Scelta?

StM - Tuesday, 31 August 2004, 16:02 - digitalismi, informazione e TV, pensieri

Ieri sera ho guardato “La donna della domenica”, su La7. Il film è interessante, divertente e anche un po’ spudorato (tanto da farmi rendere conto di quanto siano “acquetta” i film di oggi, cioè di quanto sia illusoria l’impressione che con l’andare del tempo la libertà di espressione debba per forza essere maggiore), ma non voglio parlarne perché la cosa sarebbe fin troppo lunga. Vorrei invece mettere la lente di ingrandimento su La7, per poi allargare il campo. Prima però vi riporto una delle tante battute fenomenali (parafrasata):

-Ottima scelta, signore, è un pezzo unico!
-Veramente me ne servirebbero due…
-Lei è fortunato, di questo abbiamo DUE pezzi unici!

Non so se ve ne siete accorti, ma La7 programma spesso e volentieri bellissimi film italiani (e stranieri, ma veder trasmessi dei film italiani, purtroppo, è da ritenersi un fatto eccezionale, in Italia) degli anni andati. Non solo questo, ma li fa frequentemente precedere da un esauriente (e coinvolgente) documentario di 45 minuti, “La valigia dei sogni”, a cura di Alberto Crespi. Nel caso specifico de “La donna della domenica”, guardando il documentario mi sono reso conto di quanto poco io conosca Torino (mercato del baloon, o balùn che dir si voglia? Mai sentito!).

La7 è un canale che guardo spesso. E’ pieno di televisione VERA, nel senso di televisione che informa, televisione che intrattiene, televisione che educa. Oltre ai film, io e il mio coinquilino spesso non riuscivamo a fare a meno di 8 e mezzo (e, visto che non sto parlando di film, intendo il programma di informazione)… nonostante l’evidente calo dei coprotagonisti del mattatore Giuliano Ferrara (dal grande Lerner, al buon Luca Sofri, alla snervante Palombelli).

Frequentando il forum di tgmonline, capita spesso di sentire “Per me in tv esistono solo La7 e rai3″. Questo lo dicono gli esasperati dallo stato pietoso in cui versa la televisione italiana… quella che Berlusconi ha contribuito a creare ma che i figli di Berlusconi non guardano, avete capito (e così ho infilato Silvio anche qui). Ma non parliamo solo di televisione, il discorso che volevo fare era un altro.

Sempre sullo stesso forum, si sente dire spesso “usi Internet Explorer? Ma passa a Mozilla o Firefox!”. E il semplice scegliere un browser piuttosto che un altro (quello che, tra l’altro, sentiamo come un’imposizione) sembra un gran passo, una grande presa di coscienza, la riaffermazione del nostro io in un mondo che sembra abbia bisogno di noi solo come una dinamo può avere bisogno di un qualsiasi criceto sulla ruota. Un’autoillusione?

Forse. Si tratta solo di azioni passive, in fondo, no? I veri “eroi” sono quelli che creano il palinsesto di rai3 e La7, e quelli che programmano Firefox, no? Eppure se non ci fossimo noi, pigri quanto vogliamo ma capaci di scegliere, il loro lavoro non avrebbe senso. E poi c’è dell’altro.

Un browser e un canale televisivo sono finestre sul mondo. Non su tutto il mondo, ma su un certo mondo. Con gli occhi e il corpo arriviamo fino ad un certo punto, ma per il resto dobbiamo, siamo obbligati ad affidarci alle finestre concesseci da qualcun altro. E allora quelle diventano anche le NOSTRE finestre.

Chissà se il digitale terrestre aiuterà davvero ad aprire qualche pertugio in più… il rischio che i pertugi si aprano sempre dallo stesso lato della casa è molto alto, ma non si sa mai. Magari un giorno da quel lato ci asfalteranno una bella tangenziale… aspettiamo fiduciosi. Magari anche qualche ministro più competente di Gasparri non guasterebbe (adesso rivuole gli incentivi per il digitale e l’adsl, perché “hanno avuto tanto successo” - per l’ADSL ci credo! La Telecom aveva la sua percentuale e ha venduto AliceADSL anche a chi non la voleva, con un’aggressività inaudita; sugli incentivi per il digitale non sono così convinto, ma ne parleremo un’altra volta).

