Temete che in Italia possano tornare forme di terrorismo?

StM - Saturday, 10 May 2008, 10:56 - informazione e TV

Questa la domanda del piffero che poneva ieri sera La7 ai suoi teledisperati; domanda a cui era possibile rispondere solo , oppure no. Che uno potrebbe pensare “che significato hanno la domanda, o la risposta, se non specifichi il colore, la matrice, il movente del detto terrorismo?”. Questo che si pone la domanda ovviamente è un ingenuo e non ha visto il calendario o non ha visto la copertina di La7, dedicata alla memoria di Aldo Moro (della cui morte ieri ricorreva l’anniversario): chiaramente si sta parlando preferibilmente di terrorismo rosso, visto che il verbo usato è “tornare”.

La mia opinione personale su quali forme di terrorismo possiamo ragionevolmente aspettarci per il futuro non interessa ai sondaggisti di La7: loro vogliono un , oppure un no. Al che io di no gliene ho rifilato qualcuno, diciamo una decina, qundicina; tanto da spostare l’ago della bilancia da 57% sì e 43% no a 52% sì e 48% no (possiamo quindi stimare che a questi sondaggi non rispondono più di 500 persone); purtroppo il responso finale è stato 58% sì e 42% no, perché devo aver dato un voto di troppo (dallo stesso indirizzo IP) e tutti i miei voti sono stati azzerati (li ho visti ritornare ai valori di partenza improvvisamente); oppure è un sondaggio falsato in partenza e impostato per oscillare solo in un certo range, ma non sono stato a verificare perché gli spaghetti mi diventavano molli.

Insomma diamo atto alla redazione di La7 di non contribuire affatto (AFFATTISSIMO) a ventilare quell’allarmismo che permette che gente come Bush faccia un po’ i cazzi che vuole con i soldi e ai danni dei contribuenti, con la scusa di doverli proteggere; dico Bush perché in Italia non abbiamo davvero bisogno della giustificazione di un pericolo imminente per comportarci come i coglioni decerebrati che siamo; a noi ci blandiscono anche in altre maniere. Davvero complimenti a La7. E poi è quell’essere un po’ televisione 2.0 che è importante… stare attenti all’opinione della gente, vedere se la gente preferisce dire di sì (ottimista) o se preferisce dire di no (disfattista).

Già che parliamo di giornalismo. Qualche giorno fa Grillo ha risposto piccatamente ad Eugenio Scalfari, cercando ogni appiglio possibile per denigrarlo. Personalmente credo che chi dica qualcosa come

“Grillo impersona, secondo me, meglio di molti altri personaggi, il peggio dell’Italiano. E’ l’arci-italiano del peggio.”

si commenti da solo; ma Grillo no, non ha resistito e si è abbassato agli stessi mezzucci utilizzati dal peggior giornalismo, quello alla Emilio Fede, quello per cui se fai l’elemosina a una zingarella sei un adescatore di minorenni, se sei andato all’asilo con uno che poi sarebbe diventato mafioso sei un mafioso, se hai cambiato la tua Fiat seicento vecchio modello con una Peugeot 106 di seconda mano chissà dove hai trovato i soldi.

Il punto in cui Grillo dice

Dopo una breve riflessione diventa socialista e consigliere comunale. Fa carriera. Diventa deputato e firmatario di un documento contro il commissario Luigi Calabresi.

cosa mi rappresenta? Se il lettore sa di cosa si sta parlando, o si preoccupa di informarsi (il link di Wikipedia NON è sufficiente), nessun problema; se però il lettore, come bene osservava la copertina di La7, non ha memoria storica, o semplicemente ti legge col prosciutto sugli occhi, il risultato non può essere che quello di caricare di connotazioni negative ANCHE la firma sotto quel documento (”un” documento, uno a caso, trovato per strada). Non ho alcun titolo né intenzione per rimettere in discussione il giudizio della magistratura sulla non colpevolezza di Calabresi e polizia nella morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, ma qualche dubbio più generale sulla liceità dei suoi metodi mi viene; va certamente considerata la particolarità del periodo storico, di cui porto ad esempio il seguente cortometraggio, (per quel che ne so) ad opera di Elio Petri: la violenza di quanto ivi sostenuto non è paragonabile ad alcunché si senta pronunciare oggigiorno; il cortometraggio è palesemente, oserei dire al limite del vergognosamente, tendenzioso; ma è molto interessante, ed istruttivo; comunica rabbia, una rabbia che potrebbe avere ragione d’essere, e che certo chiarisce più di mille parole quale fosse il tono dello scontro, e il limite superiore della libertà di parola, negli anni di piombo.

