Elegia in prosa del trasporto su rotaia

I treni sono una delle cose più suggestive che ci siano. I treni sono stati protagonisti di racconti, romanzi, poesie, pezzi per pianoforte*, film, pubblicità, blog**, odio, proteste, insulti, post, lamenti, scioperi, servizi giornalistici***, privatizzazioni, sit-in, suicidi celebri, suicidi anonimi, desideri di fuga, desideri di tornare a casa, speranze, assalti, deragliamenti, incidenti, attentati, morti bianche, invasione di terre vergini, allusioni, ansie, vandalismi, graffiti, libere interpretazioni del concetto di tempo.

I treni in Italia funzionano male. Ma funzionano. Usateli per cortesia. Se più gente li usasse funzionerebbero meglio.

* = a questo proposito, vi riporto il grazioso racconto tratto da qui sulla nascita di Un petit train de plaisir di Rossini.

Rossini viaggia in treno
Antenore 31 dicembre 2003
Rossini a 37 anni era già in pensione, beato lui. Dopo il successo del “Guglielmo Tell” (1829) decise di non scrivere più opere per il teatro, prese dimora fissa a Parigi e non si mosse più, scrivendo solo quello che gli pareva. Non mancano i capolavori, nel suo lungo periodo “da pensionato”: ma dalle fatiche del teatro si tenne ben lontano, dopo quel 1829.

Tra le sue cose più simpatiche e curiose, i brevi pezzi per pianoforte riuniti sotto il titolo “Peccati di vecchiaia” (scritto in francese, però); e di questo repertorio fa parte un brano tra i più divertenti, che si chiama “Un petit train de plaisir”, “Il trenino del piacere”.

L’antefatto è questo: Rossini, già anziano, viene invitato a fare un viaggio in treno. Siamo a metà ottocento, e dunque non si trattava dell’Eurostar… Per lui è la prima volta: ne esce sconvolto e anche un po’ spaventato, anche se il viaggio è breve; e poi affida le sue impressioni al pianoforte.

Si tratta di un brano di circa venti minuti, diviso in brevi episodi. Il primo è un allegretto, intitolato “cloche d’appel”: il pianoforte imita la campana che chiama i viaggiatori in vettura. Poi il trenino parte: Rossini si diverte a imitarne la marcia, e noi ci rilassiamo con lui lungo il primo tratto del percorso. Segue però un sifflet satanique: brusco risveglio dovuto al fischio del treno, seguito dalla dolce melodia dei freni, che anticipa l’arrivo alla stazione, dove les lions parisiens offrant la main aux biches pour descendre de wagon. Poi il trenino riparte, ed è un bel viaggiare, proprio come all’inizio. Ma il trenino di questo spaventato viaggiatore non può che finire male, e così succede: terrible deraillement du convoi!. Rossini è davvero tragico e ci mostra il primo passeggero ferito, e anche il secondo; dopodiché le vittime: premier mort en Paradis (motivo ascendente) , second mort en enfer (motivo discendente…), con tanto di chant funèbre e di amen. A questo punto Rossini fa un’annotazione a fondo pagina: on ne m’y attrapera pas, non mi beccate più…. Il finale è di pura marca rossiniana: un valzer, “allegro vivace”, che rappresenta il douleur aigue des heritiers, il terribile dolore degli eredi che si fregano le mani contenti pensando all’eredità. Lo spartito si chiude con un altro motto rossiniano: Tout ceci est plus que naif c’est vrai. Un viaggio in treno tutto da ascoltare, puro divertimento in musica.

** = In argomento mi sento di consigliarvi Visioni Binarie, e non in argomento qualsiasi altra cosa riusciate a trovare dell’autrice Alice Avallone, che senza dubbio sa ammaliare il lettore.

*** = Ovviamente la fonte primaria di servizi ben fatti è Report. Cercatevi a questa pagina il dossier di culto “Puntuale come un treno”, con relativo aggiornamento, e poi quel che vi pare qua e là (per esempio c’è un recente “Pendolari”).

4 commenti a “Elegia in prosa del trasporto su rotaia”

  1. Griso said, on May 9th, 2005 at 1:03 #

    Napoli-Catania, giorno 5 maggio, per percorrerla ci ho impiegato 14 ore. E dovevo impiegarcene 6,30.

    A causa di un deragliamento, ci hanno fatto fare il giro della calbria, abbiamo cambiato tre treni, preso un traghetto a piedi, e tutto questo senza che nessuno ci desse informazioni o ci desse una mano.

    Avventura senza dubbio, ma ne sono uscito stravolto. Ora odio i treni.

  2. StM said, on May 9th, 2005 at 13:39 #

    Io sono 5 anni che faccio il pendolare ogni settimana… che non è la stessa cosa che farlo tutti i giorni, ma ci sono dei bei problemi anche lì (esempio: fai la valigia, disfa la valigia, sobbarcati la valigia). E ogni tanto capitano, dei viaggi che invece di 2 ore ne durano 5… ma a dire il vero mi sembra che le cose siano un po migliorate, da un po’ di tempo a questa parte. Basta non prendere certi treni che perdono SEMPRE le coincidenze.

  3. Obi said, on May 10th, 2005 at 11:46 #

    wow, splendido post!

    Prima o poi dovrò farmi un pò di cultura sulla musica classica :

  4. Mr. StM’s blog » Blog Archive » Torno sui treni said, on October 22nd, 2006 at 20:48 #

    [...] Vi avevo già segnalato il blog Visioni Binarie di Alice Avallone… e da quel che ho visto, pare che ben UN visitatore di questo blog sia andato a visitare anche quello, cliccando sul link… mi sento molto orgoglioso di me, di te, di tutti. Anche stavolta recidivamente risegnalo, ma una iniziativa in particolare, che mi pare interessante: far ritornare il blog all’ovile, al tema ispiratore nella sua piena concretezza - in treno. Non più quindi pixel su uno schermo, consumati adagiandoci pigramente e in spregio della legge 626 sulla sedia girevole di casa nostra, ma carta viva e presente, ingombrante se vogliamo ma amichevole e soprattutto nel posto giusto, d’elezione, dove la vita scorre, viaggia, e dove tutto è nato. [...]

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