Per quel che riguarda i browser, già molto tempo fa, al tempo della browser war (per ora conclusasi a favore di Microsoft), si erano sollevati i timori su quanto potesse diventare fragile la Rete in uno scenario di browser unico: significava un’estrema facilità di censura, una volta che questo fosse stato necessario. Bastava agire su UN programma posseduto da tutti, magari istituendo un obbligo di registrazione ai creatori di siti per l’ottenimento di una chiave di autorizzazione, ed ecco lì che su(ll’) Internet avrebbe potuto parlare solo chi era “approvato”.

Forse la faccio grossa, forse si tratta solo di due tette e culi di troppo in tivù che non fanno male a nessuno, e Microsoft fa nient’altro che il suo mestiere… forse, ma come dice il proverbio: “Picchia www.microsoft.com con Firefox, quando torni a casa, la sera; tu non sai perché, ma lei sì” (l’originale è una stronzata che non vale nemmeno la pena ricordare).

ATTENZIONE: finale con morale (più che altro un esercizio).

La libertà non va data per scontata, mai. Non va nemmeno regalata. Non va venduta. Non va affittata. Non va noleggiata. La libertà non è un bene commerciabile. A volte si deve comprarla, questo sì. Ma preferirei usare il termine conquistarla con denaro.

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P.S: Che palle un blog che rimane fermo per settimane per poi avere due post nella stessa giornata, eh?

Lettori stanchi

StM - Tuesday, 31 August 2004, 15:01 - opere altrui, segnalazioni

Sul sito della scrittrice Carmen Covito (molto interessante, visitatelo), si trova un interessante dialogo tra Enrico Regazzoni, Umberto Eco e Roger Chartier, che parlano di lettura ai tempi di internet (questa la frase di apertura dell’articolo).

“Qualche” frammento (lascio fuori molte cose interessanti… leggete l’articolo, sfaticati!):

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[...]

ECO. I lettori sono più stanchi di un tempo perché il computer è una macchina alfabetica, ciò che la tv non era. Quindi bisogna leggere e scrivere oggi più di un tempo. I fenomeni sono due. Da un lato, se passi nella nuova libreria Feltrinelli di Piazza del Duomo a Milano, ti imbatti in una straordinaria abbondanza di oggetti, un tempio più grande del Partenone che può anche gettare il lettore nell’angoscia. Dall’altro c’è il fenomeno di cui parla Chartier, il cambiamento delle abitudini di lettura. Leggendo un libro io potevo andare a cercarmi una certa parola sull’indice analitico e anche sbirciare cento pagine avanti, ma poi tornavo indietro. Con il computer, invece, se clicco su una parola rossa vado in un altro punto, e poi là clicco su un’altra parola rossa e vado in un altro punto ancora: insomma c’è il rischio che io non torni più indietro. In questo periodo sto preparando con alcuni collaboratori dei testi sull’educazione alla tolleranza dei ragazzi che dovranno andare su un sito internet dell’Académie Universelle des Cultures. Ci stiamo accorgendo che non si può svolgere un argomento di filato: bisogna fare un sunto di tre righe, poi un sunto di dieci righe, poi un testo di tre pagine e poi un documento di trenta pagine, in modo da permettere di catturare il senso del messaggio anche a chi è saltato da un’altra parte dopo le prime tre righe. Se andrà bene, questo signore si leggerà anche il testo di trenta pagine, ma il rischio è che salti da un’altra parte dopo due righe senza aver capito. Ecco perché bisogna inscatolare il senso in modo che dovunque il lettore si trovi riceva almeno un’unità di informazione. Così cambia il modo di scrivere, cambia la didattica, nascono forme più catechistiche.

[...]

ECO. Guardi che ci sono dei teorici dell’ipertesto che sostengono che sia molto più creativa la lettura su schermo. Ti costruisci il tuo libro, dicono. Il tuo testo. Io non sono d’accordo, però è un’idea che circola molto.

[...]

ECO. Non solo. Bisogna anche pensare che molte di queste forme di lettura, cosiddette nuove, esistevano già. Nel Medioevo aprivi Virgilio a caso, come se fosse Nostradamus, cercavi la profezia e lo chiudevi. Oppure la Bibbia: mica la leggevi dalla prima pagina all’ultima. La frequentavi come un sito internet.

[...]

