Darsi alla bottiglia (o alla pratica busta refill)
Qualcuno smette di scrivere quando tutte le proprie risorse comunicative vengono, più o meno improvvisamente, assorbite dalla propria vita quotidiana: nuove conoscenze, attività sfibranti, vite altrui piene di problemi. Non è semplicemente tempo che manca, ma è tempo dedicato al comunicare che è già stato speso; e se non si ama la ripetizione, al momento di lasciare qualcosa di scritto ai posteri ci si ritrova in braghe di tela, con tutto ciò che era da dire che è già stato detto.
Qualcuno smette di scrivere perché le cose gli vanno bene; perché in genere scrive per lamentarsi della propria condizione disperata, per frignare un po’ o per farsi coraggio, per lanciare messaggi nel comuniverso o per riflettere. E’ effettivamente più facile comunicare la propria disperazione rispetto alla propria gioia, ed è forse più indicato comunicare la prima e vivere la seconda, evitando il viceversa.
Qualcuno smette di scrivere se le cose gli vanno male. Tutto perde improvvisamente di senso, e scrivere di problemi che vanno solo affrontati sarebbe francamente stupido. Qualcuno torna a scrivere quando le cattive acque sono passate, altri scompaiono per sempre: scrivere ha bisogno di dedizione continua, e se smetti per troppo tempo è difficile ricominciare; oppure il senso della cosa non lo ritrovi mai più.
Qualcuno smette di scrivere perché improvvisamente si rende conto di saper scrivere solo cazzate. Perché non ha più buone idee, oppure perché ha davvero sempre scritto solo quelle, ma non se n’è mai accorto prima. O magari sono buone idee, ma il suo concetto di buona idea è cambiato radicalmente nel corso del tempo.
Qualcuno smette di scrivere perché gli basta usare google per trovare dieci persone che parlano di ciò di cui avrebbe parlato lui; qualcuno meglio, qualcuno peggio, qualcuno in modo simile, qualcuno in modo completamente diverso.
Qualcuno smette di scrivere perché ha smesso di leggere da troppo tempo, e non trova onesto pretendere da altri qualcosa che lui non fa.
Qualcuno non smette di scrivere, ma ha preso l’abitudine di cancellare subito dopo. Comunque smetterà non appena sarà tornato Ulisse.
Il lavoro perfetto è dietro l’angolo. E ha un randello in mano
Vi siete mai chiesti perché 9 volte su 10 vi siete pentiti di esservi rivolti a un presunto professionista? Elettricista, idraulico, geometra, avvocato, web designer, architetto, ingegnere, medico, psichiatra. Un professionista. Che quindi conosce una professione. Voi avete un problema e le sue competenze possono risolverlo, quindi vi rivolgete a lui; e vi pentite. Perché il campanello il giorno dopo non funziona già più, il rubinetto ora è perfetto ma lo scarico del bagno non scarica, vi ritrovate a catasto un terreno coltivabile invece che la vostra casa, scontate 10 anni di carcere per un reato che prevedeva al massimo 3 mesi, vostrosito.it pullula di pubblicità a pillole miracolose, la vostra casa è leggermente inclinata verso un precipizio, la vostra catena di montaggio restituisce briciole invece che vigorosi bulloni, vi diagnosticano un tumore grosso come un pompelmo il giorno stesso che vi viene un coccolone e schiattate (dopo anni che sembrava qualcos’altro), assumete gli psicofarmaci prescritti con tanto di ricetta e decidete che buttarvi dalla finestra è pienamente accettabile.
Insomma avete avuto a che fare con un professionista che la sua professione non la conosce. Un caso? La sfortuna?
No. E’ quasi la norma. Riuscite a trovare un professionista in gamba non prima di averne conosciuti almeno 3 che hanno provato a farsi pagare da voi sfruttando la vostra ignoranza della materia che vi impediva di capire che avevano fatto un lavoro escrementizio. Sarà che quelli in gamba sono troppo occupati e pensate che non vale la pena aspettare, sarà che gli incapaci sanno fingere molto bene; ma questa regola l’ho vista in atto fin troppe volte (e no, non sono eccessivamente caricaturali le casistiche descritte nel primo paragrafo; alcune sono tristemente vere senza alcuna modifica) e, quale che sia la causa, è l’induzione su una casistica molto ampia a farmela promuovere a regola.
