccelli; e si dimostra creatura aerea, nel più ampio senso della parola. Di notte, dedica al riposo poco più che 6 ore, e per tutto il rimanente della giornata rimane in aria volando. E’ capace di percorrere 300 km in un’ora, il che equivale a 90 m al secondo! Pochi altri uccelli possono, col massimo sforzo, e per breve tempo, raggiungere queste alte velocità; ma il Rondone è l’unico che possa, con tutta facilità, e per lungo tempo, volare così rapidamente. Se poi si tien conto della grande sicurezza con cui si abbandona alle più straordinarie evoluzioni, bisogna riconoscere che l’uomo, per quanto faccia per emularlo, è ancora ben lontano dal raggiungerlo. Il viaggio dal Sud-Africa, ove sverna, alla Germania, non è altro che una passeggiata, che si compie in un giorno e mezzo; e si può calcolare che il percorso dei suoi voli quotidiani ammonti a qualche migliaio di chilometri.

Alfred Edmund Brehm, 1940, Nel regno degli animali, Arnoldo Mondadori Editore. Opera originale: Der kleine Brehm (Il piccolo Brehm), pubblicato a Berlino nel 1924 dall’editore Karl Voegels; a sua volta, il Piccolo Brehm (2 volumi) era il riarrangiamento della seconda edizione (1876, 10 volumi) dell’opera di Alfred Edmund Brehm La vita degli animali (1863-69, pubblicato in 6 volumi).

Su Wikipedia: Alfred Brehm.

Forse sono io che al giorno d’oggi scelgo le fonti sbagliate. Ho in casa alcuni libri e riviste risalenti agli anni ‘30, appartenenti a mio nonno materno; dopo averli consultati, non mi è mai più capitato di trovare letture culturali-scientifiche altrettanto coinvolgenti, interessanti, esaurienti. Sulle riviste, soprattutto. Saltando Focus a piè pari, devo però riconoscere che non mi risulta l’esistenza di una rivista scientifica divulgativa che sia almeno al livello di Conoscere (pubblicata negli anni ‘30). Argomenti anche complessi, ma articoli chiari, a prova di terza elementare, senza prendere il lettore per un idiota (perché chi va in terza elementare non è necessariamente idiota, è solo quasi certamente ignorante).

A dire il vero, oltre a Focus (biasimo su di lui) conosco solo Le Scienze, quindi magari mi sono perso l’anello di congiunzione tra le boiate ammiccanti e le discettazioni un po’ cattedratiche. Resta tuttavia l’impressione che avevo già prima di vedere il film Le invasioni barbariche: la cultura, anche quella con la c minuscola, quella modesta della lettura di 20 minuti fatta prima di addormentarsi, sta andando giù dallo sciacquone.

Mi permetto di concludere con queste tre vignette, postate da Emack sul forum di tgmonline, tratte da Persepolis, che forse potrete trovare ancora in edicola o in fumetteria (I classici del fumetto di Repubblica - Serie oro).

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A quel quarto di italiani che è andato a votare il 12-13 giugno

StM - Wednesday, 15 June 2005, 0:26 - pensieri, segnalazioni

A quanto pare l’astensione da una qualche scelta è proficua per la Chiesa Cattolica anche in altri campi…

Mi rivolgo a coloro che hanno redditi, e quindi devono fare la dichiarazione dei medesimi: c’è una crocettina da fare, riguardante un certo 8 per mille… vorrete mica che vada a un’organizzazione fondamentalista che ogni giorno di più minaccia la vostra libertà? Dare l’8 per mille alla Chiesa Cattolica, ormai è bene che ve ne rendiate conto, è come comprare eroina da chi finanzia i fondamentalisti islamici. Con la differenza che i fondamentalisti islamici, per ora, non vengono a mettere becco negli affari interni del *vostro* stato nazionale a fare il bello e il cattivo tempo.

