Smemoratezze dal sottosuolo

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L’isola misteriosa

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Una volta, un tempo, in gioventù, ero un ragazzo che leggeva. Ma tanto, veramente tanto. C’è stato il culmine alle medie, quando l’insegnante di italiano faceva tenere in un quadernino l’elenco dei libri letti da ogni studente, e io avevo una specie di gara aperta con una mia compagna di classe per vedere chi leggeva di più. Bei tempi.

Ora sono un idiota che legge qualcosa un paio di volte a settimana, e per giunta si sceglie i libri più mattone che esistano, tanto per essere un po’ disincentivato.

Da ggiòvane avevo la passione di Jules Verne. Probabilmente il primo libro che lessi fu “Viaggio al centro della Terra”. Un buon inizio, direi. Un libro appassionante, che mi ha stimolato la fantasia per anni, e che mi ha fortemente incuriosito sul lavoro dello scrittore francese. E lui, Verne, è un furbacchione, che quando scopri che ha scritto troppi libri è troppo tardi, ormai li vuoi leggere tutti.

No, non li ho letti tutti. Ma ne ho letto qualcuno di troppo. Uno, in particolare.

Associo molti libri di Verne a dei periodi di malattia. Bello, stare a casa e dover/poter leggere tutto il giorno. In uno di questi periodi di malattia, credo, mi capitò sottomano “Ventimila leghe sotto i mari”. In seguito avrei scoperto che forse era una versione ridotta, ma non ho più riletto la versione completa. Be’ accidenti, bel libretto eccetera.

Ma, se voi siete pratici di Jules, sapete che “Ventimila leghe” fa parte di, ommamma che paura mi fa ormai la parola, una sorta di trilogia. Eh, sì. Non so chi ha cominciato questa insana manìa, ma non è stato Tolkien: prima di lui c’è stato Verne.

In realtà le connessioni fra i tre libri sono quasi una scusante, ma all’epoca scoprire questa cosa mi aveva appassionato all’inverosimile. Allora eccomi alla ricerca forsennata degli altri due libri, “I figli del Capitano Grant” e “L’isola misteriosa”. Il primo lo trovo subito in biblioteca, e lo divoro. Non me lo ricordo nemmeno, a parte un finale deprimente per la semplicità. Il secondo invece si fa attendere per qualche mese. Il che fu seccante, perché è proprio “L’isola misteriosa” a raccontarci il destino di due personaggi visti nei libri precedenti.

Quando infine in biblioteca si libera il mio piccolo, personale Necronomicon, mi avvento su di lui e lo sbrano. E succede qualcosa.

Uno dei personaggi, oserei dire il personaggio principale, è un ingegnere. Ma non un ingegnere di oggi, di quelli talmente inadatti alla sopravvivenza che muoiono se non possono controllare la casella di posta elettronica. No, lì c’era un ingegnere alla Mac Gyver, di quelli che gli dai un ondulato di Ethernit e loro ti restituiscono un biberon per bambini. Sapeva TUTTO, per la miseria, senza neanche guardarsi il “Manuale [manuale, ah!] dell’ingegnere” o Google!

Ero affascinato (comunque all’epoca neanche sapevo che esistesse internet -e in effetti non esisteva, credo fosse l’inizio dell’era delle BBS-, quindi ero solo moderatamente affascinato). Volevo diventare ingegnere anch’io. Volevo anch’io ricordarmi a memoria e cantando la costituzione di tutti i composti chimici. Volevo ricavare biberon dell’ethernit. Soprattutto avevo questa velleità (ops, ho rivelato il finale) di diventare un leader grazie alle mie superiori conoscenze tecniche.

Alla fine ingegneria l’ho fatta davvero. Di chimica ho preso 21, facendo l’esame fuori sessione e con un po’ di supporto, in miniatura per capirci. Ok, avevamo la docente che invece di spiegarci chimica ci portava in aula l’azoto liquido o le protesi, e le uniche lezioni utili sono state le 8 ore circa di esercitazione (tenute dall’esercitatrice); ma insomma, il tenore globale dei miei anni di università è solo appena migliore.