In Italia la capacità non paga. I titoli si conquistano più facilmente con il sotterfugio, ad esempio. Il valore legale della laurea fa sì che chi prende la laurea coi punti Barilla in certi frangenti valga più di chi ha un’istruzione di livello superiore ma senza titolo di studio. E a proposito di titoli, per fare un esempio, è possibile diventare avvocato senza aver mai messo piede in un’aula di tribunale, grazie alle firme di amici compiacenti che testimonieranno che le presenze che dovevate fare per la vostra pratica le avete fatte; e avere le stesse probabilità, essendo l’esame di abilitazione in parte casuale e in parte nozionistico (non una passeggiata, sia chiaro) ma in nulla pratico, di chi invece è in grado di condurre un’udienza da solo, ha vinto delle cause, e ha magari il suo giro di clienti già come patrocinatore. Là fuori c’è uno stuolo di avvocati che non chiede altro che patteggiare, o chiedere il minimo della pena, e poi presentarvi il conto senza aver fatto nulla.
I giovani non li ascolta nessuno. Se siete in gamba, ma giovani; se avete dimostrato coi fatti di essere molto bravi, ma siete giovani, nessuno vi darà ascolto. I clienti chiederanno di parlare col vostro collega più anziano, e i colleghi più anziani vi terranno a bada riempiendovi di critiche salvo poi rubarvi le idee spacciandole come proprie. Chi è in gamba lo è sempre troppo, e chi è troppo in gamba ha sicuramente qualche difetto. Meglio emarginarlo piuttosto che fare tesoro delle sue capacità.
L’alternativa per un giovane è tra un lavoro subordinato sottopagato (o in nero, dove “o” in realtà non è esclusivo ma vuol dire “e magari anche”) e mettersi in proprio. E’ possibile mettersi in proprio? Se siete già ricchi, certo, come no. Vi danno pure prestiti in banca a iosa, se siete ricchi. Se tutto ciò che avete sono le vostre capacità… eee… spiacenti, ma le capacità non hanno mercato, come del resto ampiamente discusso sopra: lavorano sia le persone capaci che quelle incapaci, non è quella la differenza. E’ più importante sapersi vendere che ottenere risultati e mettere la faccia in tutto quello che fate. E per sapersi vendere basta avere la parlantina, sfruttare l’ignoranza altrui, ed essere già lontano quando si scoprirà la magagna. Il vostro fantastico software gestionale che si resetta allo stato iniziale con solo “Mario Rossi” in anagrafica appena lo riavviate avrà un’interfaccia fighissima e sarà pieno di bottoni; non cliccabili; e che anche se lo fossero non farebbero nulla. Ma c’è sempre tempo a contratto firmato per “aggiungere nuove funzionalità”.
Diceva (in dialetto) il mio prozio (più o meno) imprenditore, citando chissà chi: “ogni giorno si sveglia un allocco… il difficile è trovarlo”. Una volta trovato, guadagnarsi la giornata è una formalità.
Cercate di non essere voi, quell’allocco.
Le braccia potrebbero non cascare se gli fosse offerta un’alternativa
(Lega per la difesa delle braccia dalle stronzate che si trovano su internet)
Faccio quotidianamente ricerche su Google (e di tanto in tanto sulla concorrenza) che ritornano questi generi di risultati:
- thread senza risposte in forum di ogni nazione del mondo
- pagine che vendono l’oggetto o il programma che già ho e che mi dà problemi (e che per nessuna ragione al mondo ricomprerei)
- pagine di Frequently Asked Questions ripiene di domande inutili che hanno casualmente le stesse keyword della mia ricerca
- thread in forum pieni di cretini con la tastiera che rispondono in teoria, per sentito dire, o in base alla loro esperienza che non ha nulla in comune con la mia o con quella di chi ha aperto il thread
- post di blog con soluzioni che hanno smesso di funzionare 4 anni fa
- pagine ricolme di informazioni ma prive di qualsiasi riferimento temporale, che dopo un’ora scopro che sono vecchie di 10 anni
La conoscenza collettiva così com’è al momento non passerebbe neanche l’esame di ammissione all’asilo nido (sempre più competitivi gli asili, eh?).