Su anticlericale.net troverete un dossier completo sull’8 per mille, e in particolare: a questa pagina potete dare un’occhiata a come *dovrebbero* essere spesi i soldi, per ciascun soggetto destinatario dei fondi dell’8 per mille (varie comunità religiose e lo stato); a questa pagina trovate uno specchietto della ripartizione dei fondi; qui un articolo di sintesi, che ci ricorda la nozione fondamentale che se non firmi, il tuo 8 per mille va a finire lo stesso nelle tasche delle chiese, in proporzione alle preferenze espresse (e fa impressione sapere che il 64% degli italiani non esprime una scelta nella dichiarazione dei redditi); a questa pagina un’analisi ragionata del dilemma del soggetto per cui firmare, in cui a dispetto di quanto ci si potrebbe aspettare la preferenza di anticlericale.net va per la Chiesa Valdese (www.chiesavaldese.org); a questa pagina, infine, un memorandum con il succo di tutto il discorso e le scadenze (è abbastanza compresso da poter essere fatto circolare via mail, quindi se avete studiato da rompiballe sapete cosa fare - solo ricordatevi di citare la fonte, il sito www.anticlericale.net).

Giochiamo un po’ con la matematica. Se è vero che il 64% di coloro che fanno la dichiarazione dei redditi NON esprime la propria preferenza per l’8 per mille, allora il 36% degli italiani decide per tutti gli altri; di questo 36% di italiani, l’87% esprime la preferenza per la Chiesa Cattolica; ne consegue che il 31% degli italiani ha espresso la preferenza per la Chiesa Cattolica, e il 5% per altro. Ora, e qui mi riallaccio al titolo, non sarebbe una bella botta se quel 25% di italiani che è andato a votare si ricordasse improvvisamente di quanto è seria e meritevole la Chiesa Valdese? A voler giocare con le percentuali, si potrebbe verificare il caso che il 30% degli italiani dia una preferenza diversa dalla Chiesa Cattolica, pertanto ridimensionandole *di molto* il miliardino che si prende ogni anno dal vostro sudato IRPEF (sempre a fare giochi matematici, diventerebbe 570 milioni).

Non voglio spendere una parola che sia una sull’esito del referendum. E non voglio che per questo post mi si prenda per mangiapreti… io sono ateo, ma professo il “vivi e lascia vivere”; il problema sorge quando qualcun altro entra nella mia vita (a quelli che si sono astenuti perché non gliene fregava un cazzo probabilmente questa frase suonerà aliena e incomprensibile… quando mai una legge del MIO stato dovrebbe riguardare la MIA vita, eh?) e pretende che io la pensi come lui, per legge e senza nessuna ragione plausibile (l’etica per me deve avere dei riscontri concreti, altrimenti non ha valore; le “bestemmie contro dio” lasciano il tempo che trovano). Esistono sicuramente migliaia di sacerdoti, frati, anche alto-clericali degni di rispetto e ammirazione, e qualcuno ce l’ho anche presente, ma vorrei ricordare che non bastò al dio biblico la presenza di un solo uomo giusto per evitare la distruzione di Sodoma e Gomorra (anche se a Lot venne comunque dato il preavviso dello sfratto); soprattutto, vorrei ricordare che in genere il valore di un gruppo di persone non è dato dalla somma dei valori degli uomini che lo compongono, ma è molto, molto inferiore.

Probabilmente morirò quando l’Italia conterà a livello mondiale ancor meno del soldo bucato che conta adesso, e quando la Cina l’avrà superata anche come livello di democrazia; quando morirò, la Chiesa Cattolica o si sarà finalmente rinnovata per merito di un papa illuminato, o si sarà ormai rattrappita su sé stessa, rinunciando a qualsiasi forma di ecumenismo per rilanciare la sua sfida fondamentalista messa in un cassetto per secoli; comunque vada, quando morirò non sarò cattolico, e molto probabilmente nemmeno italiano.

