Vooooootaaaaaareeeee, oooooo-ooooh! -_-””

StM - Wednesday, 30 March 2005, 22:36 - belinate, fotografismi

Riviera ligure, 28 marzo 2005, ore 12.59.

Merendino Headquarters.

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Qualche tempo dopo il trabiccolo è ripassato, volando in senso opposto. Memorabile il commento di Tafazzi: “Da questo lato invece ci sarà scritto ‘Vota DS’…”.

10 sassolini nelle scarpe del Politecnico di Torino

StM - Friday, 18 March 2005, 20:45 - how stuff works

1) Quando chiedi se puoi dare un esame con un altro docente rispetto a quello cui sei assegnato, ti crocifiggono. NON SI PUO’. In realtà hanno il trascurabile problema di non sapere come fare a impedirtelo. Quindi si può, ma non si dovrebbe.

2) Se VUOI dare l’esame col docente cui sei stato assegnato e con cui hai seguito il corso, ma l’anno successivo rispetto alla frequenza… ‘zzi tua. Se ti va bene il docente è ancora titolare del corso, anche se magari ti ritrovi assegnato ad un altro, e puoi sfangarla seguendo il punto 1. Se non ti va bene il docente non esiste più. Se ti va peggio, quello che lo sostituisce ha deciso di insegnare tutta un’altra materia, anche se ha lo stesso nome. Se sei la sfiga in persona, hanno cancellato quel corso.

3) In segreteria non è mai possibile niente. Non provate a chiedere se potete consumare ossigeno, meglio infrangere qualche regola con la scusa dell’ignoranza.

4) Non si sa bene perché, ma ogni tanto al Politecnico viene interrotta l’erogazione di energia elettrica dal venerdì pomeriggio fino a domenica notte. Tutti i siti di interesse per la sede di Torino sono ospitati nella sede stessa. Home page, Portale della didattica, server di posta (almeno per gli studenti), home page delle facoltà, dei gruppi di lavoro, ecc. ecc. Dovete spendere il week end a fare quella esercitazione da consegnare assolutamente lunedì, ma dovete scaricarvela? PECCATO!

5) Quando non ci sono problemi elettrici, la raggiungibilità del Portale della Didattica non è comunque garantita. C’è il gusto della sorpresa. Funzionerà? Non funzionerà? Se visualizzate la pagina, non cantate vittoria. Se riuscite a fare il login, non cantate vittoria. Se, dopo esservi fatti un caffè lungo in attesa di visualizzare la vostra pagina personale, vedete effettivamente la vostra pagina personale e non il messaggio “Raggiunto il numero massimo di connessioni. Riprovare più tardi”, non cantate comunque vittoria. Il messaggio può sempre comparire in seguito. Magari proprio dopo che, al quarto caffé, sarete riusciti a trovare la slide che volevate scaricarvi. Ah, e se non compare il messaggio… siete proprio sicuri che il download di quella slide generosamente da due mega, senza possibilità di resume, andrà a buon fine?

6) La casella di posta S{numerodimatricola}@studenti.polito.it adesso è orgogliosamente il canale delle comunicazioni ufficiali del Politecnico ai suoi studenti. Be’, meraviglioso. TUTTI vorrebbero avere come canale di comunicazione ufficiale una casella di posta che può rimanere inaccessibile anche per una settimana di seguito. E lo specificano anche, che non saranno presi in considerazione altri indirizzi e.mail eventualmente specificati dagli studenti. Grande, grande.

7) Ci sono 3 appelli all’anno per ogni esame. Uno alla fine del corso, uno nell’appello successivo, uno a settembre. Il problema è che per i corsi che finiscono a gennaio e a giugno “appello successivo” equivale a “febbraio” e “luglio”. Insomma hai due appelli che sono quasi uno, da tanto sono vicini. Se aspettavate la battuta scusate, ma su questo punto ho imparato che c’è poco da ridere.

8) Il Politecnico conduce, con lodevole zelo, una specie di propria battaglia contro la morte entropica dell’universo. L’equilibrio termico all’interno del grosso casermone che costituisce la sede principale è bandito: d’inverno, una decina di gradi Celsius di differenza separano le aule 8 e 12 dalle aule D, al terzo piano. Laddove nelle aule 8 e 12 si conversa con le iguane, ospiti Erasmus direttamente dalle Galapagos, nelle aule D sembra tutti i giorni un Linux Day. In definitiva, ottimo l’uso di riscaldamenti e condizionatori (è stupendo tremare dal freddo durante un’esame a luglio perché siete sotto il getto dell’aria condizionata, non trovate?).

