Privacy (William Faulkner)

StM - Tuesday, 25 January 2005, 23:03 - informazione e TV, opere altrui

[...]
Più o meno dieci anni fa un noto critico letterario e saggista, mio buon amico di lunga data, mi disse che un ricco settimanale illustrato di grande diffusione gli aveva offerto parecchi soldi per scrivere un pezzo su di me - non sul mio lavoro o le mie opere, ma su di me in quanto privato cittadino, in quanto individuo. Io dissi di no, e spiegai anche il perché: la mia convinzione che soltanto le opere di uno scrittore siano a disposizione del pubblico, aperte alla discussione, allo studio e al commento, in quanto lo scrittore stesso le ha rilasciate al dominio pubblico nel momento in cui ne ha proposto la pubblicazione e in cambio ha accettato del denaro; e di conseguenza egli non soltanto ha accettato ma s’impegna ad accettare qualsiasi cosa il pubblico intenda dire su di esse o fare di esse, dall’osannarle al mandarle al rogo. Tuttavia, finché lo scrittore non commette un delitto o si candida a un pubblico ufficio, la sua vita privata è unicamente sua; e non soltanto egli ha diritto di difendere la sua privacy, ma il pubblico ha il dovere di fare altrettanto in quanto la libertà di un uomo deve cessare esattamente là dove comincia quella del prossimo; e ritenevo che qualsiasi persona con un minimo di buon gusto e senso di responsabilità avrebbe convenuto con me.
[...]
[l'autore, 8 anni dopo, chiede ad un altro giornalista di non pubblicare un pezzo su di lui]
Forse loro - il giornalista e il suo datore di lavoro - non mi credevano, non riuscivano a credermi. Forse non osavano credermi. Forse oggigiorno è impossibile per qualsiasi americano credere che qualcuno che non stia scappando dalla polizia possa davvero non desiderare di vedersi nome e foto comparire gratis su un qualsiasi organo di stampa, non importa quanto misero o modesto o di diffusione limitata.
[...]
Il punto è che oggi in America qualsiasi gruppo o organizzazione, per il semplice fatto di operare sotto la copertura di una espressione come Libertà di Stampa o Sicurezza Nazionale o Lega Anti-Sovversione, può postulare a proprio favore la completa immunità riguardo alla violazione dell’individualità - la privacy individuale senza la quale l’individuo non può più essere tale e senza la quale individualità egli non è più nulla che valga la pena essere o continuare a essere - di chiunque non sia a sua volta membro di un qualche gruppo o una qualche organizzazione abbastanza potente e numerosa da far spaventare e tener tutti alla larga. Una tale organizzazione, ovviamente, non sarà mai di scrittori e di artisti; essendo individui, gli artisti non potrebbero associarsi neanche in due, figuriamoci in numero sufficiente. E comunque, per gli artisti in America non è prevista la privacy, perché per quanto concerne l’America nessuno ha chiesto loro di essere artisti. L’America non ha bisogno di artisti perché gli artisti in America non contano;
[...]

Faulkner, W., Privacy, 2003, Adelphi - Piccola Biblioteca.
(originale del 1955)

Un saggio (incompleto) gonfiato in un libro di quasi 100 pagine che comunque non vale 7 euro. Lo dico anche non avendo ancora letto i due saggi di commento (che prendono i 2/3 del libro). (Aggiornamento del giorno dopo: son quasi più interessanti i saggi, ma no, non vale 7 euro)
Delle cose interessanti ci sono. Su una trentina di pagine, sono quelle che ho riportato più su. Comunque se proprio vi interessa compratelo.

Più promettente è
Rodotà, S., Tecnopolitica - La democrazia e le nuove tecnologie della comunicazione, Novembre 2004, Editori Laterza.

Mo’ chissà se e quando lo leggerò…

Gigi D’Alessio non è buono per studiare

StM - Sunday, 23 January 2005, 15:55 - belinate, diario

Eccomi qui. Domenica pomeriggio, esami in vista, voglia di studiare zero. In genere studio nel massimo silenzio (forse è anche questo un motivo della mia poca voglia). Ma oggi no. Oggi i cari vicini di non-so-che-piano hanno pensato che forse studierò meglio con Gigi a pieno volume.

