Smemoratezze dal sottosuolo

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Il cinema è veicolo di sofferenza

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“Non mi è piaciuto, perché non l’ho capito”.

Questa è l’ultima delle stronzate che mi è toccato sentire all’uscita di un cinema. Continuo a sperare che quella congiunzione evidentemente sbagliata sia finita lì per un lapsus o una temporanea carenza semantica. In realtà l’ho sentito molte volte, anche da persone che conosco. Pare che sia indispensabile capire per apprezzare. Ma ragazzi, se avete una mente grossa come una nocciola vi piaceranno ben poche cose, al mondo.

Ok, ok, non insultiamo. Però qualcuno mi spieghi perché molti apprezzano solo se capiscono. Ho già l’argomento adatto per confutare la loro posizione. Mi apposto fuori dalla stanzina in cui si sono appartati con il partner, aspetto che finiscano di replicare la battaglia di Salamina, poi gli piombo davanti e chiedo: “Ti è piaciuto?” “Tantissimo” (non fate caso al fatto che non mi picchia a sangue, parliamo per ipotesi) “Ma l’hai capito?” “…”.

Tzè… “capire”… capire ha il suo fascino quando si parla di matematica, fisica, qualsiasi applicazione tecnica. Allora capire ti apre degli universi. Ma quando “capisci” un film, una poesia, una musica, quando li inquadri, li decodifichi… be’, gli universi ti si chiudono. Quelle cose vanno sentite. Non parlo di filmetti dalle trame lineari, di filastrocche, di tormentoni da discoteca. Parlo di opere d’arte che riescono a trasmetterti tante cose contemporaneamente, o meglio, lo farebbero se tu non ti incocciutissi a cercare di “capirli”, a provare tutte le combinazioni di chiave possibili per decriptarli. Ti rendi conto che nel mentre che vai di forza bruta ti perdi tante cose? No?

Senza speranza. Un mondo senza speranza.

Caso tipico: “Che schifo 2001, non succede niente, non parlano mai, e poi soprattutto il finale non l’ho capito“.
“…
…ma vaffanculo”.

P.S: la frase in apertura è stata riferita da una spettatrice ignota al secondo episodio del film Eros, che ho visto stasera. Il film è diviso in 3 episodi, il primo di Antonioni (scritto da Tonino Guerra e Antonioni), il secondo di Soderbergh e il terzo di Wo Ming. Il primo episodio faceva veramente schifo. Non aveva senso (“non si capiva”), non era d’atmosfera, era doppiato da far schifo, aveva dialoghi insulsi. Il secondo mi è piaciuto tantissimo, era divertente e contorto al punto giusto per stuzzicare i miei neuroni preferiti. Il terzo era bello, non nelle mie corde ma apprezzabile.

Però non sono tanto sicuro che la sequenza sia fissa. Ho anzi il terribile sospetto che l’episodio di Antonioni sia stato messo al primo posto per tutelarlo. Leggo da Internet Movie Database:
“Summary: Good First 2/3 of the Movie

And a very bad last 1/3 by Michelangelo Antonioni. I saw this movie last night at the Elgin Theatre at the Toronto International Film Festival and people walked out after seeing the Wong Kar Wai and Steven Soderbergh segments.”

Mah?

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Written by StM

December 4th, 2004 at 11:56 pm

Posted in pensieri

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9 Responses to 'Il cinema è veicolo di sofferenza'

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  1. sono parzialmente d’accordo :sisi:

    Obi

    5 Dec 04 at 20:54

  2. Ehi, non accetto che non si sia COMPLETAMENTE d’accordissimo con me e non mi si veneri per la mia saggezza senza un minimo di spiegazione :D

    (ovviamente esagero :P)

    StM

    7 Dec 04 at 17:25

  3. Non mi piace quello che hai scritto perchè non l’ho capito :P

    shuren

    8 Dec 04 at 11:41

  4. Bah, come dare ghiande agli intellettuali :

    StM

    8 Dec 04 at 22:25

  5. non so che dirti sul film perché non l’ho visto e non so quando lo vedrò, ho da dire la mia riguardo il capire-apprezzare: comprendere un’opera complessa è necessario alle piccole menti, che si smarrirebbero nella loro ignoranza come Teseo senza il famoso filo

    portiamo un esempio filmico: lost highway di david lynch

    non ho capito un accidenti dell’insieme della storia, però l’ho apprezzato ugualmente perché ho potuto scindere l’opera nelle sue parti

    non che abbia una cultura di chissà quale livello (però mi attesto sopra la media), ho quella necessaria per non perdermi in quello che non capisco

    e voi mi avete capita?

    Val

    9 Dec 04 at 0:18

  6. Volevo dire che sono d’accordo quando dici che in talune arti non serve “capire”, secondo l’esatta concezione del termine.

    Ad esempio, nel cinema è soprattutto importante guardare. “capire con gli occhi”, visto che è un’arte visiva. Un film dovrebbe essere in grado di spiegare tutto anche senza parole .

    Val hai rotto i coglioni con Lynch :asd:

    Scherzo, anche io lo adoro. Vatti a vedere assolutamente L’uomo senza sonno. Un gran film che richiama vagamente le atmosfere oniriche Lynchiane (anche quelle Cronenberghiane, non so quanto conosci/apprezzi il regista. Il ritmo di The Machinist è simile a quello di “Inseparabili”, per dire).

    Obi

    9 Dec 04 at 9:41

  7. Ehi anche io sono daccordo con voi. Un film lo devi assaporare con gli occhi, non tanto con il cervello.

    shuren

    9 Dec 04 at 10:20

  8. obino, riguardo al cinema mi ritengo parecchio ignorante… cito quel poco che conosco bene ^__^;

    Val

    9 Dec 04 at 21:01

  9. Il problema rimane essenzialmente nella stringhetta “capire”. C’è un capire riduzionista, specie se rapportato all’arte, alla poesia, che non fa altro che sgretolare l’opera in sè. “Capire” in questo senso è il più grande sfregio che si possa fare ad un quadro o ad una poesia.

    Phantom

    13 Dec 04 at 15:47

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