10 sassolini nelle scarpe del Politecnico di Torino

1) Quando chiedi se puoi dare un esame con un altro docente rispetto a quello cui sei assegnato, ti crocifiggono. NON SI PUO’. In realtà hanno il trascurabile problema di non sapere come fare a impedirtelo. Quindi si può, ma non si dovrebbe.

2) Se VUOI dare l’esame col docente cui sei stato assegnato e con cui hai seguito il corso, ma l’anno successivo rispetto alla frequenza… ‘zzi tua. Se ti va bene il docente è ancora titolare del corso, anche se magari ti ritrovi assegnato ad un altro, e puoi sfangarla seguendo il punto 1. Se non ti va bene il docente non esiste più. Se ti va peggio, quello che lo sostituisce ha deciso di insegnare tutta un’altra materia, anche se ha lo stesso nome. Se sei la sfiga in persona, hanno cancellato quel corso.

3) In segreteria non è mai possibile niente. Non provate a chiedere se potete consumare ossigeno, meglio infrangere qualche regola con la scusa dell’ignoranza.

4) Non si sa bene perché, ma ogni tanto al Politecnico viene interrotta l’erogazione di energia elettrica dal venerdì pomeriggio fino a domenica notte. Tutti i siti di interesse per la sede di Torino sono ospitati nella sede stessa. Home page, Portale della didattica, server di posta (almeno per gli studenti), home page delle facoltà, dei gruppi di lavoro, ecc. ecc. Dovete spendere il week end a fare quella esercitazione da consegnare assolutamente lunedì, ma dovete scaricarvela? PECCATO!

5) Quando non ci sono problemi elettrici, la raggiungibilità del Portale della Didattica non è comunque garantita. C’è il gusto della sorpresa. Funzionerà? Non funzionerà? Se visualizzate la pagina, non cantate vittoria. Se riuscite a fare il login, non cantate vittoria. Se, dopo esservi fatti un caffè lungo in attesa di visualizzare la vostra pagina personale, vedete effettivamente la vostra pagina personale e non il messaggio “Raggiunto il numero massimo di connessioni. Riprovare più tardi”, non cantate comunque vittoria. Il messaggio può sempre comparire in seguito. Magari proprio dopo che, al quarto caffé, sarete riusciti a trovare la slide che volevate scaricarvi. Ah, e se non compare il messaggio… siete proprio sicuri che il download di quella slide generosamente da due mega, senza possibilità di resume, andrà a buon fine?

6) La casella di posta S{numerodimatricola}@studenti.polito.it adesso è orgogliosamente il canale delle comunicazioni ufficiali del Politecnico ai suoi studenti. Be’, meraviglioso. TUTTI vorrebbero avere come canale di comunicazione ufficiale una casella di posta che può rimanere inaccessibile anche per una settimana di seguito. E lo specificano anche, che non saranno presi in considerazione altri indirizzi e.mail eventualmente specificati dagli studenti. Grande, grande.

7) Ci sono 3 appelli all’anno per ogni esame. Uno alla fine del corso, uno nell’appello successivo, uno a settembre. Il problema è che per i corsi che finiscono a gennaio e a giugno “appello successivo” equivale a “febbraio” e “luglio”. Insomma hai due appelli che sono quasi uno, da tanto sono vicini. Se aspettavate la battuta scusate, ma su questo punto ho imparato che c’è poco da ridere.

8) Il Politecnico conduce, con lodevole zelo, una specie di propria battaglia contro la morte entropica dell’universo. L’equilibrio termico all’interno del grosso casermone che costituisce la sede principale è bandito: d’inverno, una decina di gradi Celsius di differenza separano le aule 8 e 12 dalle aule D, al terzo piano. Laddove nelle aule 8 e 12 si conversa con le iguane, ospiti Erasmus direttamente dalle Galapagos, nelle aule D sembra tutti i giorni un Linux Day. In definitiva, ottimo l’uso di riscaldamenti e condizionatori (è stupendo tremare dal freddo durante un’esame a luglio perché siete sotto il getto dell’aria condizionata, non trovate?).