Oggi? Ma che dico, tutte le domeniche. TUTTE LE CAZZO DI DOMENICHE mi scassano i maroncini (dovevo riequilibrare la parolaccia) con LO STESSO IDENTICO DISCO di Gigi D’Alessio. Che poi le canzoni per me si assomigliano tutte, quindi magari mi sbaglio ed è tutta la sua discografia. Tutte uguali: uauauà uauauà uauauauàaaaaa.

Ora, porca di quella grufolatrice (appunto), mi sento IN DOVERE di prendere i brani più sgradevoli della mia collezione di mp3/ogg, tipo ad esempio la colonna sonora di Resident Evil, fare una catena di amplificatori all’uscita audio del mio portatile, e sparare a palla.

Unico problema: qui di amplificatori non ce n’è. Ho solo due scassatissime casse da 25W (credo di picco) antidiluviane, le prime che io abbia mai avuto (le avevo prese quando ancora non avevo la scheda audio, ma almeno avevo il lettore cd - e mi ci sentivo la colonna sonora di Descent 2, e Quake, grandi pezzi).

Uhm, forse hanno smesso. Per stavolta li risparmierò. Ah, no, ricominciano. Voglio la secessione.

Perdonami Fabio.

Requiem per un post morto :(

StM - Wednesday, 12 January 2005, 10:50 - belinate, geek, acaro e nerd

Fu così che ieri sera avevo lasciato qui un post a metà. Poi sono stato richiamato ad altre occupazioni, e dopo un altro po’ io e Fabio abbiamo voluto tirar su la rete wireless point-to-point perché avevamo dei file da trasferirci. Schiaccio senza guardare il tastino della scheda wireless, e avvio lo scriptino di configurazione della rete TOH, LA LUCETTA DEL WIRELESS E’ SPENT…

Blocco totale.

Ebbene sì, succede anche in linux. Soprattutto quando si vanno a piazzare nel kernel dei driver magari non proprio maturi (nella mia esperienza, i driver proprietari delle schede ATI -non quelli liberi- e il citato driver per la scheda wireless).

E così è morto quel mezzo post :(

Di che parlavo? Niente di che… inveivo contro il sistema scolastico elementare, evidentemente controllato dalla lobby dei cibivendoli.

Perché ai bambini insegnano da piccoli che le mele si pagano a numero, e non a peso. Poi è vero che in seguito, quando capiscono anche i numeri con la virgola, gli insegnano anche quella del peso. Ma è troppo tardi, il marchio è stato inciso.

La riflessione è scaturita dall’osservazione dell’efficentissimo algoritmo di compressione messo in atto dalla nonna di Fabio per mettere una quantità ancora ignota di tagliatelle in una scatola apparentemente piccola. Abbiamo notato affinità con il bzip2. Da ciò abbiamo discettato sulla limitatezza della trattazione numerale utilizzata alle scuole primarie: “2+2 può fare anche meno di 4, se lo comprimi un po’”.

L’esempio più eclatante dell’imbroglio messo in atto dalla lobby dei venditori di cibo sono quelle belle bisteccone che nel passaggio macellaio->padella->piatto perdono il 60% del loro peso. Oppure l’ancor più eclatante esempio dei funghi nei passaggi freschi->secchi e viceversa. Perché non si insegna ai bambini che il peso è una variabile aleatoria? Perché non conviene a chi scrive per davvero i programmi scolastici.

E già che ci siamo, aggiungiamo la mia battaglia (mai granché combattuta) per l’insegnamento dell’economia alle scuole primarie, forse ancora più importante che non la geografia (tanto trovi sempre quello che non distingue l’Africa dal Sud America).

E poi più gnocca per tutti.

Penso anche alle donne, non vi preoccupate. Più gnocchi per tutte. Ush! Ush! In cucina!