Roberto Angelini Live @ Raindogs – 30/01/2010
Roberto Angelini comincia il concerto in incognito, accucciato su qualche strano marchingegno, che gli si vede solo la nuca per 10 minuti buoni. E siccome la nuca non gliela si vede spesso, c’è voluto del bello e del buono per riconoscerlo. Per fortuna non c’era un’intera band di uomini accucciati ma era solo, ché sarebbe stato ancora più difficile sennò.
Un curioso one-man-show, sicuramente originale per un profano, piacevole da ascoltare nei momenti acustici e interessante nei virtuosismi nell’uso della strumentazione elettronica. Lo stesso Angelini che trovavate in un videoclip tirato a lucido di Gattomatto (canzone che mi divertì molto all’uscita e apprezzo tutt’ora), qui mostra il suo lato artigianale e la tempra del musicista che ha un rapporto intimo con la propria arte.
(il video è in mono, e interrotto a 5 minuti per un limite della fotocamera; non aspettatevi molto dalla visualizzazione a 720p, la ripresa è stata effettuata a 3200 ISO e c’è parecchio rumore).
Qui sotto le foto più passabili che ho scattato durante la serata. Scure come da mia abitudine di fotografo vampiro, ma senza flash il 50 e l’85mm han fatto quello che potevano.
Inquietanza
In Google Reader ho una cartella “archivio cancellati”. Contiene i feed di quei blog che non sono più aggiornati da anni, o non esistono più. Perché sì, anche se il blog non esiste più la copia del suo feed rimane nella cache di Google.
Ogni tanto in quella cartella spunta un post non letto, per i più svariati motivi: risveglio del blogger, pastrocchi con la manutenzione di un blog; oggi il caso di un blog su splinder prima cancellato e poi aperto da un altro utente ignaro allo stesso indirizzo.
Figliolo, io ti auguro tanta fortuna ma… hai invaso i miei ricordi. Un po’ di rispetto.
Questo post è ovviamente vieppiù significativo in quanto fatto da un blog candidato a finire in “archivio cancellati” (ed è ovviamente per dare maggior pathos a questo post che non vedete aggiornamenti da tempo immemore, essì).
Parlando invece di blog vivi e vegeti, per chi non avesse avuto occasione segnalo che è online il restyling di Ars Ludica, di cui sono abbastanza soddisfatto (per quanto mi sia limitato a correggere in minima parte un tema già molto buono) e su cui riprenderò a lavorare non appena accetterò il fatto che già gli ho dedicato le mie ferie.
Non dire gatto se… sei circondato da topolini
“Vogliono fargli fare la fine di Craxi”, titolava Il Giornale. Mi piace alla mattina dare uno sguardo alla locale bacheca di Forza Italia (non ancora ribattezzata) mentre passo, senza fretta, per recarmi in ufficio: quella sottospecie di incarto per le uova (ci starebbe una citazione di Montanelli) pieno di segni di evidenziatore a prova di elettore del Fu partito mi mette sempre di buonumore.
E’ chiaro che si può parlare di ratti, topi e pantegane che stanno cercando di lasciare la nave prima che affondi; è ancor più chiaro che qualcuno sta addirittura allargando i buchi per essere maggiormente sicuro del naufragio; la cosa invece lampante è che gli unici veri pericoli per il nostro Mediaset Premier sul digitale terrestre vengono dalle sue stesse schiere, o quelle che ha creduto a lungo che fossero sue. E’ stato usato. Perfino un uomo potente come lui può essere usato. Del resto gli uomini passano, ma il potere, magari mutando, resta.