Su youtube trovate i due spezzoni qui e qui. Interessante anche questo.

Suggerimento cinematografico conseguente: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.

Messaggi di stato (dementi) (10)

StM - Thursday, 1 May 2008, 21:34 - belinate, estensioni digitali

Giunti al traguardo del decimo post su questo bellissimo argomento, inauguriamo il tag “messaggi di stato dementi” - quindi stavolta niente più link della gioia.

citysignora, signorecity, signorecity, signorecity… (Milano)

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Basta, triste e incompreso me ne vado via sul viale del tramonto, prima che sia invaso di libere professioniste e mi si smorzi la vis drammatica

*

Benvenuti all’acquario di Genova. In questa vasca potete osservare il Programmator Patiens (progenitore del Programmator Scatiatus e del Programmator Catiegiantis).

*

There would have been a witty status message, here, hadn’t I forgotten it

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Ricordatevi di me nelle vostre atee preghiere

*

Do cows feel the romance of moooooonlight?

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(a proposito di server morti)

Il mistero è risolto: per un errore, invece di criceti sono stati infilati nel server dei lemmings

*

(a proposito di appelli di esami tristi)

Qualcuno dichiari obsoleto e inutile il bus AMBA, please. Oggi, però, domani potrebbe essere troppo tardi

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Giorgio il pusher, detto Navarone

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(e questi non mi ricordo per quale occasione li avessi coniati, ma paiono buffi)

“How’s it that your feet and this 5-tons machinery don’t get along.”

“Why death is not a bright idea.”

“Be cautious when you cut off your fingers, they might get in somebody else’s eye.”

“If god exists or not, it’s a matter you’ll verify another time.”

“No, we won’t come to your funeral.”

“Don’t point the laser in the good eye too.” (questa è la parafrasi di messaggi realmente affissi in laboratori di ottica)

Sempre a proposito di fiori

StM - Monday, 28 April 2008, 0:20 - fotografismi

Non tengo proprio voglia di arrivare a casa alla sera e avere ancora da sistemare le foto. E tuttavia nemmeno di pubblicarle così, come sono. Quindi ho deciso che me le godo io e bon :]

(scheerzo, vedrò di pubblicare qualcosa nei prossimi giorni) (ma sul penultimo reportage ho forti dubbi che pubblicherò mai qualcosa) (sapete, le regole di bluehost sulla pubblicazione di contenuti porno) (mai meno di 30 centimetri, dannazione).

E magari nel frattempo avremo anche un primo responso da parte della pellicola, giacché qui se non si fa un po’ i fighi con un residuato degli anni ‘80 non si è contenti. Per il secondo responso dovremo invece attendere che i miei fotografi di fiducia si rendano conto di quanto sia incapace a maneggiare il bianco e nero a 100 iso, e vadano quindi a rifare ogni singolo scatto, abducendo da casa loro eventuali sventurati soggetti che fossero di passaggio nell’originale. No, davvero, a dar retta all’esposimetro i 100 iso sono solo per fotografare la luce diretta del sole grossomodo dall’orbita di Mercurio :|.

Per la serie delle mie amatissime note a margine: le ho provate tutte ma non ho portato a casa un’insolazione. Next time.

Apine e fiorellini

StM - Wednesday, 23 April 2008, 22:36 - lettere alla redazione

Oggi la mia piccola nipotina di 28 anni mi ha brasato con la fatidica domanda. Beata innocenza.

Immaginatevi un coito tra un uomo e una donna: il petting, il pene che entra nella vagina, la stimolazione meccanica, l’eiaculazione, gli spermatozoi che raggiungono l’ovulo dentro l’utero e lo fecondano; tutte cose che voi bimbi conoscete benissimo; ebbene, tra fiorellini succede esattamente la stessa cosa! Anche se loro spesso hanno bisogno dell’aiuto del vento o delle apine, mentre noi no.

