Privacy (William Faulkner)

[...]
Più o meno dieci anni fa un noto critico letterario e saggista, mio buon amico di lunga data, mi disse che un ricco settimanale illustrato di grande diffusione gli aveva offerto parecchi soldi per scrivere un pezzo su di me - non sul mio lavoro o le mie opere, ma su di me in quanto privato cittadino, in quanto individuo. Io dissi di no, e spiegai anche il perché: la mia convinzione che soltanto le opere di uno scrittore siano a disposizione del pubblico, aperte alla discussione, allo studio e al commento, in quanto lo scrittore stesso le ha rilasciate al dominio pubblico nel momento in cui ne ha proposto la pubblicazione e in cambio ha accettato del denaro; e di conseguenza egli non soltanto ha accettato ma s’impegna ad accettare qualsiasi cosa il pubblico intenda dire su di esse o fare di esse, dall’osannarle al mandarle al rogo. Tuttavia, finché lo scrittore non commette un delitto o si candida a un pubblico ufficio, la sua vita privata è unicamente sua; e non soltanto egli ha diritto di difendere la sua privacy, ma il pubblico ha il dovere di fare altrettanto in quanto la libertà di un uomo deve cessare esattamente là dove comincia quella del prossimo; e ritenevo che qualsiasi persona con un minimo di buon gusto e senso di responsabilità avrebbe convenuto con me.
[...]
[l'autore, 8 anni dopo, chiede ad un altro giornalista di non pubblicare un pezzo su di lui]
Forse loro - il giornalista e il suo datore di lavoro - non mi credevano, non riuscivano a credermi. Forse non osavano credermi. Forse oggigiorno è impossibile per qualsiasi americano credere che qualcuno che non stia scappando dalla polizia possa davvero non desiderare di vedersi nome e foto comparire gratis su un qualsiasi organo di stampa, non importa quanto misero o modesto o di diffusione limitata.
[...]
Il punto è che oggi in America qualsiasi gruppo o organizzazione, per il semplice fatto di operare sotto la copertura di una espressione come Libertà di Stampa o Sicurezza Nazionale o Lega Anti-Sovversione, può postulare a proprio favore la completa immunità riguardo alla violazione dell’individualità - la privacy individuale senza la quale l’individuo non può più essere tale e senza la quale individualità egli non è più nulla che valga la pena essere o continuare a essere - di chiunque non sia a sua volta membro di un qualche gruppo o una qualche organizzazione abbastanza potente e numerosa da far spaventare e tener tutti alla larga. Una tale organizzazione, ovviamente, non sarà mai di scrittori e di artisti; essendo individui, gli artisti non potrebbero associarsi neanche in due, figuriamoci in numero sufficiente. E comunque, per gli artisti in America non è prevista la privacy, perché per quanto concerne l’America nessuno ha chiesto loro di essere artisti. L’America non ha bisogno di artisti perché gli artisti in America non contano;
[...]

Faulkner, W., Privacy, 2003, Adelphi - Piccola Biblioteca.
(originale del 1955)

Un saggio (incompleto) gonfiato in un libro di quasi 100 pagine che comunque non vale 7 euro. Lo dico anche non avendo ancora letto i due saggi di commento (che prendono i 2/3 del libro). (Aggiornamento del giorno dopo: son quasi più interessanti i saggi, ma no, non vale 7 euro)
Delle cose interessanti ci sono. Su una trentina di pagine, sono quelle che ho riportato più su. Comunque se proprio vi interessa compratelo.

Più promettente è
Rodotà, S., Tecnopolitica - La democrazia e le nuove tecnologie della comunicazione, Novembre 2004, Editori Laterza.

Mo’ chissà se e quando lo leggerò…

2 commenti a “Privacy (William Faulkner)”

  1. Lucea said, on February 1st, 2005 at 10:26 #

    Non avrei proprio un bel niente da commentare ma, dato che avere dei commenti nel proprio blog dà un senso di importanza e potere e aumenta notevolmente l’autostima, beh ecco..

    Questo è un commento.

    (sono all’università… puoi capire..)

  2. StM said, on February 1st, 2005 at 11:07 #

    Sì, sì, proprio un teSSSòro sei.

    Uhm… se vogliamo qui ci sta una interpretazione volgare di questa ispirazione gollumiana, ma è troppo intricata. Chi ci arriva bene, sennò pace.

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