Certo è che non si può abbandonarsi a facili entusiasmi. Berlusconi non è Craxi, ma soprattutto l’Italia di oggi non è l’Italia di ieri. Quell’uomo è in grado di trascinare con sé nel baratro una gran parte del nostro futuro, se non verrà fermato politicamente. Da chi? Stavolta non avremo nemmeno l’illusione di consegnare l’Italia a un partito nuovo e senza macchia: dovremo accontentarci di qualche partito con macchiette qua e là, un po’ liso, un po’ birichino, un po’ meno peggio. Che non farà nulla per rimediare ai danni fatti da costui.
No, PD, non sto parlando di te. Tu tra i topolini sei quello che fu partorito dalla montagna: la tua base elettorale meriterebbe ben di meglio.
Stage non retribuito nel campo delle risorse umane
L’annuncio è lì perennemente e ti rassicura. Ti rassicura sul fatto che se vai a portare il tuo curriculum nel posto in cui lavora chi ha accettato quella forma di schiavismo, e casualmente costui ha un profilo professionale comparabile col (e soprattutto inferiore al) tuo, COL CACCHIO che ti segnala gli impieghi per cui LUI (a onor del vero, in genere LEI) manderà il cv.
Concorso fotografico a tema “Occhio al particolare”
Non si è vinto nulla, ma si è partecipato volentieri. La foto vincitrice del primo premio, così come diverse altre, erano proprio carine. Qua le foto di certi due partecipanti (linkerò la pagina dei risultati non appena spunterà).
Il corredo fotografico adatto – 1 – Scelta della fotocamera
Disclaimer: questo è il post di un principiante. Non è da prendere tutto per oro colato, ma è da leggere per evitare di fare errori basati su percezioni errate delle cose se siete ancora più principianti di me. Purtroppo la mia conoscenza di fotocamere reflex è limitata alle Nikon, quindi gli esempi fatti saranno Nikon-centrici. Non ho nessuna inimicizia nei confronti della Canon :)
Cominciamo col dire che non esiste un solo tipo di fotocamera e soprattutto non esiste un tipo di fotocamera che va bene per tutto. Una grossa reflex, una compatta e una fotocamera integrata nel cellulare hanno tutte la loro ragione di esistere, e sta a voi decidere quale usare in base al tipo di utilizzo che intendete farne (bla bla bla, solita pappa pronta). Io ad esempio ho tutti e tre i tipi di fotocamera: la Nikon D90 quando voglio massimizzare la probabilità di fare foto particolari o quando so per certo che nessun’altra fotocamera avrebbe una pur minima utilità (esempio di sera – io odio il flash); la Casio EX-V8 quando non voglio o non posso portarmi dietro casa per fare delle foto per cui mi è sufficiente una qualità discreta (e quando non voglio rischiare che succeda qualcosa di brutto alla ben più costosa reflex); il cellulare quando mi serve riprendere qualcosa al volo, magari per appunti (perché portarsi dietro un foglietto se lo puoi fotografare?) o per una galleria delle curiosità estemporanee.
Volete fare foto stupide in qualsiasi momento vi venga l’ispirazione? Prendetevi un cellulare a buon prezzo che abbia una buona fotocamera integrata: non farà miracoli, ma l’avrete sempre con voi e se vi leggete qualche recensione e individuate un modello che abbia una buona ottica (e un numero qualsiasi di megapixel, perché tanto non servono a un accidente su una fotocamera del genere) potreste rimanere più che soddisfatti.
Non avete mai avuto una fotocamera, né analogica né digitale, volete addentrarvi nel mondo della fotografia, e vi sembra che il vostro cellulare faccia foto schifide? Non state a comprarvi il cellulare da 700 euro, perché il miglioramento di qualità non sarà sensibile come lo sarà lo svuotamento del vostro portafoglio; e non compratevi nemmeno una super reflex da 1200 euro sulla fiducia: compratevi piuttosto una fotocamera compatta da 150 euro e vivete felici.