Stami

Fig. 1 - stami (foto di pippoapg)

Quelli che vedete nella figura 1 sono stami. Si tratta dell’equivalente floreale di un organo genitale maschile, perché sono portatori del polline, equivalente del liquido seminale.

Pistillo

Fig. 2 - pistillo (foto di eliale76)

Quello che vedete nella figura 2, invece, è il pistillo; nonostante le possibili, facili assonanze, è l’equivalente dell’organo genitale femminile: qui infatti finirà il polline che ingraviderà il fiore. Come fa il polline a balzare dagli stami al pistillo? Ci pensa qualche giocatore di basket? No, bambini: come detto ci pensano il vento, o le apine. Il polline è qualcosa di estremamente leggero, e ben lo sanno gli allergici di quanto il vento sia efficente nel trasportarlo; è anche qualcosa di un pochino appiccicoso: perciò, quando le apine incaricate di fare rifornimento per l’alveare infilano il muso in un fiore maschio, facilmente ne escono fuori tutte impollinate; e quando nella loro ronda si saranno infilate tra i petali di un fiore femmina, tutto ciò che rimarrà da fare ahinoi sarà informare della frittata ormai fatta i genitori della fioressa.

Ma quindi esistono fiori maschi e fiori femmina??? Sìiii! E anche fiori ermafroditi! E il bello è che i fiori ermafroditi non possono autoimpollinarsi, probabilmente a meno di togliersi un paio di costole, e devono perciò anch’essi fare affidamento sulle api, e il vento, e il caso.

E poi cosa succede quando un fiore viene ingravidato? Be’, il risultato finale è sempre questo: in qualche modo saltano fuori dei semi che, raggiunta la terra, daranno vita a una nuova pianta; come questo avvenga nei fatti, però, varia da specie a specie. Ci sono specie che generano frutti, di modo che qualche rappresentante del mondo animale se ne cibi e avvolga i semi con un po’ di fertilizzante a-gratis; altre specie fanno una specie di lancio promozionale di palloncini; altre ancora le ritrovi, secche, ripiene di semi come maracas, che finiranno a terra alla fine del loro ciclo vitale. E’ un mondo meraviglioso.

E così, cari bimbi, ora sapete che la placidità e il candore dei prati in fiore sono in realtà solo apparenti, e che se parlaste il fiorese avreste più d’una occasione, passeggiando in un prato, di intendere qualche urletto di piacere. Sapete anche che le piantine non vengono portate dalle cicogne, e che non nascono sotto i cavoli; a meno che non siano cavoli, s’intende. Avete finalmente anche un pratico dizionario bigottese-mondo reale. Fatene buon uso!

Per l’utilizzatore di telefonia cellulare (Nokia 6290, smart2go/Nokia Maps)

StM - Friday, 18 April 2008, 0:00 - geek, acaro e nerd, guide

Il Nokia 6290 è il tipico cellulare “fa tutto quello che fa il modello che costa il doppio, quindi dev’esserci la magagna”. In quasi un anno che lo possiedo di magagne non ne ho trovate tante, se non consideriamo la cover che perde i pezzi. Non la consideriamo, vero? E’ la maledizione del Siemens S55, quello che perdeva i tastini, e che tuttavia mi ha dato tante soddisfazioni. Vaaabbe’. Insomma, la prima cosa che volevo dirvi su questo telefono è che, a causa dei due “tappini” per i connettori di caricabatterie e mini-jack, prima o poi la cover si allenterà e/o si romperà.

La seconda cosa che volevo dirvi è che non è vero che il Nokia 6290 supporta le schede SDHC. Lo trovate scritto nei forum, ma nessuno si è mai preoccupato di provare. Bene. Io ho provato. Non le supporta. Ho inserito una schedina SDHC da 8GB, ed ero lì tutto gioioso che la riempivo di musica e cretinate, quando tutto a un tratto, superata la soglia dei 4GB… tac! Non si riempiva più. Provato sia su windows che su linux, l’effetto era identico: l’unità usb (che poi sarebbe il telefono attaccato con cavo) si disconnetteva. Quindi forse supporterà anche le schede SDHC, ma fino al massimo di 4GB (e quindi forse NO). Oh, be’. Non è che abbia poi così tante cretinate da metterci, dopotutto.