:D

Live bookmarks, ovvero come sOpportare questo blog.

StM - Tuesday, 4 January 2005, 15:00 - estensioni digitali, how-tos, online life, software e OS

Sì, con la “o”. Mi rendo conto di quanto un blog con gli interventi a fisarmonica sia snervante. Fisarmonica? Sì, niente per settimane e poi 2-3 post nel giro di un paio di giorni.

A proposito, io avrei dovuto imparare a suonare la fisarmonica, poteva diventare una cosa di famiglia. Però bisognava anche avercene una… vabbe’, ho il contentino dell’armonica suonata una volta l’anno. Bon.

Ehm, no, dicevo, per sopportare questo blog una possibilità è fare uso del “rss feed” che trovate in basso a destra (scrollatevi tutta la pagina, da bravini…). Cos’è? E’ una visualizzazione in xml del contenuto della pagina. Sì, ma non cliccateci sopra per visualizzarla nel browser, così non serve. Occorrente, per quel che ne so: Firefox, oppure Thunderbird. Tanto per dire due software che potreste avere molto probabilmente già installati.

In Firefox esistono delle cose che si chiamano Live Bookmarks, mentre in Thunderbird si chiamano le cose con il loro nome, c’è un RSS Reader.

Vi spiego in due parole (in pratica traduco dai link qui sopra) come si fa con questo blog in particolare, visto che ad esempio non è automaticamente riconosciuto da Firefox (se andate su Slashdot.org, ad esempio, è tutto molto più facile: in basso a destra del browser appare una immaginetta cliccabile, segno che il rss feed è stato riconosciuto e si può aggiungerlo direttamente ai segnalibri).

Intanto segnatevi il link del RSS Feed:
http://stm.sottosuolo.org/feed

Modalità per Firefox
Cliccate su Bookmarks->Manage Bookmarks (o equivalente italiano).
Nella nuova finestra cliccate File->New Live Bookmark.
Nel campo “name” mettete “Il più bel blog del mondo”, sennò non funziona, e nel campo “Feed Location” mettete l’indirizzo di cui sopra.
Dopo qualche istante, quel vostro bookmark diventerà un menu a tendina che mostrerà i titoli delle ultime 20 entry del blog, cliccabili a piacimento per aprirne il testo completo.

Modalità per Thunderbird
La modalità per Thunderbird è un pochino più originale, ma anche più logica.
Se già non lo avete, create un nuovo account RSS News & Blogs. Per farlo: File->New->Account…
Fate click destro sull’account testé creato, e scegliete “Manage Subscriptions”. Qui cliccate su “add” e inserite il link di cui sopra.
Dopo qualche istante Thunderbird avrà scaricato le intestazioni, e ve le visualizzerà allo stesso modo in cui visualizza le e-mail. Cliccando su una a caso di queste, il programma si andrà a pigliare dal sito il post scelto e ve lo presenterà nella sua forma nativa.

Ok, ok, capisco la contentezza, ma non gioite troppo perché fare salti così alti può nuocere alla zucca.

A rileggerci!

[one/no-reply topic series] United States of Amnesy

StM - Tuesday, 4 January 2005, 12:14 - informazione e TV, segnalazioni

Articolo tratto da Golem, una rivista online che ho scoperto testè (e vi spiego anche come: sul nuovo servizio di yahoo per la ricerca di video ho cercato la parola chiave “blob”, scoprendo numerosi link che puntavano all’archivio della citata rivista).Pare che il motivo dominante di questo numero sia la censura. Gli articoli sono tutti (be’, quelli che ho letto) molto interessanti, dateci uno sguardo.

Vi enallumino qualche passaggio di questo articolo in particolare.