[Pomerania] Parte 1: Introduzione - Al FaGianni i Lemmings fanno un baffo

StM - Monday, 13 June 2005, 14:06 - pomerania

Per anni si è creduto che i boschi pomerani, orgogliosi e alteri al pari degli abitanti della nostra fiera nazione, permettessero di vivere sotto le loro fronde solo ai nobili cinghiali, e a qualche altro animale di poca importanza e di nessun interesse scientifico. Ma recenti studi più approfonditi, scaturiti da un rinnovato interesse pomerano per la conoscenza che esulasse da quella carnale delle leggiadre Maniocche™ (che va bene tutto basta che non siano TappiOche™), hanno rivelato un intero nuovo mondo, sotto l’impenetrabile coltre di verzura silvana.Finalmente, dopo anni di ricerche in ambiente accademico, ora anche il pubblico conoscerà la ricchezza faunistica della nostra boscosa Pomerania. Vi racconteremo le incredibili abitudini di animali straordinari quali il FaGianni, il Topo Ammuschiato, o il leggendario e sfuggente Balenottero Boschivo. Siamo certi che sentirvi nominare per la prima volta il Balenottero da un rappresentante dell’ambiente accademico vi riempirà di stupore. Ebbene sì, abbiamo finalmente raccolto indizi sufficienti a farci credere alla sua esistenza.

Ma frenate la vostra sete di conoscenza, o nobili pomerani, gentili ospiti di altre nazioni, e sopportabili lapponi. Stasera e nelle prossime serate parleremo dell’animale di cui più abbiamo approfondito la conoscenza, e che più ci ha stupito durante lo studio. Signore e signori, il FaGianni:

Fig. 1. Una rara diapositiva di FaGianni durante l’accoppiamento
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Sembra un volatile come tanti altri. Anzi, diremo di più, sembra un comunissimo fagiano, Phasianus colchicus. No, signori. Se il fagiano è un animale grasso, goffo e vistoso, il FaGianni in secoli di evoluzione è riuscito a perfezionare ciascuna delle sue caratteristiche salienti. Il fagiano è un uccello dalla carne saporita? Orbene, il FaGianni già viaggia con le spezie sotto le ali e nel [...]. Il fagiano in volo pare un piattello di un poligono di tiro? Allora cos’è il FaGianni, che ruota le ali a mo’ di elicottero, restando fermo nell’aria per minuti interminabili?

Leggo lo sconcerto nei vostri occhi. Credete, è lo stesso che abbiamo provato noi studiosi. Come ha potuto, un uccello così veementemente privo di istinto di conservazione, sopravvivere fino ad oggi e per giunta in stormi copiosi? La risposta giace nel suo peculiare e stupefacente sistema di riproduzione. Ma dovrete attendere una delle prossime conferenze per venire edotti su questa affascinante caratteristica del volatile, stasera non v’è tempo per approfondire.

Stasera teniamo molto a spiegare come si è giunti a riconoscere nel FaGianni una specie nuova, perché vogliamo dedicare la nascita di questo centro cultural-naturalistico alla memoria del grande scienziato Parvulus Tonius Bellum, accademicamente morto da quando malauguratamente accettò l’offerta di una fornitura vitalizia di elettrodomestici di classe A in cambio dell’arbanella contenente il suo cervello in formalina. Fu proprio Parvulus Tonius che diede impulso agli studi sul FaGianni, il giorno che il suo occhio fece un incontro ravvicinato, ravvicinatissimo con una misteriosa squitta proveniente dal cielo. Ricordiamo ancora le sue parole di quel momento, che tanto ci ispirarono negli studi successivi: “Ma cinghiale *censura* di una *censura* , se piglio quel *censura* di uccello lo *censura* e lo uso come preservativo”.

Nel giro di qualche mese, scoprimmo il motivo per cui il FaGianni per tanto a lungo non è stato riconosciuto: il generale abbandono, da parte dei pomerani, dell’antica attività della caccia. E allora capitava sì, andando nei boschi armati esclusivamente di macchina fotografica, di trovare qualche fagiano. Ma non FaGianni, oh no signori. Il FaGianni teme, e schifa chi non sia almeno minimamente pericoloso. E infatti solo per puro caso lo incontrammo la prima volta: dopo ore e ore di appostamenti stavamo facendo merenda con pane e Ciucchella™, la merenda dei ca**oni spalmandola con lo SpalmaCiucchella™, un coltello dalla punta arrotondata; vedemmo uscire da un cespuglio un grosso uccello che correva a perdifiato, e prima che potessimo fare alcunché l’animale spiccò un salto, fece due capriole in aria, e andò ad atterrare col cuore sulla punta dello SpalmaCiucchella™, uccidendosi.