9) Gli studenti sono cavie. Ad alcuni vengono somministrati corsi normali, ad altri vengono prenotati viaggi per Guantanamo. L’anno successivo si verifica il risultato che poteva già essere dato per scontato, e cioè che di quelli di Guantanamo solo il 10% ha superato l’esame. E devono solo sperare che la curiosità perversa di chi li aveva cacciati in quella situazione non decida di ricacciarceli un’altra volta, per eseguire altri test.
(Esempi di tali gioiosi esperimenti scientifici che balzano alla memoria sono - per Ingegneria dell’Informazione: il corso di Analisi 2 nel 2001, primo anno del Nuovo Ordinamento, consistente in 12 ore settimanali per un mese e mezzo in cui si sono spiegati con dovizia di particolari gli integrali indefiniti, le serie numeriche, le trasformate di Laplace, le equazioni differenziali, le matrici esponenziali e il sesso degli angeli; a seguire, il simpatico “Complementi di Analisi e Calcolo della probabilità”, un miscuglio scandaloso tenuto da docenti che erano O di analisi O di probabilità, e in un caso il docente non era preparato nemmeno della sua materia; il corso di Scrittura Tecnica del 2000, una novità del Nuovo Ordinamento, che ha distolto fior di studenti dallo studio di Analisi 1, nonostante i suoi miseri 2 crediti; un certo corso di Economia del 2004, tenuto da due certi docenti, che non era altro che DUE corsi in uno, anzi due e mezzo, con tanto di due prove separate - anche se poi il tempo per eseguirle entrambe era di 2 ore; il corso di Sistemi Elettronici, soprattutto nella versione del 2001/2002, con il suo laboratorio massacrante; Algoritmi e programmazione avanzata, anche qui due esami in uno, per fortuna ora separati a beneficio delle nuove leve; Sistemi Operativi, il cui docente si ostina a mantenere il programma come se fosse sempre un corso semestrale e non emisemestrale; Introduzione alle Reti telematiche e Reti di calcolatori, per passare il cui esame bisogna miniaturizzare un linguista e portarselo appresso)

10) Se si avesse davvero bisogno dei laboratori informatici si starebbe freschi. Sono sempre pieni a raso, e stiamo parlando di quelli senza accesso a Internet; se si vuole accedere alla rete esterna, l’attesa per un posto libero può protrarsi anche oltre l’ora. Ah, e non provate a mandare in stampa le vostre relazioni in formato pdf, mi raccomando! GUAI! Solo .doc, al mondo non si possono creare altro che .doc. Capito?
(si possono stampare gratuitamente per motivi didattici le proprie produzioni -relazioni, piccole tesine, lettere-, e nient’altro; quindi niente slide, dispense, materiale fornito dai docenti. Malauguratamente, non è concepita la possibilità per un comune studente mortale di creare un .pdf: se provate a mandare in stampa il vostro relazione.pdf i tecnici di laboratorio crederanno che volete coglionarli e non vi lasceranno stampare; allora voi coglionateli per davvero: create il vostro .pdf, o scaricate una dispensa qualsiasi, rinominate in RELAZIONE.DOC, maiuscolo così fa ancora più niubbo, aprite con Acrobat Reader, e mandate in stampa. Op-là!)

Se aveste intenzione di iscrivervi e questi 10 punti non sono stati abbastanza per dissuadervi, offro un servizio di consulenza gratuita - contattatemi pure.

Troisi sulla fine dell’amore

StM - Thursday, 17 March 2005, 21:10 - opere altrui

Quando si vuole sedurre qualcuno si è pronti ad accettare tutto. All’inizio di una storia, si è disposti a qualunque bugia. Ami, e dici “se vuoi non mangio più carne, se vuoi mi faccio prete, se vuoi mi vesto di rosso…”. Ti fa piacere dirlo, perché ami. Quando si smette di amare, in genere non si ha la pazienza di aspettare che finisca bene, si cerca la strada più breve, la rottura, la sofferenza. Invece ci vuole lo stesso impegno e la stessa intensità dell’inizio, bisogna superare gli egoismi, vivere questo momento con la stessa passione, far sentire alla persona lasciata tutto il bene che c’è stato: ci vuole amore per chiudere una storia. Aspettare un po’ per non buttare via tutto ma recuperare quanto è possibile, ricreando un altro rapporto, un ‘dopoamore’ , fatto di… conoscenza e di complicità, qualcosa che può essere molto più forte dell’amicizia.

