Una breve e sfolgorante carriera musicale
StM - Saturday, 26 February 2005, 2:52 - diarioPer farmi addormentare mia madre mi faceva sentire la sesta di Beethoven.
Alle elementari, non so a che anno e in che periodo, c’era un’ora alla settimana di “musica”. Diciamo educazione all’ascolto. Ci facevano sentire qualcosa, e nel mentre noi disegnavamo quello che ci veniva in mente. Durante un certo ascolto disegnai un (orribile) fiume che si infilava in un laghetto e poi ne usciva. Giustificai il disegno dicendo che la musica mi ricordava un fiume, e in particolare in un certo punto si calmava un po’, in modo che trovassi ragionevole che si prendesse un meritato riposo in un lago.
Sul lago avevo cannato, e la storia raccontata dalla musica è un po’ più complicata, ma il brano era la “Moldava” di Smetana. Feci impressione.
A proposito, per chi non lo sapesse la Moldava è la colonna sonora della pubblicità di qualche tempo fa del Ministero della Salute, quella in cui ci informavano che ci avrebbero mandato a casa il libriccino sull’uso consapevole dei farmaci. Appropriato… un fiume di milioni di libriccini -_-”
Sempre alle elementari fui provvisto di una tastiera ad aria… una cosa che all’accensione faceva partire un motorino rumorosissimo che soffiava, facendo vibrare le lamelle corrispondenti ai tasti che venivano premuti. Era un po’ di fiato corto, o forse ero io pretenzioso a schiacciare 10 tasti alla volta :D
Un po’ a orecchio strimpellavo le musiche che conoscevo e riuscivo a decodificare. Una ninna nanna, la “musica della pasta Barilla” (credo imparata da qualche compagno di classe), l’inno alla gioia (lievemente semplificato), e ora non ricordo che altro. Niente di che.
Alle medie, musica era una materia di studio. E una delle più temute, tra l’altro… l’insegnante era una di quelle che faceva rigare dritti (e anche una di quelle che ricordo più volentieri). Qui scopro che avere orecchio non basta, bisogna anche studiare.
Il terzo anno succede l’irreparabile. I miei genitori male interpretano alcune mie parole e mi CONSIGLIANO un bel corso di musica (”Non ne ho voglia” “Guarda, tua sorella adesso ci dice che dovevamo insistere per farglielo fare, si è pentita” “No, no, guardate che io non mi pento” - niente da fare). Prima con un’insegnante di solfeggio e pianoforte, poi mostro di orientarmi per gli strumenti a fiato e mi passano al maestro di banda del paese, che mi propina prima il flauto dolce e poi mi fa acquistare il clarinetto, che per lui è il padre di tutti gli strumenti a fiato.
Sarà, ma a me il clarino non è mai piaciuto.
In effetti non avevo tanto le idee chiare, in generale. Non è che ne avessi tutta ’sta voglia. Ci andavo perché mi ci mandavano. I miei voti di musica al terzo anno delle medie si sono impennati, ero l’unico a scrivere scale sul pentagramma senza guardare sulla tastiera della melodica… ero una promessa, insomma. Ma da un certo momento in poi, credo dall’anno dopo, ho smesso di esercitarmi. Il maestro di musica si è accorto che non facevo più progressi, e anzi regredivo… quindi mi ha parlato chiaro, dicendomi che o mi impegnavo o era meglio che lasciassi perdere.
Per me è stata una liberazione.
Qualche tempo dopo ho scoperto l’armonica a bocca. Sono ritornato a suonare a orecchio, solo per il gusto di divertirmi. Progressi pochi e lenti, ma chissenefrega.
Poi parecchi anni di vuoto, e riprendo l’armonica ogni tanto, quando mi gira. L’ultima volta qualche giorno fa. E’ curioso che di volta in volta mi scopro a essere in grado di suonare qualcosa di nuovo. Ma l’ultima volta ho avuto anche un’altra sorpresa: mi manca il fiato. A questo DEVO rimediare assolutamente ;)
Magari dovevo dare ascolto alla voce del sangue… ma alla batteria non mi ci vedo… forse la fisarmonica, ecco.

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