La vostra compatta digitale comincia a starvi stretta? Badate bene che spesso non svisceriamo a dovere tutte le funzionalità delle macchine che possediamo, ma se siete davvero convinti fate il salto di qualità, spendete questi 400 euro per comprarvi una reflex entry-level con un obiettivo incluso. Se son rose fioriranno, e vi troverete in men che non si dica a comprare fotocamere da 5000 euro.
Venite da una reflex a pellicola? Se avete intenzione di riutilizzare i vostri obiettivi anche sulla digitale (ove possibile), potete rimanere fedeli alla casa madre della vostra vecchia macchina, ma badate bene che il modello che scegliete oltre ad avere lo stesso innesto supporti effettivamente al 100% l’obiettivo (è il caso delle Nikon di fascia bassa, come le D40, D60 e D5000, che non supportano la misura dell’esposizione su obiettivi AI-S e precedenti).
Come decidere quale fotocamera fa per voi? Se siete un Precisini come me, vi succederà di stare a leggere recensioni e guide per giorni e giorni, e a imbestialirvi quando non trovate né l’una né l’altra cosa per un particolare modello. Di seguito alcuni siti dove potete cominciare le vostre ricerche (la maggior parte in inglese). KenRockwell.com, l’enciclopedico sito di Ken Rockwell, che sembra aver provato ogni fotocamera e ogni obiettivo esistenti al mondo; tende ad essere molto entusiasta un po’ di tutto, anche perché valuta le cose poco costose anche in funzione del loro prezzo (ma in fotografia è vero che un miglioramento invisibile agli occhi di un profano può quadruplicare il prezzo di un obiettivo); è comunque un buon posto dove cominciare per farsi passare malsane idee di mutui per comprare una fotocamera (ma riguardo agli obiettivi aspettate di sapere la mia opinione, che mi sono trovato in disaccordo con lui). dpreview.com e imaging-resource.com (in inglese) per recensioni dettagliate e imparziali e qualche guida interessante. Nikon Educational (italiano), per una serie di articoli interessanti sulle tecniche di fotografia (che possono essere per voi di ulteriore spunto per capire su quale macchina e attrezzatura orientarvi).
Per i miei acquisti di fotografia mi riferisco principalmente a due siti: granbazaar.it, e ilfotoamatore.it. Il primo (con sede a Roma) ha prezzi estremamente concorrenziali, spiegabili con il fatto che vende oggetti di importazione: tenetene conto, perché per la garanzia non potrete riferirvi direttamente al centro di assistenza della casa produttrice ma dovrete passare attraverso il negozio (cosa che io ho sperimentato per la mia Casio EX-V8 che aveva smesso di funzionare e che gli ho inviato per posta; ho purtroppo dovuto aspettare due mesi, ma non è un tempo anormale per una riparazione), e i tempi di spedizione possono essere un po’ lunghetti (anche tre settimane). Il secondo (con sedi a Lugano e qua e là in Toscana) è un ottimo negozio con un’ampia scelta di materiale (io ci compro le pellicole, non ho ancora finito di provarle tutte :P), e con qualche buona offerta ogni tanto. In questo periodo ad esempio (fino al 31/10/2009) c’è la possibilità di acquistare qualsiasi reflex e pagarla in 12 rate a tasso 0; non che io supporti l’indebidamento come sistema di pagamento sempre e comunque, ma qualche volta ci può stare. Un altro sito interessante può essere pixmania e sicuramente ce ne sono degli altri, ma non mi è ancora capitato di acquistarci nulla. Per gli acquisti di seconda mano c’è ovviamente ebay (tenete presente che potete acquistare una ancora dignitosa Nikon D70 a 250-300 euro).
