[one/no-reply topic series] United States of Amnesy

Articolo tratto da Golem, una rivista online che ho scoperto testè (e vi spiego anche come: sul nuovo servizio di yahoo per la ricerca di video ho cercato la parola chiave “blob”, scoprendo numerosi link che puntavano all’archivio della citata rivista).Pare che il motivo dominante di questo numero sia la censura. Gli articoli sono tutti (be’, quelli che ho letto) molto interessanti, dateci uno sguardo.

Vi enallumino qualche passaggio di questo articolo in particolare.

1. Project Censored
Wealth divide
In prima posizione nell’elenco [delle notizie censurate dai media] di quest’anno la seguente notizia: l’ineguaglianza della ricchezza nel 21° secolo minaccia l’economia e la democrazia. Nell’articolo, ripreso da “The Wealth Divide” apparso sul Multinational Monitor del maggio 2003 e da “Grotesque inequality” apparso sullo stesso mensile nel numero di luglio/agosto, si fa notare come le nazioni industrializzate negli ultimi 200 anni abbiano cercato di far diminuire la distanza tra i ricchi e i poveri (3). Tuttavia, l’ineguaglianza di ricchezza a partire dalla fine degli anni ‘70 si è accresciuta drammaticamente negli Stati Uniti.
“Mentre questo trend non è segreto” afferma il resoconto “è raro vedere un telegiornale televisivo annunciare che l’un per cento della popolazione americana possiede un terzo delle ricchezze del paese.” La discussione di questo problema non avviene a porte aperte, e men che meno su di essa i media si soffermano. Durante il breve boom dell’epoca clintoniana, negli anni ‘90, il divario tra ricchi e poveri si stava amplificando, ma le entrate per i più poveri erano comunque in crescita. Oggigiorno il trend si è ristabilito: il 5% rappresentato dai più ricchi si accaparra la grande porzione della ricchezza, mentre il rimanente 95% rappresentato dai più poveri continua a perdere terreno, mentre la così detta middle class sta letteralmente scomparendo. Questo trend però non dipende dalla società in termini darwiniani, ma è il prodotto di politiche legislative attentamente programmate dalle corporation e dai super ricchi (4).

Logoramento dei sindacati
Confrontiamo ora questa notizia con quelle dello scorso anno. A parte le prime quattro notizie che riguardano, come era immaginabile, la guerra in Iraq e i piani dei neoconservatori per il dominio del mondo, al quinto posto nell’elenco del 2002-2003 troviamo la seguente notizia: “The Effort to Make Unions Disappear” (5). Ripreso da diversi mensili come The American Prospect, The Progressive e War Times, l’articolo ribadisce che da più di un quarto di secolo le corporation si sono impegnate con successo in una campagna per indebolire i sindacati e scrivere regole favorevoli per i grandi affari nell’economia globale. In particolar modo durante la presidenza di George W. Bush si è assistito a un implacabile, seppure ben celato, sforzo di minare le associazioni dei lavoratori. Richiamandosi a una legge del 1947, il Taft-Hartley Act che aveva eliminato molte delle salvaguardie assicurate ai sindacati dal New Deal di Franklin Delano Roosevelt, Bush si è attivato dopo l’11 settembre 2001 per costringere i lavoratori della Pacific Marittime Association a interrompere lo sciopero e ritornare a lavorare, mentre il salario minimo si è ridotto vertiginosamente in tutti i settori. “Bush ha già bloccato più scioperi che qualsiasi altro presidente della storia” scrivono ancora sul sito projectcensored, mentre in un aggiornamento della notizia ricordano come l’uso di Bush del Taft-Hartley Act non sia servito solo per far terminare la serrata ma di fatto ha dato il sostegno delle Corti federali ai dettami delle corporation. Cosa hanno in comune queste due notizie ai primi posti nella top 25 delle notizie censurate nel 2002-2003 e 2003-2004 in America?

2. La democrazia soccombe, le corporation vincono
Interessante considerare a proposito un libro recentemente pubblicato, The Corporation per l’editore Fandango di Roma che è anche un film dal titolo omonimo. L’abilità delle corporation di giocare con la Costituzione americana e con i suoi emendamenti era palese già nell’Ottocento. Nel 1886, infatti, la Corte suprema stabilì che le corporation dovessero essere poste sotto la protezione del quattordicesimo emendamento, ossia considerate delle “persone” con diritto a un “regolare processo” e alla “imparzialità delle leggi”, emendamento in origine approvato dal Congresso nel 1866 per garantire la cittadinanza e la piena protezione delle leggi agli afroamericani (6). L’autore del libro, Joel Bakan, insiste su alcuni punti come l’abilità delle corporation a rimuovere tutti gli ostacoli che incontrano sul proprio cammino e l’assenza al loro interno di qualsiasi ordine morale, se non la ricerca patologica del profitto, appunto. Società in grado di creare attorno a sé una fabbrica di cinismo e di sfida verso la società civile. Una sfida tuttora aperta, come ben rivela la causa intentata alla Nike nel 1998 dal legale dell’associazione dei consumatori per pratiche ingannevoli, ipotizzando che la società mentisse ai consumatori riguardo allo sfruttamento del lavoro nel Terzo Mondo. La Nike si è difesa impugnando il diritto alla libertà di parola: il primo emendamento della Costituzione americana. Naturalmente il ricorso portato dalla Nike alla Corte suprema, che ha alla fine dell’iter processuale dato ragione alla Nike, ha provocato un forte interesse nella stampa americana. Come ci ricorda ancora il sito projectcensored.org, il 25 maggio 2003 quattro dei cinque giornali più importanti degli Stati Uniti hanno pubblicato articoli favorevoli alle posizioni della Nike mentre nessuno ha pubblicato commenti di dissenso, sebbene avessero ricevuto proposte in tal senso da scrittori di indubbia fama a livello nazionale (7).
L’ultimo commento in merito alle corporation viene dalla penna di Peter Phillips, professore di sociologia alla Sonoma State University e direttore di Project Censored: “La democrazia negli Stati Uniti è solo un’ombra nelle caverne della disonestà, nelle menzogne e nelle informazioni incomplete dei media corporativi” afferma Phillips, notando inoltre che “i reali vincitori delle elezioni del 2 novembre sono il complesso industriale militare… e i media corporativi, i cui scrigni saranno riempiti con miliardi di dollari per campagne pubblicitarie”. E conclude chiosando che senza dei media indipendenti e attivi si ha la mancanza sia della democrazia sia della libertà, il “che significa solo essere in grado di scegliere la marca del proprio dentifricio” (8).

3. Il controllo dei media
Si parla di come Arnold Schwarznegger ha vinto in California, leggetevelo se vi interessa.

4. Uncovered: la guerra in Iraq
Si parla di guerra in Iraq. Come sopra.

Lascia un commento

Nei commenti sono permessi questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>