Trascorsero dei bei minuti prima che capissimo. A posteriori, ci rendemmo conto che lo SpalmaCiucchella™ era probabilmente la prima arma che i FaGianni avessero visto da tempo immemorabile. E probabilmente, nei cespugli, ci fu un’aspra lotta fra di loro per decidere chi avesse diritto ad andare ad impalarvisi.

All’escursione successiva, rifacemmo la prova portando con noi nel bosco un comunissimo coltello: dal momento dell’estrazione a quello dell’impalamento trascorsero 32 secondi. Il dubbio sulla scoperta di una nuova razza era ormai certezza per molti di noi. Ma lo studio andava approfondito, e di certo non erano molto utili allo scopo quei brevissimi istanti in cui avevamo avuto occasione di osservare i FaGianni vivi. Ci venne un’idea, un’intuizione poi rivelatasi corretta: le armi da fuoco avevano sicuramente un aspetto abbastanza pericoloso, senza tuttavia permettere al FaGianni di uccidersi quando più gli aggradasse.

Ma i FaGianni sono animali intelligentissimi: il giorno che entrammo nella foresta con un fucile scarico, non ne trovammo nessuno.

La volta successiva avemmo l’incontro con un FaGianni più lungo della storia: per ben 3 ore, potemmo studiare il volatile mentre si accaniva sul fucile cercando un modo per far partire il colpo ed essere contemporaneamente di fronte alla canna. Da solo non vi riuscì, ma come abbiamo detto i FaGianni sono intelligentissimi: arrivò alfine un secondo volatile a dar man forte al primo, facendo scattare il cane del fucile e accoppandolo. Dovemmo disperdere una sopravveniente frotta di FaGianni quando scoprirono come il fucile si ricaricasse.

Purtroppo la voce tra i FaGianni si sparse, e non potemmo più osservare un esemplare così a lungo. Sono allo studio altri sistemi per approfondire la conoscenza dell’animale, anche se è un’impresa difficile come una partita a scacchi.

Per stasera ho concluso, vi ringrazio di essere intervenuti così numerosi. Prossimamente seguiranno altre conferenze su vari aspetti della vita di questo animale, dalla riproduzione alla sua presenza in antichi miti e leggende pomerane. Se avete domande posso vedere se rispondervi ora o se è il caso di espandere l’argomento in una delle prossime conferenze. Se non avete domande, arrivederci alla prossima.

Barbaric Yawp

StM - Monday, 13 June 2005, 2:42 - pensieri

Questo post AVEVA una dedica, ora non più.

Stasera volevo parlare del film Le invasioni Barbariche… ma già che ci sono ne parlo lo stesso.

E’ curioso come uno ripensi a posteriori alle cose che ha imparato e gli sembrino improvvisamente straordinarie. Pensateci, un *impero* che collassa su sé stesso. Lo avete pensato? Ovviamente avrete pensato all’impero romano. Be’, non è straordinario? Non è successo dall’oggi al domani, come magari si è indotti a pensare visto che 400 anni di storia si fanno in 2 mesi di scuola, ma il popolo che ha dato i natali a tutta quelle persone che spaccavano le palline con le loro versioni da tradurre dal latino, Cicerone, Orazio, Virgilio, Seneca, Tacito, ebbene questo popolo a un bel momento ha deciso che non ce la faceva più, che passava la mano.

Il film prende il titolo dall’analogia, non so se esposta realmente o inventata appositamente per il film (credo la prima), che un opinionista ha ravvisato tra le invasioni barbariche che portarono alla caduta dell’impero romano e gli attentati dell’11 settembre 2001: per la prima volta nella loro storia, gli Stati Uniti d’America non hanno combattuto una guerra lontana, ma sono stati colpiti nel loro stesso paese.