Forse dovevo capire che non avevo lo spirito adatto, o che mi sarebbe scomparso. A volte mi piace dire che se avessi scelto la facoltà di Informatica sarebbe andata meglio. Lasciatemi l’illusione :D

Written by StM

February 15th, 2005 at 12:42 pm

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5 Responses to 'L’isola misteriosa'

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  1. Un pensiero molto dolce.

    Non quello dell’informatica, quello dell’ingegneria inspirata da Verne :D

    Sono tanti anni che mi riprometto di leggere un pò di Verne, ma temo che anche la mia fame di lettura sia caracollata da un pezzo. Ultimamente però mi sto rifacendo. Non leggo un libro a settimana come una volta, però almeno riesco ad essere continuativo.

    Comunque, tanto per la cronaca, Il signore degli anelli NON è una trilogia ^^

    Se uno pensa al lavoro che Tolkien gli ha dedicato sembra davvero riduttivo classificarla così. Inoltre non è una trilogia nemmeno strutturalmente, visto che è stato pensato come libro unico. Sfortunatamente, chi ha creato “le trilogie” sono sempre stati editori e produttori.

    Obi

    16 Feb 05 at 11:00

  2. Per fortuna non era solo Verne… anche la mia insegnante di matematica delle elementari mi aveva inquadrato come futuro ingegnere. E al liceo ero ancora abbastanza convinto.

    Poi le mie certezze hanno cominciato a flettersi quando ho visto che si poteva essere docenti di elettrotecnica anche senza spiegare una beneamata fava, tanto sono tutti usciti dall’ITIS, no? Simpaticissimo per carità, cabaret gratuito, ma come mai seguendo il corso l’anno successivo con un altro docente ho preso 30 e lode? (la prova d’esame era uguale per tutti)

    Se devi scegliere qualcosa di Verne (e proprio sei a zero), io personalmente ti consiglio Viaggio al centro della Terra. E’ molto suggestivo. Poi ho apprezzato molto “Dalla Terra alla Luna” e “Intorno alla Luna”, c’è un po’ di scienza spicciola e personaggi simpatici. Però leggerli da piccoli fa più effetto, bisogna riconoscerlo. Io mi facevo gli incubi sul perdermi nello spazio all’interno di un enorme proiettile.

    Dovrò capire meglio la definizione di “trilogia”. Tra l’altro se l’hanno data anche ai tre libri della Fallaci, qualcosa non mi torna -.-

    StM

    16 Feb 05 at 14:51

  3. Anvedi cosa scopro…

    Anche il mio amico appassionato di letture! E *quelle* letture!

    3 sono le cose in comune:

    1) il fatto di associare la lettura ai periodi di malattia (mi facevo mesi in ospedale da *piccola* e lì sì che ne avevi del tempo per leggere…)

    2) il fatto di aver letto un casino nel periodo delle medie (però io non ero in competizione: a me non mi batteva nessuno)

    3) Verne, di cui ho letto non moltissimo, ma abbastanza per dire che me gusta.

    E poi basta. Complimenti.

    Lucea

    16 Feb 05 at 18:47

  4. Sul punto 2… be’, diciamo che la competizione la vincevo :], però avevo un’avversaria degna. Poi ’sta cosa era sorta dal fatto che era lei a tenere il quaderno delle letture (e a gestire i prestiti dei libri che avevamo a disposizione), la “competizione” erano solo qualche battuta.

    Comunque stiamo attenti a Verne… e chi ha visto la trilogia (questa sì :D) di Ritorno al futuro sa cosa intendo.

    StM

    16 Feb 05 at 21:28

  5. Marty ti presento Jules e Verne!

    Troppo mitica quella scena e quella trilogia

    Io di verne non ho ancora letto niente, ma devo dire che mi ha sempre ispirato

    shuren

    17 Feb 05 at 18:00

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