Passiamo a smart2go, altrimenti detto Nokia Maps. Lo vedete questo disegnino a lato che ha richiesto mezz’ora per essere cavato fuori da Pixel (indirizzo alternativo)? E’ tratto da una storia vera. Nokia Maps non è malvagio; ha la voce-guida un po’ floscia, è un po’ macchinoso, ama certi giri dell’oca, non ha mappe aggiornatissime, e ha *almeno un* bug fastidioso/pericoloso; ma no, non è male.

Voce Guida: diciamo, non ci andreste a letto; piuttosto, le consegnereste i compiti.

Macchinosità: bisogna *sempre* dire esplicitamente che il punto di partenza del viaggio è la posizione gps attuale; e bisogna *sempre* scegliere manualmente la modalità 3D per la mappa, ché di default c’è la 2D; non ho trovato un modo di avere un colpo d’occhio comprensibile dell’itinerario, quindi se vi fa passare da Beirut per arrivare dietro casa non potete saperlo.

Giri dell’oca: dopotutto, quale navigatore non ve li fa fare?

Mappe: scaricate due mesi fa, non erano presenti un sacco di rotonde.

Bug: è capitato che non dicesse nulla in corrispondenza di alcune diramazioni, come se fosse logico che si stava proseguendo sempre sulla stessa strada (ma non era così). Ma questo è triviale. Il pezzo forte è questo: ogni tanto vi fa fare le gasse agli incroci. Spiego: se siete in una strada principale, con una corsia di uscita e una di entrata per una strada secondaria, invece di farvi proseguire su quella principale pretende che prendiate l’uscita, e poi facciate la curva a gomito per rientrare subito. Mi è successo due volte: una in una stradina provinciale deserta (e vabbe’), e c’ero praticamente cascato; l’altra in una superstrada, in cui sarebbe stato impossibile rientrare senza avere *almeno* un incidente. Non sarà un caso che vi assilla con i disclaimer…

Che dire quindi di smart2go/Nokia Maps? Che l’ho preferito a TomTom Navigator 6 semplicemente perché era possibile scaricarlo e non era obbligatorio farsi mandare a casa un inutile dvd… e poi costava meno (oh, sì, io i software li acquisto; scioccati?). Se viaggiare è il vostro lavoro, guardate altrove; se pensate che vi servirà giusto una volta ogni tanto, avete un cellulare symbian, e vi siete acquistati per sbaglio un ricevitore gps da 30 euro, non disdegnate l’ipotesi.

50 mm

StM - Sunday, 6 April 2008, 16:27 - fotografismi

Angioletti del presepe

(riciclo questa foto perché foto più recenti ritraggono persone che non so se vogliano apparire o meno online… chiederò e vi farò sapere :D)

Proprio vero che per avere le maggiori soddisfazioni bisogna assumersi i maggiori rischi. Puoi andare in giro con l’obiettivo tuttofare e raccogliere un bel po’ di foto che tutto sommato se la cavicchiano; oppure vai in giro con il 50 mm e rastrelli foto sovraesposte, fuori fuoco, o che tolgono il fiato; con poche vie di mezzo.

Ho cominciato ad usare il 50 mm al compleanno di Lucea, perché sapevo che sarebbe stato di sera e quindi avrei avuto bisogno di un obiettivo luminoso (flash, lungi da me!); poi l’ho portato a Napoli, quando sono andato a trovare Emack, giusto perché in fondo avrei dovuto fare qualche foto al chiuso (ma non mi aspettavo che le conferenze al Gamecon fossero in uno sgabuzzino… che fatica inquadrare qualcosa senza zoom!), e giusto perché non era un obiettivo così costoso, in caso di, ehm, perdita; e via di questo passo: nel seguito ho praticamente sempre usato solo quello (ci si domanda cosa me l’ero preso a fare, allora, quell’altro da mezzo rene; ehm, vedremo di usarlo).