Quest’uomo aveva capito tutto di tutto. Perciò gli dei l’hanno fatto uccidere, per tappargli la bocca. Ciao, Massimo.

Lacrime, sangue, e un cucchiaino di zucchero

StM - Tuesday, 15 March 2005, 12:22 - pindaro

Dire che si è pieni di tristezza è scorretto. La tristezza è qualcosa che manca, non qualcosa che c’è.

La prossima volta che vedete un vostro amico che è giù, mogio, triste, a terra… non chiedetegli “Cos’hai?”. Chiedetegli “Cosa ti manca?”. Tanto per vedere se funziona, eh, poi se vi sputa in faccia perché fraintende la domanda come un’offesa ritrattate pure.

Uhm, devo ricordarmi di andare a portare il mio cuore a fare il collaudo, sennò qui non si marcia.

Una parola terribile

StM - Thursday, 3 March 2005, 10:37 - estensioni digitali, online life, pensieri

Ebreo. Da solo, senza aggettivi. Niente “sporco”. Ebreo. E’ il nome di un popolo, mi risulta. Un popolo particolare, che trascende da secoli tutti i confini nazionali. Ma insomma, un popolo. Ogni popolo ha le sue peculiarità, e gli ebrei hanno questo grande collante che è la loro religione. Anche se credo che la maggior parte di loro si ritenga appartenente anche al popolo di cui condividono il suolo nazionale. Un ebreo italiano è un italiano ebreo. E viceversa.

Pare ovvio.

Però ebreo è una parolaccia. Qualche volta l’ho sentita usare in tale guisa, da ragazzino. Per scherzo? Be’, credo. Non penso che fossero davvero razzisti i ragazzi che sparavano ridacchiando un “ebreo” quando volevano schernire qualche loro amico. Ma in effetti era un segnale, il segnale che la parola è ormai compromessa: non significa più quello che dovrebbe.

Perché? Perché se sento dire “un inglese” non me ne frega niente, e se sento dire “un ebreo” drizzo le orecchie alla ricerca della malafede nelle parole di chi ha pronunciato la “brutta parola con la e”?

Domanda di riserva: perché escono in continuazione libri, film, documentari, puttanate sulla seconda guerra mondiale, Hitler e gli ebrei?

Forse il continuo bombardamento con usi deviati della parola ha lasciato un segno troppo profondo. Quando sentiamo “ebreo” è questione di un attimo visualizzarci nella mente l’immagine dello stramaledettissimo uffiZialen tetesco dalla faccia tirata che urla “Juden!” e commette qualche atrocità. Allora noi che siamo i buoni teniamo la povera parola il più possibile al riparo da qualsiasi offesa, come una reliquia. E lo stesso usarla come una parola comune pare un’offesa. Non puoi usare “ebreo” con la stessa nonchalance di “italiano”. “Italiano” è una parola snella, piccina, agevole. “Ebreo” è un macigno di millenni di storia e secoli di sofferenze.

Da cosa è nato tutto questo discorso del quale non ho la capacità di giungere ad una conclusione? Da un “ban” (allontanamento temporaneo) avvenuto nel forum di tgmonline, a carico del signor Dev0tee (già citato in questo blog, mi pare), per questo suo intervento:

Le cattoliche son brave a suggere poichè sono già use alla posizione inginocchiata, prona e con la mani giunte, postura imposta dalla loro religione per numerose liturgie.

Le ebree sono buone per scopare perchè son convinte che Lui debba ancora venire.

Due battute un po’ forti, ma geniali. Tanto di cappello.

La motivazione del ban? Questa. Razzismo. Interrogato l’admin per avere qualche spiegazione, ci si sente rispondere che delle due è la parte sulle ebree quella che ha fatto scattare il ban.

Allibisco. Su quel forum sono stato sempre dalla parte degli admin quando hanno preso dei provvedimenti disciplinari. Datemi del leccaculo, ma ho sempre ritenuto coerenti le loro decisioni (almeno, quando mi importava qualcosa). Ma stavolta proprio NON capisco. Se n’è discusso un po’, a partire circa da qui. E non sono l’unico a non aver capito. Anche chi non nega l’opportunità del ban, lo aveva visto appropriato più per la battuta sulle cattoliche. L’eredità non voluta della parola con la “e” è intervenuta anche qui.

Finale aperto.