RE. Una delle fonti della storia della lettura sono le note segnate dai lettori ai margini del foglio. Con il testo elettronico queste fonti andranno senz’altro perdute, dal momento che le osservazioni del lettore non restano a margine ma modificano lo scritto. Il lettore telematico si pone in una posizione paritetica rispetto all’autore, e per questo fa perdere le sue tracce.

[...]

RE. Testo, suono e immagine per la prima volta insieme. Ma il libro vero, quello che fino a oggi ha rappresentato la metafora del mondo, è scomparso.

ECO. Non è vero, perché la Rank Xerox sta studiando una macchina che tu, se sei ricco abbastanza, puoi tenerti in casa e che ti permette di stamparti i Promessi sposi in gotico. E così torni ad avere il tuo rapporto sacrale con il libro. Oppure no, perché questo oggetto sacrale ti è costato così poco che dopo averlo letto lo butti via, tanto in casa non hai più spazio e ti basta schiacciare un bottone per farne un altro. Ma poi, per insistere sulla pluralità delle soluzioni e dunque sull’impossibilità della profezia unica, pensiamo all’e-mail. Cosa fa l’e-mail? Prima soluzione: in un universo in cui non si scrivevano più lettere e si telefonava, adesso la gente scrive. Seconda soluzione, opposta: quando rispondevo a una lettera, io prima scrivevo: “Caro monsieur Chartier, ho ricevuto la suo graditissima lettera con l’invito a partecipare al convegno. Sono estremamente dolente di doverle dire che non posso venire, eccetera”. Adesso, con l’e-mail, scrivo: “Non posso”. E lui non si offende, perché questo fa parte di una nuova etichetta. Allora, è vero che l’e-mail riduce l’epistolografia, però è anche vero che con l’e-mail possiamo scriverci ogni giorno, mentre prima ci saremmo scritti una volta l’anno. Recentemente, a un mio collega che via e-mail mi invitava a un convegno, ho risposto che quel convegno mi sembrava una stupidaggine. A sua volta, lui mi ha risposto insultandomi. In breve, è venuto fuori un epistolario filosofico, e entrambi ci siamo chiesti: perché non pubblicarlo in luogo del convegno? Dunque non si sa se l’e-mail sia l’azzeramento della corrispondenza o il ritorno alla corrispondenza, la compressione fino all’essenziale della lettera o la nascita di una nuova epistolografia. O tutt’e due le cose insieme.

[...]

ECO. Il difetto di molte domande giornalistiche è quello di intendere l’urto libro-internet come quello fra dirigibile e aeroplano. Invece è l’alternativa automobile-treno. Possono perfettamente vivere entrambi con funzioni diverse. Ecco perché, se vincessi al superenalotto io giocherei sulle due cose, perché ci sono dei momenti in cui ho bisogno di un libro e altri in cui mi basta un’informazione rapida. In più bisogna pensare a un altro problema antropologico: che l’ottanta per cento di quanti navigano su internet prima non leggeva niente. Quindi sta nascendo una nuova generazione di lettori di computer. E forse questa generazione non arriverà mai al libro, però gli indizi vanno in un’altra direzione: perché con internet nasce Amazon, e Amazon porta il popolo di internet a scoprire il libro. A meno di dieci anni dalla sua nascita, internet produce il più grande mercato di libri stampati mai esistito, e lo produce per forza propria, al punto che il padrone di Amazon non ci guadagna, ma perde soldi. Chi lo obbliga a farlo? Lo Zeitgeist? Dietro un fenomeno simile c’è Dio, direbbe Victor Hugo.

[...]

CHARTIER. Ciò che invece è in pericolo è una certa produzione stampata di libri colti. Aumenta in modo pazzesco il prezzo di abbonamento delle riviste scientifiche, si riduce l’acquisto di queste riviste perfino da parte delle biblioteche universitarie, e dunque c’è un progressivo disinteresse degli editori a pubblicare quegli studi specialistici che gli inglesi chiamano monographs. Di fronte a questa crisi, l’idea di far circolare testi simili su internet è insufficiente, perché edizioni del genere si fondano soprattutto su un editing che ne segnala il forte contenuto scientifico e rispetta certe regole di presentazione che quei lettori si aspettano.