Poi, be’, “sempre” è una parola grossa, visto che non posso lamentarmi della mancanza di lavoro e arrivo al weekend che 24 ore di sonno bastano appena, ma in termini relativi è adeguata. Spero ci rivedremo presto su queste url con ritmi più socievoli, cari lettori.

Brandelli d’affetto (e affettati di brandello)

StM - Sunday, 23 March 2008, 22:33 - diario, pindaro

Oggi ho fatto conoscenza con una cagnolina bianca.

Io ero in un ristorante ad accelerare la mia corsa all’infarto, e lei era lì che zampettava in giro con discrezione. Alla fine del pasto, forse stufa di essere discreta, la cagnolina si avvicina e mi guarda; io, per educazione, restituisco lo sguardo e sorrido. Sempre più stufa di essere discreta, la cagnolina si avvicina ancora e mi guarda di nuovo; io, che non ho mai avuto molto a che fare con i cani, decido che tuttavia mi è simpatica e decido di accarezzarla un po’.

Segue quarto d’ora di affettuosità. Più e più volte ho provato a nascondere la mano, ma non la frego: mi ha visto che sono stato io; il suo sguardo inquisitore mi dissuade infine dal riprovarci. E giù coccole.

Era bella soffice, devo dire.

* * *

Mi hanno sempre spacciato che fossero gli uomini a disprezzare le coccole, ma credo sia solo una componente del ben più vasto problema che ci si assortisce sempre al fine di massimizzare il reciproco fastidio; esistono gli uomini a cui piacciono le coccole, solo che si mettono insieme alle donne acide e ciniche; esistono le donne dalla sessualità sana ed emancipata, solo che si mettono insieme agli uomini per cui uno scudetto è comunque meglio di qualsiasi orgasmo (o dell’eroina, cfr. Trainspotting).

Una notte nella mia vita è successo che qualcuno si lasciasse accarezzare come se fosse tutto ciò che era importante in quel momento; come se io non volessi altro che quello, come se lei non volesse altro che quello. In quel momento.

Era così. Nient’altro importava che quello. Quello, e il suo sguardo che non dimenticherò mai. Così bello, che il giorno prima non l’avresti detto; e il giorno dopo era lì, ma si nascondeva bene. Non l’avresti detto.

Una notte di quelle che segnano la tua vita ma non ne fanno parte, perché quello che vi è successo poteva succedere solo in quel momento, tra quelle persone, in quel luogo, in quel modo; senza preavviso e senza un seguito. Come quei sogni che al risveglio ti lasciano sull’orlo di un abisso di malinconia.

* * *

Ho imparato cosa volesse dire fare l’amore da una ragazza che non amavo; due mesi che ricordo come la mia occasione perduta, ma senza rimpianto. Non che avessi le idee confuse, prima, ma date le mie esperienze precedenti stavo abbandonando le speranze. Con la ragazza che amavo avevo sempre fatto sesso, mai l’amore. Tanto per farsi del male.

Poi non è colpa di nessuno; è proprio questione di approccio: non guardate me se volete il maschio denim che faccia violenza sui vostri 500 euro di completino alla moda per 15 minuti di sesso selvaggio, o il tranquillo maschio da riporto i cui ormoni trovano accettabile la copula di quel sabato sera in cui le vostre amiche hanno altri impegni, al cinema non c’è niente, e al videonoleggio avete già visto tutto; non potrei mai soddisfarvi, ecco, perciò non vi incaponite e girate lo sguardo altrove; non che fate i sorrisoni e spergiurate “ma no, sei carinissimo, mi piaci un sacco”, e poi nel cestino trovo i brandelli dei vostri 500 euro di completino e un giornale arrotolato sbavucciato. Eh.

* * *

Ho bisogno di essere salvato dal desiderio di farle coccole per ore. In alternativa, sapreste indicarmi un modo sicuro di distinguere preventivamente chi ama le coccole da chi invece no?