A posteriori, possiamo (forse) dire che visioni del genere erano troppo catastrofiste (ho iniziato allora ad odiare Lucia Annunziata, con la sua terza guerra mondiale). Ma la curiosità di vedere se altri particolari combaciano ormai ci è venuta… e allora facciamo il nostro gioco privo di alcun valore storiografico ma dalle connotazioni spassose (che vedremo):

  • preferisco assimilare l’attentato alle Twin Towers ad Annibale che attraversa le Alpi con gli elefanti… questo perché abbiamo anche noi adesso il nemico per eccellenza, Osama Bin Laden, che odia gli Stati Uniti con tutto sé stesso e non si sa bene perché;
  • le “invasioni barbariche” non erano costituite esclusivamente da gigantesche mandrie umane che arrivavano, facevano i loro comodi e se ne andavano; ci fu anche uno scambio continuo e lento di uomini e culture, com’era ovvio che succedesse in un impero che circondava l’intero Mediterraneo; una cosa del genere è sotto i nostri occhi, nei nostri paesi, ormai da anni: se ripensando all’impero romano vi sembra che quella che chiamiamo “integrazione” non sia altro che l’inizio della fine, come allora, mi vien da chiedervi se ritenete che ciò sia un bene o un male - perché io, guardando l’Italia di oggi, non posso che avere forti dubbi sull’opportunità che ci pariamo ancora dietro a grandi nomi di 500 anni fa. Se abbiamo fatto il nostro tempo, con calma, senza panico, facciamoci da parte.
  • ma veniamo alla parte divertente; ricordate Catone il Censore e i suoi fichi? Ma sì, quando in maniera del tutto inusuale si presentò in Senato con un cesto di fichi, ne offrì ai senatori, ricevette i loro complimenti, e poi gelò tutti dichiarando che quei fichi erano giunti quel giorno nientemeno che da Cartagine, la sconfitta Cartagine. “Cartago delenda (est)”, l’unica Cartagine buona è quella morta. E alla fine li convinse. Bene, ora immaginatevi quanto calza a pennello Colin Powell che fa la sua presentazione PowerPoint per convincere le Nazioni Unite che Saddam Hussein è una minaccia. Da morire dal ridere.

Il film in realtà parla di invasioni barbariche e della nostra decadenza in modo marginale, incentrandosi invece sulla storia di un uomo morente e di suo figlio, rappresentanti emblematicamente il divario tra gli uomini del ‘900, travolti e stimolati da continue rivoluzioni intellettuali, e gli uomini di oggi, per i quali non esistono più ideologie valide se non quella del self-made-man, che non ha bisogno di leggere nessun “testo sacro” per sapere la propria strada. La critica al lento svanire della cultura ai giorni nostri è indubbia, ma è addolcita dall’approvazione che siamo portati a provare per il machiavellico eppur giusto personaggio del figlio, e da un lume di speranza concessoci alla fine.

Consiglio fortemente la visione… non fatevi impressionare dalle mie masturbazioni intellettuali.

Io vago al Poli

StM - Saturday, 11 June 2005, 3:02 - fotografismi

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Ostrega se xe grande ’sto baracon’ de Poli, ciò.

Torno sui treni

StM - Friday, 10 June 2005, 1:26 - oblòg, pindaro, segnalazioni

Già, almeno due volte a settimana. Peccato (meno male) che in futuro probabilmente diraderò molto la mia frequentazione. Ma, se riesco nell’intento di non avere MAI bisogno di un’automobile, chissà…

Perché poi il treno è bello, perché puoi fare incontri interessanti. O riempire il vagone vuoto con i tuoi amici immaginari, a seconda delle volte. O entrambe le cose. Tanto, finché un posto è libero un amico immaginario ci può anche stare. Ma non parlategli, che in presenza di estranei tendono a vergognarsi. Fate finta di non conoscerlo.