ECO. Ma le riviste e il libri scientifici costano sempre di più per colpa delle fotocopie. Da quando la gente ha scoperto le fotocopie, ha deciso che libri scientifici da tremila dollari se li sarebbero comprati solo le biblioteche. E questo anche prima di internet. Ci sono case editrici perfettamente consapevoli di fare libri destinati alle fotocopie, ecco perché l’abbonamento a certe riviste costa una cifra che solo la biblioteca di Harvard può permettersi. Il vero pericolo è che con le fotocopie non si legga più niente. Un tempo andavo in biblioteca ed ero costretto a copiare a mano, ciò che costava fatica. Giunto a casa, mi ricordavo quel che avevo letto. Ora, invece, in poco tempo mi fotocopio trecento pagine, e una volta a casa sono così contento di avere incamerato tanto sapere che lo metto in archivio fra le infinite cose che non ho mai letto in vita mia perché le ho fotocopiate. È quello che accade anche ai collezionisti, che non leggono i libri ma li toccano tutti i giorni. Ed è esattamente il rischio che nasce dall’eccesso d’informazione, un regime di ruminatio continua che apparenta le comari che recitavano le litanie in latino al ragazzo che legge per ore su internet: moltissimi significanti, pochi significati.

CHARTIER. Ma nel caso delle fotocopie come in quello del testo elettronico ci sono almeno due elementi nuovi. Il primo riguarda il rapporto del corpo con lo scritto. L’atto del copiare è sempre stato fondamentale come gesto di incorporazione del testo, così come la lettura ha sempre presupposto l’impiego totale del corpo. Pensiamo agli antichi lettori del rotolo: non potevano scrivere leggendo, poiché il rotolo andava tenuto con due mani. Se scrivevano, dovevano smettere di leggere. È con il libro di Gutenberg che si affaccia la possibilità di scrivere mentre si legge. Nei dipinti del Cinquecento e del Seicento, i lettori utilizzano le dita per tenere il segno della pagina, e comunque il corpo e il libro sono rappresentati come se uno fosse il prolungamento dell’altro. Il secondo elemento è quello della perdita delle categorie di identificazione del testo. Ciò che meraviglia, nell’uso delle fotocopie da parte degli studenti, è la scomparsa delle origini dei testi, il fatto che questi frammenti fotocopiati creino una sorta di grande testo unico dove né il genere, né l’autore, né l’opera sono più riconoscibili. E questo prefigura l’universo acquatico nel quale navigano i lettori di internet. Infine un’ultima questione, sempre sull’atto del copiare: sono gli scrittori a scrivere i libri? La risposta è no. Il libro che noi leggiamo non l’ha fatto il suo autore. La forma fisica di quel testo presuppone una precisa serie di mediazioni, di tecniche e di operazioni. C’è chi compone, chi corregge, chi stampa, e non è un caso che il sogno di molti scrittori, nella storia, sia stato quello di giungere in prima persona alla scrittura del proprio libro. Petrarca era un copista di se stesso, e numerosi autori si sono messi su questa strada spinti da una buona preparazione grafica e tipografica. Ora, con il testo elettronico, questo sogno passa nelle mani dei lettori: sono loro che, prima di stampare, scelgono sullo schermo corpi e caratteri, grafiche e formati. Sono loro i nuovi editori.

La guida completa a Berlusconi

StM - Wednesday, 25 August 2004, 19:39 - informazione e TV, segnalazioni

Un bel sito.

In particolare consiglio “Berlusconi” di Marco Travaglio e Peter Gomez.

Lo so, lo so, sempre le solite storie. Ma ultimamente ho visto persone completamente obnubilate riguardo a Silvio (per fortuna giustificabili per la giovane età). Ci vuole l’artiglieria.

Aggiunta delle 21: ho trovato una vecchia intervista a Travaglio che purtoppo mette in cattiva luce la Feltrinelli. Peccato.
http://www.disinformazione.it/marcotravaglio.htm

Retorica

StM - Monday, 23 August 2004, 14:20 - informazione e TV, pensieri, segnalazioni

Ho sentito al tg una presunta dichiarazione di Cesare Battisti che suonava più o meno “mi voglio prendere la responsabilità storica di quello che ho fatto”. Ollallà, nientemeno. Flash: discorso di Mussolini sul delitto Matteotti. Recita:

“Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto.”

Non so se notate che nessuna delle responsabilità citate porta in carcere. E infatti il tema del discorso era se fosse o non fosse da applicare un articolo dello Statuto Albertino:

“L’articolo 47 dello Statuto dice:
“La Camera dei deputati ha il diritto di accusare i ministri del re e di tradurli dinanzi all’Alta corte di giustizia”.”