9) Gli studenti sono cavie. Ad alcuni vengono somministrati corsi normali, ad altri vengono prenotati viaggi per Guantanamo. L’anno successivo si verifica il risultato che poteva già essere dato per scontato, e cioè che di quelli di Guantanamo solo il 10% ha superato l’esame. E devono solo sperare che la curiosità perversa di chi li aveva cacciati in quella situazione non decida di ricacciarceli un’altra volta, per eseguire altri test.
(Esempi di tali gioiosi esperimenti scientifici che balzano alla memoria sono - per Ingegneria dell’Informazione: il corso di Analisi 2 nel 2001, primo anno del Nuovo Ordinamento, consistente in 12 ore settimanali per un mese e mezzo in cui si sono spiegati con dovizia di particolari gli integrali indefiniti, le serie numeriche, le trasformate di Laplace, le equazioni differenziali, le matrici esponenziali e il sesso degli angeli; a seguire, il simpatico “Complementi di Analisi e Calcolo della probabilità”, un miscuglio scandaloso tenuto da docenti che erano O di analisi O di probabilità, e in un caso il docente non era preparato nemmeno della sua materia; il corso di Scrittura Tecnica del 2000, una novità del Nuovo Ordinamento, che ha distolto fior di studenti dallo studio di Analisi 1, nonostante i suoi miseri 2 crediti; un certo corso di Economia del 2004, tenuto da due certi docenti, che non era altro che DUE corsi in uno, anzi due e mezzo, con tanto di due prove separate - anche se poi il tempo per eseguirle entrambe era di 2 ore; il corso di Sistemi Elettronici, soprattutto nella versione del 2001/2002, con il suo laboratorio massacrante; Algoritmi e programmazione avanzata, anche qui due esami in uno, per fortuna ora separati a beneficio delle nuove leve; Sistemi Operativi, il cui docente si ostina a mantenere il programma come se fosse sempre un corso semestrale e non emisemestrale; Introduzione alle Reti telematiche e Reti di calcolatori, per passare il cui esame bisogna miniaturizzare un linguista e portarselo appresso)

10) Se si avesse davvero bisogno dei laboratori informatici si starebbe freschi. Sono sempre pieni a raso, e stiamo parlando di quelli senza accesso a Internet; se si vuole accedere alla rete esterna, l’attesa per un posto libero può protrarsi anche oltre l’ora. Ah, e non provate a mandare in stampa le vostre relazioni in formato pdf, mi raccomando! GUAI! Solo .doc, al mondo non si possono creare altro che .doc. Capito?
(si possono stampare gratuitamente per motivi didattici le proprie produzioni -relazioni, piccole tesine, lettere-, e nient’altro; quindi niente slide, dispense, materiale fornito dai docenti. Malauguratamente, non è concepita la possibilità per un comune studente mortale di creare un .pdf: se provate a mandare in stampa il vostro relazione.pdf i tecnici di laboratorio crederanno che volete coglionarli e non vi lasceranno stampare; allora voi coglionateli per davvero: create il vostro .pdf, o scaricate una dispensa qualsiasi, rinominate in RELAZIONE.DOC, maiuscolo così fa ancora più niubbo, aprite con Acrobat Reader, e mandate in stampa. Op-là!)

Se aveste intenzione di iscrivervi e questi 10 punti non sono stati abbastanza per dissuadervi, offro un servizio di consulenza gratuita - contattatemi pure.

5 commenti a “10 sassolini nelle scarpe del Politecnico di Torino”

  1. Obi said, on March 18th, 2005 at 21:06 #

    O_o che dire se non: Sticazzi!

  2. shuren said, on March 20th, 2005 at 17:57 #

    già.

    E io che mi lamento della mia scuola. Almeno li i problemi sono dovuti solo all’incuria dei ragazzi della mattina

  3. lory said, on March 25th, 2005 at 0:05 #

    e meno male che sono ingegneri O__o

  4. joviberton said, on November 17th, 2005 at 21:26 #

    poli: morte e male

  5. Smemoratezze dal sottosuolo » Blog Archive » La lauretta said, on January 18th, 2007 at 22:20 #

    [...] Si cerca di incentivarmi a darli, questi 3 bubboni. Non è che io schifi la laurea in sé. E nemmeno biasimo chi considera di più chi il foglio di carta l’ha preso, rispetto a chi s’è fermato prima. E io ho imparato tanto, all’università, sebbene poi non manchi di parlarne male: ottimi docenti, se non altro (e se uscite dal polito, vi assicuro che potete guardare dall’alto in basso molti fighetti che escono da altre università con ancora la bambagia addosso). Però, ecco, la maggior parte delle persone più in gamba che ho conosciuto la laurea nemmeno ce l’hanno. Li vedo spiegare le cose ai laureati, risolvere i problemi (magari creati dai laureati), e probabilmente vedrò i laureati fare carriera mentre loro no. E un po’ mi girano (vedere anche l’opinione di zeta). [...]

Lascia un commento

Nei commenti sono permessi questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>