Poi ci sono le volte che gli amici immaginari li dovete lasciare a terra. Perché già non ci state voi e i vostri bagagli, figuriamoci loro. Ma da dove sarà saltato fuori, poi, quel ciccione con la proboscide…

Vi avevo già segnalato il blog Visioni Binarie di Alice Avallone… e da quel che ho visto, pare che ben UN visitatore di questo blog sia andato a visitare anche quello, cliccando sul link… mi sento molto orgoglioso di me, di te, di tutti. Anche stavolta recidivamente risegnalo, ma una iniziativa in particolare, che mi pare interessante: far ritornare il blog all’ovile, al tema ispiratore nella sua piena concretezza - in treno. Non più quindi pixel su uno schermo, consumati adagiandoci pigramente e in spregio della legge 626 sulla sedia girevole di casa nostra, ma carta viva e presente, ingombrante se vogliamo ma amichevole e soprattutto nel posto giusto, d’elezione, dove la vita scorre, viaggia, e dove tutto è nato.

Ora, *ehm*, vorrei dire a quelli che come me sono laptop-dipendenti… ecco, sì, *c’è* differenza tra un laptop e un foglio di carta, anche se si possono consultare in treno *entrambi*. Non lascereste mai il vostro laptop sul sedile, così i passeggeri successivi potranno leggerlo, vero? Ecco.

Se vi ho solleticato, e non nel senso delle vostre nocche pronte a censurarmi gli zigomi, non ho altro da aggiungere che non sia scritto nelle istruzioni per partecipare. Tra l’altro, consiglio la lettura di tali istruzioni anche a chi si fosse chiesto fino ad oggi se Alice Avallone fosse una perfida criminale ammazza-privacy dedita ad ogni genere di sotterfugi, o una persona come non ce ne sono quasi più, che si limita a *chiedere* con sincerità.

Ora mi duole comunicarvi che il treno è stato spostato di binario, quindi affrettatevi là. Buon viaggio!

Mele, girali e e-zines

StM - Tuesday, 7 June 2005, 0:38 - risorse e link, segnalazioni, software e OS

We may start to think the same, but we still *look* different!

http://www.apple.com/pr/library/2005/jun/06intel.html
http://apple.slashdot.org/article.pl?sid=05/06/06/1752234

E’ finita. Se ne vociferava da tantissimo tempo (1-2 anni), e alla fine è vero: Apple abbraccia Intel e l’architettura x86. Come potranno ancora dire “think different”, se il cervello del computer sarà lo stesso dei pc?

Debian ha rilasciato Sarge

http://www.debian.org/releases/stable/

Non ci si credeva più, sono in ritardo di una settimana rispetto alle previsioni, ma habemus sargem. E così adesso Debian tornerà ad essere un’opzione quando si avrà da consigliare a qualcuno una distribuzione linux.

Ludere iucundi

Uscito il secondo numero di Ars Ludica, e-zine dedicata al mondo dei videogiochi un po’ diversa dal solito (per rendervene conto vi basterà guardare l’elenco dei titoli recensiti).

Il partito della matita

StM - Monday, 6 June 2005, 1:16 - belinate

Per la serie “Le cose pazze che solo al sabato sera…”

Ho deciso che fonderò il Partito della Matita (PDM). Se guardate qui, c’è la procedura per richiedere la rimozione del crocifisso dal seggio elettorale, poiché la Chiesa per questi referendum si è schierata, e pertanto la presenza di quel simbolo inficerebbe la libertà di voto. Orbene il Partito della Matita nasce con il solo scopo di boicottare tutte le elezioni possibili, e obbligare i votanti all’utilizzo di biro, stilografiche, pennarelli, sangue appena spillato, poiché la matita smetterebbe di essere uno strumento imparziale.

“Chi vota matita si salva la vita”

“Matita è bello, se non mi garba lo cancello”

“Grafite e argilla, e la tua vita scorre tranquilla”

Ci rivedremo alle urne!

(si ringrazia Marco per aver messo in azione gli ingranaggi malati della mia mente, segnalando il link e avviando la discussione)