L’inutile opinione del Dottor Iefotte sulla vileggiatura elettorale 2008

StM - Friday, 7 March 2008, 0:39 - informazione e TV, lettere alla redazione, pensieri, scritti

Egrimio Dottor Iefotte,

mi chiamo Gilberto e di lavoro faccio l’esemplare di Gilberto nel Museo dei nomi che non sembrano esistere veramente e poi scopri che invece sì di Pavia. Sono uno dei tanti lavoratori precari che vivono in questo Paese, sempre sul chi vive perché da un giorno all’altro qualche personaggio famoso potrebbe chiamarsi Gilberto (ne è passato di tempo da quello buonanima) e improvvisamente non ci sarebbe più bisogno di me; perciò il mio datore di lavoro mi ha assunto con un contratto a progetto, essendo il progetto “prevenire che cada polvere in una zona circoscritta [alle mie suole] del pavimento del museo”.

Le sto scrivendo per porle una domanda, per avere il suo parere di esperto su un dubbio che, con la mia scarsa cultura e, devo ammettere con vergogna, la mia scarsa propensione ad informarmi costantemente, giorno dopo giorno, su quel che accade nel mondo, non so risolvere da solo. Vede, io come tanti altri in questo paese non capisco mai se le cose stiano andando in meglio o in peggio, se un governo stia facendo bene o male, se le persone che abbiamo votato siano oneste o no, se da tutte le parole che si fanno poi esce effettivamente qualcosa. Da qualche anno non guardo più nemmeno il telegiornale, perché mi sembrava che quando finiva ne sapevo tanto come prima che iniziasse. In questo modo non ho mai un’opinione su nulla, perché nemmeno so che esiste, questo nulla; e quando parlo con qualcuno che invece il telegiornale lo guarda, e sento la sua opinione, magari mi viene voglia di farmi spiegare su che nulla è, questa opinione, perché io non lo conosco; e a quel punto vedo che nemmeno lui me lo sa spiegare, questo nulla, così rimane nulla, con la differenza che lui ci ha sopra un’opinione e io no.

Però con queste elezioni ho deciso di riaccenderla ogni tanto la televisione, per vedermi i telegiornali, almeno quelli, che lo so che sarebbero meglio i giornali, ma io i giornali li associo alle uova, ché se le vai a comprare li usano per incarterle, e io alle uova sono allergico. Anche se ho guardato un po’ di telegiornali non ho capito, Dottore, una cosa: ma io secondo lei chi dovrei votare? Le spiego. Della mia posizione lavorativa le ho già detto: ho superato la soglia dei trent’anni e non ho ancora trovato la stabilità economica sufficiente a pensare di farmi una casa e una famiglia per conto mio. Io non so cosa succede là fuori, ma vedo che i miei colleghi (Elide, Gervasio, Gildo, che saluto… questi sono quelli che conosco di più, perché siamo sistemati in ordine alfabetico) sono nella mia stessa situazione; e se lo sono loro penso che almeno qualcun altro in Italia ci sarà, che ha di questi problemi. E allora mi chiedo: non sono problemi che si possono risolvere andando al governo?

Ma sì, penso di sì. Solo che non sembra. Sono giorni che accendo la televisione e vedo che parlano di aborto. In un paese che sta rapidamente esaurendo le sue possibilità di avere dei genitori in grado di badare ai propri figli, c’è qualcuno che pensa sia necessario discutere i cavilli di una legge di trent’anni fa. C’è questo signore, Giuliano Ferrara, che addirittura ci ha fatto la lista sopra; io ad essere sincero non so a cosa possa servire, ma mi ricorda tanto gli uccellatori che dispongono le reti e poi fanno alzare all’improvviso uno straccio con una cordicina, così gli uccelli scappano spaventati dallo straccio, ma finiscono dritti dentro la rete che sta dall’altra parte. Io non capisco, Dottor Iefotte, ma per fare andare avanti un paese come si fa? Com’è che si è sempre fatto? Si fanno documenti di programmazione abortiva e missionidipacista tutti gli anni? Ma non era una economia in salute la chiave di volta del benessere, come ci diceva un mio professore a ragioneria?

Sono nelle sue mani, Dottore. Io più mi arrabatto e meno capisco se c’è qualcuno che abbia almeno la volontà di risolvere i problemi del Paese. Lei può darmi qualche suggerimento? Forse ho scritto troppo, ma si senta libero di tagliare, giacché in fondo è per avere una sua risposta, e non per rileggere la mia lettera, che le ho scritto.