1. Project Censored
Wealth divide
In prima posizione nell’elenco [delle notizie censurate dai media] di quest’anno la seguente notizia: l’ineguaglianza della ricchezza nel 21° secolo minaccia l’economia e la democrazia. Nell’articolo, ripreso da “The Wealth Divide” apparso sul Multinational Monitor del maggio 2003 e da “Grotesque inequality” apparso sullo stesso mensile nel numero di luglio/agosto, si fa notare come le nazioni industrializzate negli ultimi 200 anni abbiano cercato di far diminuire la distanza tra i ricchi e i poveri (3). Tuttavia, l’ineguaglianza di ricchezza a partire dalla fine degli anni ‘70 si è accresciuta drammaticamente negli Stati Uniti.
“Mentre questo trend non è segreto” afferma il resoconto “è raro vedere un telegiornale televisivo annunciare che l’un per cento della popolazione americana possiede un terzo delle ricchezze del paese.” La discussione di questo problema non avviene a porte aperte, e men che meno su di essa i media si soffermano. Durante il breve boom dell’epoca clintoniana, negli anni ‘90, il divario tra ricchi e poveri si stava amplificando, ma le entrate per i più poveri erano comunque in crescita. Oggigiorno il trend si è ristabilito: il 5% rappresentato dai più ricchi si accaparra la grande porzione della ricchezza, mentre il rimanente 95% rappresentato dai più poveri continua a perdere terreno, mentre la così detta middle class sta letteralmente scomparendo. Questo trend però non dipende dalla società in termini darwiniani, ma è il prodotto di politiche legislative attentamente programmate dalle corporation e dai super ricchi (4).

Logoramento dei sindacati
Confrontiamo ora questa notizia con quelle dello scorso anno. A parte le prime quattro notizie che riguardano, come era immaginabile, la guerra in Iraq e i piani dei neoconservatori per il dominio del mondo, al quinto posto nell’elenco del 2002-2003 troviamo la seguente notizia: “The Effort to Make Unions Disappear” (5). Ripreso da diversi mensili come The American Prospect, The Progressive e War Times, l’articolo ribadisce che da più di un quarto di secolo le corporation si sono impegnate con successo in una campagna per indebolire i sindacati e scrivere regole favorevoli per i grandi affari nell’economia globale. In particolar modo durante la presidenza di George W. Bush si è assistito a un implacabile, seppure ben celato, sforzo di minare le associazioni dei lavoratori. Richiamandosi a una legge del 1947, il Taft-Hartley Act che aveva eliminato molte delle salvaguardie assicurate ai sindacati dal New Deal di Franklin Delano Roosevelt, Bush si è attivato dopo l’11 settembre 2001 per costringere i lavoratori della Pacific Marittime Association a interrompere lo sciopero e ritornare a lavorare, mentre il salario minimo si è ridotto vertiginosamente in tutti i settori. “Bush ha già bloccato più scioperi che qualsiasi altro presidente della storia” scrivono ancora sul sito projectcensored, mentre in un aggiornamento della notizia ricordano come l’uso di Bush del Taft-Hartley Act non sia servito solo per far terminare la serrata ma di fatto ha dato il sostegno delle Corti federali ai dettami delle corporation. Cosa hanno in comune queste due notizie ai primi posti nella top 25 delle notizie censurate nel 2002-2003 e 2003-2004 in America?