Tornando ai giorni nostri, mi dicevo che quella detta da Battisti fosse un po’ una stronzata. Cerco con google… in Italia niente (come sapete non abbiamo giornalisti, noi), per fortuna trovo in Francia l’intervento preciso (news.google.fr):
http://www.lefigaro.fr/france/20040823.FIG0413.html
“Le 14 juillet dernier, sur France 3, il demandait à son pays de lui «refaire un procès, mais avec des observateurs internationaux. Je vais faire face en payant tout ce qu’il y a à payer, je vais faire face à l’histoire. Je suis prêt à tout faire si on me promet un procès équitable, mais ce n’est pas possible, en Italie, ça n’existe pas.»”

Una dichiarazione bella comoda, eh? Mi ricorda qualcun altro, ma se seguiamo tutti i fili del discorso (specie pensando a chi è questo qualcun altro) non la finiamo più.

In compenso in Italia ho trovato un salmo per Battisti Eroe Santo Martire Leggenda:
http://bellaciao.org/it/article.php3?id_article=5109
Non sprecateci troppo tempo. E’ scritto solo per ubriacare.

Un tal Porcari e Ilaria Alpi

StM - Friday, 13 August 2004, 13:44 - informazione e TV, segnalazioni

Un articolo trovato per caso.
http://www.orvietosi.it/corsivo.php?id=287

Non contiene grandi rivelazioni, solo qualche curiosità - diciamo sopra le righe. Come i retroscena del grande arresto del signor Porcari, e le righe che riporto di seguito… boh, tutte da verificare. Spero solo che il signore non muoia improvvisamente e “inaspettatamente” in carcere:

“E qui vengo al nodo, e poi passo e chiudo. Luciano Porcari è un millantatore, e di tre cotte e recidivo. Ma su una cosa non credo che millanti: quando fa capire che maneggia con i servizi segreti e lui lo dice non tanto in segreto: Di una cosa sono sicuro, anche se non ne ho la prova provata; e cioè che Porcari aveva a che fare con i servizi segreti e non solo italiani da quando si guadagnava il boccone facendo il trafficante di armi nell’Africa del Sud: e non mi venite a dire che uno fa il trafficante di armi se non ha il consenso tacito dei sevizi.
Contrabbando di armi, signori, non di sigarette o cioccolate. Per questo, quando ho letto che il Porcari dichiara di poter aiutare a far luce sull’assassinio di Ilaria Alpi, non mi sono meravigliato. Prima di tutto perché Porcari, di moglie somala, vanta ancora amicizie che contano nella nostra ex colonia, Poi perché lo sanno anche i gatti che l’omicidio di Ilaria Alpi ha a che vedere con i servizi segreti: e basta sentire le udienze della commissione parlamentare di inchiesta che indaga sulla morte di Ilaria Alpi. Infine perché appare ormai certo che l’assassinio di Ilaria Alpi è avvenuto perché la povera giornalista aveva messo il dito e la macchina da scrivere su una faccenda di contrabbando di armi. E i contrabbandieri di armi sono come gli antiquari, mi si passi il paragone. Si conoscono tutti tra loro, e marciano divisi per colpire uniti.
La Procura di Roma ha segregato le notizie fornite da Porcari. Se sono notizie importanti si può essere certi che saranno addomesticate pro bono pacis e nell’interesse supremo della Patria, e che Porcari avrà uno sconto di pena. Considerevole o meno a seconda dell’importanza di quello che sa. E che lui sappia qualcosa, ci metto le mani sul fuoco.”

Spasso da slashdot

StM - Thursday, 12 August 2004, 19:11 - geek, acaro e nerd, risorse e link, software e OS

Non vado tutti i giorni su slashdot.org, ma oggi ho avuto fortuna: due notizie i cui commenti degli utenti di slashdot hanno dell’esilarante.

Microsoft progetta il rilascio di Windows XP versione giocattolo in Asia. Per combattere da un lato linux e dall’altro la pirateria. Aha. Pare si parli di bassa risoluzione, networking limitato, massimo 3 applicazioni contemporaneamente in esecuzione. Aha. Presto, a me, disinstallo subito Fedora. A quando il sistema operativo senza sistema operativo e il kernel a monetine?