In fede,

Gilberto Ogivi

Risposta:

Caro Gilberto, la sua lettera è una manna dal cielo! Riempie alla perfezione lo spazio della mia rubrica, senza richiedere da parte mia niente più che un paragrafo di risposta, visto che francamente non ce n’ho per il cazzo neanche questa settimana. Si senta libero di scrivere ancora!

Dott. Casimiro Iefotte, dissapienzologo.

Don’t you dare (Windows XP comincia a mostrare i suoi anni)

StM - Tuesday, 4 March 2008, 0:31 - geek, acaro e nerd, software e OS

Il mission statement del weekend era “cambiamo il disco fisso al portatile nel solito modo indolore di trasferire le partizioni quasi pari-pari dal vecchio al nuovo”. Da 120 a 250 GB in un pomeriggio (credevo).

Linux: crea partizioni, cp -ax diqquì allà, vi grub.conf, vi fstab, grub root setup, traghettamento completato.

Windows: crea partizione, carica linux, dd if=diqquì of=dillà, carica windows, partition magic ridimensiona partizione, prova l’avvio. Stop 0×0000007B, riavvio immediato (ho dovuto fare una fotografia -.-). Mastruzzi che non ricordo, forse riduco al minimo la dimensione della partizione, eventually scompare il BSOD; però si lamenta che non trova %SYSTEM_ROOT%. Modifico boot.ini; a-ah!, il login; user, password… connessione… disconnessione in corso. Non c’è verso di fare il login. Disco di XP, ripara installazione… neanche la riconosce. Orpo. Butto via tutto, ricominciamo da zero; faccio in modo che la partizione windows si chiami allo stesso modo del disco di partenza (multi(0)disk(0)cippa(0)lippa(0)partition(2), notazione ARC), la faccio piccola, sempre fat32, molto al di sotto del limite di 128GiB/137GB (limite delle interfacce Ultra-ATA prima della 100, e di XP prima del SP1); mi ricordo anche che la memoria virtuale era su un altro disco e la riconfiguro su quello principale. Evviva, login! Bravo, installa i driver del nuovo disco, riavvia… logi… ah. Again, disconnessione immediata al login. Converto in ntfs - nada. Riprovo i passi tali e quali, stavolta non va. Ripara installazione - stavolta la vede, ma pernacchia. Nuova installazione - vede un disco vuoto, non considera quelle 3-4 partizioni da me già create. Ricominciamo da capo.

Alla fine credevo di esserci riuscito. Nuova installazione di windows xp in una partizione ntfs da 100 GB (lo sapevate che XP non permette di formattare partizioni fat32 più grandi di 32 GB, solo perché gli stanno antipatici i cluster grossi?), che tanto ormai linux ci scrive tranquillo con ntfs-3g; poi una partizioncina per i dati, un po’ più in là; forse troppo in là, perché non me la vede mica più. Poi la meraviglia di scrivere una cosa in una partizione da windows e non trovarla leggendola da linux, e viceversa; chissà dove cavolo sono andati tutti quei GB che io ho copiato ma che non ci sono più… tremo al solo pensiero. Ah, l’informatica, mon amour. Ma lo so, è colpa mia: oso pensare all’upgrade di un computer vecchio 5 anni invece di comprarne uno nuovo; me le merito tutte.

(quanto descritto sopra è un riassunto a ritagli di circa due giorni della mia vita; e meno male che tra una bestemmia e l’altra mi hanno tenuto compagnia i Watchmen)

Quelle cose che se le dicessi davvero vorresti sotterrarti

StM - Wednesday, 27 February 2008, 18:30 - belinate

Immaginiamo che conosciate una persona la quale, un bel giorno, è stata assunta senza troppe difficoltà come impiegata in un ufficio postale, con una non chiara consequenzialità tra questo fatto e il fatto che il suo “ragazzo” è direttore del medesimo ufficio. Immaginiamo che dobbiate usufruire dei servigi del detto ufficio postale, e finiate al di lei sportello.

-Oh, ciao, quanto tempo che non ci si vede… dovrei spedire una raccomandata. Direi che non potrebbe esservi sportello più giusto di questo. No?