Una reflex è nulla senza un obiettivo
Non è questione di porseli, gli obiettivi, ma di montarli :). Qualcuno mi ha detto che un obiettivo è responsabile della maggior parte della bellezza di una foto: puoi avere anche una fotocamera da due kopeki, l’importante è avere un buon vetro davanti. Più che vero, salvo ovviamente che non abbiate esigenze particolari: se volete fotografare sport, chiaramente non potete usare una fotocamera che fa passare 2 secondi tra una foto e l’altra. Personalmente, ho notato che la Nikon D90 è stato un netto salto di qualità rispetto alla D70 a proposito di qualità dell’immagine alle sensibilità iso più alte: sulla D70 la sensibilità ISO1600 era utilizzabile a malapena, sulla D90 non fa rimpiangere più di tanto quelle più basse.
I buoni obiettivi costano tutti l’iradiddio? No, fortunatamente no. Anzi sono qui per ammonirvi di non abbandonarvi a spese folli. Nessun obiettivo fa miracoli, e forse non avete poi tutto questo bisogno di quell’obiettivo fighissimo che fa quelle foto straordinarie che avete visto su Flickr: la verità è che nessun obiettivo vi farà diventare istantaneamente bravi fotografi; di più: ci sono persone che fanno foto straordinarie con l’obiettivo, dignitoso ma non prestigioso, che hanno trovato incluso nel pacchetto della fotocamera. Non datevi tanto daffare con il portafoglio: datevi piuttosto da fare con la fotocamera!
Nel prossimo post (che non so quando sarà) cercherò di spiegarvi i perché e i percome del mio piccolo corredo di obiettivi. Nel frattempo, statemi bene :)
Venerdì 27 agosto 2009 a Villanova d’Albenga
Poi sembra che io passo il tempo a criticare le iniziative culturali del territorio, ma forse ce ne sarebbe bisogno. Lasciando stare gli spettacoli obbrobriosi spinti dalle amministrazioni locali che vengono rappresentati secchiate di volte dal capoluogo fino agli estremi margini della provincia senza che nessuno si alzi a dire “scusate, ma fa schifo”, come pure il viceversa delle piccole gemme che nessuno va a vedere semplicemente perché non sono stati stampati manifestini fighi; probabilmente fare i critici in provincia non è possibile, perché basta poco a fare del danno sensibile in caso di stroncature, e quindi me ne sto.
Quando però i manifestini, anche se non fighi, ci sono (e tappezzano tutta Villanova d’Albenga); quando gli annunci su buona parte dei “siti che contano” della provincia sono stati fatti; quando sia manifestini che annunci, però, riportano come data “Venerdì 27 agosto 2009″ (oggi, per vostra informazione, è domenica 30 agosto); quando tutto ciò avviene, i fan della Rowling sentono un pizzicorino sotto il naso e vanno in estasi; alle altre persone invece girano i coglioni.

Probabilmente i villanovesi non volevano gente da fuori. Hanno il loro calendario nazionale che è sfasato di un giorno rispetto a quello del resto del mondo cristiano, e tra loro parlano in codice. L’annuncio è stato riportato così com’era su tutti i siti provinciali perché i villanovesi all’estero (tipo, a Savona, o ad Alassio) lo sapessero e potessero ritornare per l’occasione. Ma che gli stranieri si attaccassero, corpo di bacco.
Ora, il povero singolo cittadino straniero (tipo, di Altare) ha certamente una possibilità, e cioè quella di chiamare in comune a Villanova e farsi rivelare da qualche delatore (che sarà poi purtroppo fucilato per alto tradimento dai suoi connazionali) *quando* sarebbe venerdì 27 agosto nel calendario cristiano; purtroppo può venirgli in mente troppo tardi e sentirsi rispondere dal fax. Ma lo straniero ha visto su uno dei tanti siti che si parla di “venerdì 28 agosto”… avranno chiamato loro, pensa lo straniero, e hanno corretto! Bravi, grande prova di giornalismo investigativo!
Così vai a Villanova, tanto non c’eri mai stato e così vedi un po’ com’è (ehi, è carina!), e ti dicono che “stasera non so, ma ieri sera il teatro c’era perché l’ho visto passando in piazza”.
Sigh.





