Attrarre le donne nell’informatica. Roba non nuova, ma chissà che non vi interessi. Io segnalo solo per i commenti spassosissimi (tra cui, uno a caso, “Just don’t show them how we use that one-handed keyboard”, mi ha fatto ribaltare).

Oggi puntata doppia

StM - Tuesday, 10 August 2004, 13:44 - belinate

Frequento poco l’ospedale. Per fortuna. Comunque è un posto interessante. Cos’altro potrebbe essere, un posto in cui sopra alla macchinetta che rilascia i biglietti col numerino è scritto “VII - Non rubare”?

Mi ha anche fatto sorridere osservare la concentrazione di Pompe Funebri nei pressi… 3 agenzie 3, ho visto. Sono cose che ti invogliano… già che sei lì!

Perdonatemi, mi compiaccio un momento

StM - Tuesday, 10 August 2004, 13:42 - pensieri, segnalazioni

La Florida è un paese civile

…perché punisce l’abuso dei cellulari. Oh, là. Goduria.

Lasciamo stare la gente che senza cellulare morirebbe, ma che cerca di non disturbare nessuno a parte il proprio ragazzo (ogni riferimento a persone realmente esistenti è voluto, e farò loro leggere il tutto quanto prima).

Parliamo invece di quelle signore di mezza età, o di quei signori e signore di terza età, che immancabilmente si trovano in luoghi pubblici quando meno hai voglia di essere disturbato… sì, quelli che tengono il volume del cellulare al massimo, probabilmente lo potenziano e installano un miniamplificatore, usano una suoneria irritante, e forse presi dal senso di colpa seppelliscono il generatore di disturbo nel luogo più inaccessibile del loro bagaglio (in modo che impieghino molto tempo a trovarlo), senza che ciò peraltro infici l’efficenza dell’ugola digitale.

Questi signori sono in genere molto richiesti, da più persone e più volte dalla stessa persona, perché magari si ostinano a voler telefonare anche quando si è sul treno in una zona in cui la ricezione va a singhiozzo; quando il collegamento cade, fosse anche per 10 secondi, immediatamente riseppelliscono la piccola bomba atomica nell’anfratto da cui l’avevano faticosamente esumata, perché amano dare continuamente prova in pubblico della loro specialità, la danza del telefono fantasma. Ugole possenti al pari del loro terremoto tascabile, applicano algoritmi di uselessinformation-sharing perché in fondo sono persone generose. Veniamo a sapere fatti personalissimi di persone sconosciute, se la persona in questione è un dottore, magari ginecologo; scopriamo retroscena da far ribaltare, se costui è avvocato; ci annoiamo a morte, se è un docente di liceo; capiamo che non è il caso di provarci, “picci pucci pacci”, se l’individuo è un/una giovine di bell’aspetto.

Ma capiamo anche che quelli si fanno gli affari loro e ci disturbano mentre facciamo i nostri. E che a volte vorremmo ammazzarli. Quindi, ecco lo slogan: “Evita numerosi crimini: spegni il cellulare”.

E’ vigliacco lanciare il sasso e nascondere la mano

StM - Saturday, 7 August 2004, 15:36 - pindaro

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Mi sto chiedendo, effettivamente, se serva a qualcosa.

Uno scrittore che butta lì un’idea mezza abortita, nella speranza che qualcuno la legga come doveva essere.
Un provocatore politico che rilascia insinuazioni. Un semplice interlocutore che non sa spiegarsi bene e allora ti sparacchia metafore, dichiarazioni senza giustificazione, o se va male insulti.

A volte viene anche a me qualche bella idea, ma assolutamente decontestualizzata. E allora dove la metto, a chi la do? La butto da qualche a parte a caso, sperando che serva a qualcuno. Cerco di riempire l’album di figurine degli altri.

Op-là, Baleno, Op-là, Scintilla, Op-là, Saetta!

StM - Thursday, 5 August 2004, 23:28 - belinate

-Ehi! Tu, cosa stai facendo? Togliti subito di lì!
-Perché? Qui sono al sicuro!
-Non credo proprio. Non vedi che temporale che c’è? Vieni via di lì!
-Ma appunto, qui sono al sicuro. Ho visto un fulmine cadere qui poco fa, e i fulmini non cadono mai due volte nello stesso punto!
-…questo non si applica ai PARAFULMINI, pirla!