2. La democrazia soccombe, le corporation vincono
Interessante considerare a proposito un libro recentemente pubblicato, The Corporation per l’editore Fandango di Roma che è anche un film dal titolo omonimo. L’abilità delle corporation di giocare con la Costituzione americana e con i suoi emendamenti era palese già nell’Ottocento. Nel 1886, infatti, la Corte suprema stabilì che le corporation dovessero essere poste sotto la protezione del quattordicesimo emendamento, ossia considerate delle “persone” con diritto a un “regolare processo” e alla “imparzialità delle leggi”, emendamento in origine approvato dal Congresso nel 1866 per garantire la cittadinanza e la piena protezione delle leggi agli afroamericani (6). L’autore del libro, Joel Bakan, insiste su alcuni punti come l’abilità delle corporation a rimuovere tutti gli ostacoli che incontrano sul proprio cammino e l’assenza al loro interno di qualsiasi ordine morale, se non la ricerca patologica del profitto, appunto. Società in grado di creare attorno a sé una fabbrica di cinismo e di sfida verso la società civile. Una sfida tuttora aperta, come ben rivela la causa intentata alla Nike nel 1998 dal legale dell’associazione dei consumatori per pratiche ingannevoli, ipotizzando che la società mentisse ai consumatori riguardo allo sfruttamento del lavoro nel Terzo Mondo. La Nike si è difesa impugnando il diritto alla libertà di parola: il primo emendamento della Costituzione americana. Naturalmente il ricorso portato dalla Nike alla Corte suprema, che ha alla fine dell’iter processuale dato ragione alla Nike, ha provocato un forte interesse nella stampa americana. Come ci ricorda ancora il sito projectcensored.org, il 25 maggio 2003 quattro dei cinque giornali più importanti degli Stati Uniti hanno pubblicato articoli favorevoli alle posizioni della Nike mentre nessuno ha pubblicato commenti di dissenso, sebbene avessero ricevuto proposte in tal senso da scrittori di indubbia fama a livello nazionale (7).
L’ultimo commento in merito alle corporation viene dalla penna di Peter Phillips, professore di sociologia alla Sonoma State University e direttore di Project Censored: “La democrazia negli Stati Uniti è solo un’ombra nelle caverne della disonestà, nelle menzogne e nelle informazioni incomplete dei media corporativi” afferma Phillips, notando inoltre che “i reali vincitori delle elezioni del 2 novembre sono il complesso industriale militare… e i media corporativi, i cui scrigni saranno riempiti con miliardi di dollari per campagne pubblicitarie”. E conclude chiosando che senza dei media indipendenti e attivi si ha la mancanza sia della democrazia sia della libertà, il “che significa solo essere in grado di scegliere la marca del proprio dentifricio” (8).

3. Il controllo dei media
Si parla di come Arnold Schwarznegger ha vinto in California, leggetevelo se vi interessa.

4. Uncovered: la guerra in Iraq
Si parla di guerra in Iraq. Come sopra.

Ok, ok, 3 settimane sono troppo.

StM - Sunday, 2 January 2005, 17:51 - belinate, software e OS

Non è che mi manchino le idee. Mi mancano le idee buone. E’ diverso, diversissimo.

Ad esempio avevo la filippica sull’abuso della messaggistica istantanea, riferendomi in particolare a chi travisa lo status “online” con lo status “C’ho un cazzo da fa’”, ma poi ho pensato che forse qualcuno che invece mi fa piacere sentire si sarebbe potuto offendere e allora ho lasciato perdere.

Poi avevo un’interessantissima riflessione sui download in generale, implicazioni politico-religiose, cultura e società, ma vi cito solo una battuta da chat che ho letto so-dove ma non-ho-voglia-di-andare-a-vedere: “watching a download progress bar is better than sex”.

Avevo anche da dare l’addio all’adsl (finiti i mesi gratuiti)… ma prima di farlo voglio vedere quanto mi verrà a costare spedire indietro il router. Spero davvero di non aver valutato male quella spesa, tempo fa (cribbio, se me lo fanno spedire via Bartolini sarà un salasso). Comunque a parte i miei 10 download non terminati forse è un bene rimanere a banda stretta. In fondo è utile solo in un limitato numero di casi. Negli altri è solo una scusante per perdere tempo. E per alimentare la pigrizia.

Insomma, morte all’adsl (come disse la volpe - che curiosa connessione tra la favola e il mondo dei browser - dell’uva)

Ah, sempre in tema di cose inutili… ho abbandonato mozilla in favore della combo firefox/thunderbird (questo installato anche sotto windows, condividendo le mailbox con linux). E sto dando un’occhiata anche a Evolution. Perché? Perché mi serve? Ma neanche per sogno, il mio feticismo del software mi porta a studiare anche le cose che non mi servono eppure sono fatte bene.

Fatemi spremere bene le meningi… più cose inutili dico adesso e meno me ne rimarranno in futuro. Ah, le feste…

Quali feste?

Poi… ngh… niente, non esce niente.

Insomma, come primo post dell’anno non c’è male. Veramente.